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| Solo! Più solo di quanto non sia mai stato in tutta la mia vita, senza più speranza di sentire altra voce all'infuori di quelle imprigionate per l'eternità nelle migliaia di nastri magnetici, ampex e videotape di cui il rifugio è pieno. Giorno dopo giorno ad urlare nei labirinti di corridoi polverosi per sentire l'eco deformato della mia voce. Giorno dopo giorno a guardare le città risplendere di strani fuochi protetto da pareti di cristallo corazzato. Dio mio, questa sarà la mia vita d'ora in poi? Ho esplorato con la radio tutte le possibili lunghezze d'onda, per trovare solo oceani di silenzio, silenzio che si spande per l'etere spento, scariche... null'altro. Non ho idea di che stagione sia, estate, autunno, inverno... forse un'eterno inverno di morte! La pioggia zampilla in sudici rigagnoli sui vetri, ma non reca vita alle bruciate zolle, solo morte, quella morte maligna che fa cadere i capelli e le unghie, quella morte inumana, troppo inumana, cui nulla serve sfuggire. L'occhio purpureo della luna che filtra tra le nubi color zafferano, mi affascina, pur se invano vi sovrappongo col ricordo un'altra luna, quella che copriva con reti d'argento le verdi colline, i vigneti, i giardini dove le lucciole danzavano gioiose tra le siepi in fiore. Corinne, dove sei ora? Sotto le macerie luminose? Sotto il fango purulento? Cosa ne è dei tuoi capelli biondi e del tuo sorriso sempre gaio? Che sbaglio sfuggire in questa torre fuori del tempo! Fuori è solo morte, ma qui la vita è marcia, una vita parassita ed inutile, come quella di un verme sul corpo di un cadavere disfatto. Un'esistenza rubata a spiare dietro cortine di metallo mani incancrenite ed occhi tumefatti affacciarsi per implorare aiuto di là dai vetri.
Dio come ci odiavano per la nostra opulenta sicurezza, quando picchiavano sui vetri coi moncherini corrosi dalla peste radioattiva, con che disprezzo ci additavano le piaghe verminose, i loro neonati senza membra gonfi come livide vesciche... Gli altri non hanno resistito a lungo a spiare giorno dopo giorno le livide processioni cenciose, le mani che strisciavano sui vetri lasciando come bava brandelli di carne già marcita in vita: ad ogni nuovo giorno scoprivo tristi festoni pendere dalle travature dei laboratori, nei sotterranei, nelle stanze, come frutti offerti ad un dio
innominabile e crudele, immobili sotto le fredde luci del rifugio.
Accendo luci in ogni corridoio, in ogni stanza, per creare ombre ed illudermi con le loro impalpabili presenze. Mi resta solo l'irridenza di un calcolatore che sa giocare a scacchi, ma vince troppo spesso: come si può guardare una scacchiera senza tornare con la mente a sale piene di brusio, a mille e mille volti pensierosi sospesi a rimirare le folli evoluzioni di un cavallo, l'ambiguo camminare sghembo di un alfiere e la fredda torre che avanza spazzando tutto avanti a sè? E i pedoni, il re? Dov'è la donna che ho perduto, intrappolata in arabeschi di lacrime smarrite?
Dio, che stanchezza, che desiderio di fuggire oltre la collina, uscire all'aperto, bere la morte e respirare il vuoto!
I Brani in inglese sono tratti dai versi di Pete Sinfield per Karn Evil 9, 3rd Impression, tratto dal Long-Playing Brain Salad Surgery, 1973, Emerson, Lake & Palmer.
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| Il brano in background è proprio Karn Evil 3rd Movement from Brain Salad Surgery degli Emerson, Lake and Palmer, sequenced by Shigenori Minami, Mike Le Voi (vocals and computer) on Roland M-GS64. |
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Lo sfondo è ricavato da un'immagine bio-meccanica di H.R. Giger,
usata a suo tempo anche come cover per l'LP Brian Salad Surgery degli E.L.P.
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