Il Nero muove e vince
(pubblicato su Due Alfieri n. 8 di Ottobre 1979)

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Luis Royo
Millennium Sketch XXI
(left detail)


Solo! Più solo di quanto non sia mai stato in tutta la mia vita, senza più speranza di sentire altra voce all'infuori di quelle imprigionate per l'eternità nelle migliaia di nastri magnetici, ampex e videotape di cui il rifugio è pieno.
Giorno dopo giorno ad urlare nei labirinti di corridoi polverosi per sentire l'eco deformato della mia voce.
Giorno dopo giorno a guardare le città risplendere di strani fuochi protetto da pareti di cristallo corazzato.
Dio mio, questa sarà la mia vita d'ora in poi?
Ho esplorato con la radio tutte le possibili lunghezze d'onda, per trovare solo oceani di silenzio, silenzio che si spande per l'etere spento, scariche... null'altro.
Non ho idea di che stagione sia, estate, autunno, inverno... forse un'eterno inverno di morte!
La pioggia zampilla in sudici rigagnoli sui vetri, ma non reca vita alle bruciate zolle, solo morte, quella morte maligna che fa cadere i capelli e le unghie, quella morte inumana, troppo inumana, cui nulla serve sfuggire.
L'occhio purpureo della luna che filtra tra le nubi color zafferano, mi affascina, pur se invano vi sovrappongo col ricordo un'altra luna, quella che copriva con reti d'argento le verdi colline, i vigneti, i giardini dove le lucciole danzavano gioiose tra le siepi in fiore.
Corinne, dove sei ora? Sotto le macerie luminose? Sotto il fango purulento? Cosa ne è dei tuoi capelli biondi e del tuo sorriso sempre gaio? Che sbaglio sfuggire in questa torre fuori del tempo! Fuori è solo morte, ma qui la vita è marcia, una vita parassita ed inutile, come quella di un verme sul corpo di un cadavere disfatto.
Un'esistenza rubata a spiare dietro cortine di metallo mani incancrenite ed occhi tumefatti affacciarsi per implorare aiuto di là dai vetri.

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Luis Royo
Millennium Sketch XXI
(middle detail)

Dio come ci odiavano per la nostra opulenta sicurezza, quando picchiavano sui vetri coi moncherini corrosi dalla peste radioattiva, con che disprezzo ci additavano le piaghe verminose, i loro neonati senza membra gonfi come livide vesciche... Gli altri non hanno resistito a lungo a spiare giorno dopo giorno le livide processioni cenciose, le mani che strisciavano sui vetri lasciando come bava brandelli di carne già marcita in vita: ad ogni nuovo giorno scoprivo tristi festoni pendere dalle travature dei laboratori, nei sotterranei, nelle stanze, come frutti offerti ad un dio innominabile e crudele, immobili sotto le fredde luci del rifugio.
Non è un bel modo per sfuggire... grotteschi manichini senza vita, con gli occhi stralunati pieni di disperazione e del vuoto senza fine, così io li ricordo.
Li portavo via di nascosto, per gettarli nell'inceneritore, tutti sapevano, ma nessuno doveva vedere, solo così potevamo ancora sperare.
Finì la processione di là dai vetri, ma le città non cessarono di sfavillare di notte con colori selvaggi ed ultraterreni e sotto le mura della torre restarono le cataste di cadaveri disfatti a marcire con debole chiarore.
Davanti ai nostri occhi sempre si offriva il ricordo della vita uccisa ed imprigionata in un crisantemo gonfio di pioggia, che per qualche inconoscibile segreto sugge la linfa dai corpi senza vita.
Così sono rimasto solo col trascorrere dei giorni, unico a sfuggire il richiamo flautato della notte, il suono eburneo di zufoli bucolici che la morte dona nel suo tiepido abbandono.
Gli ultimi che ho gettato nell'inceneritore sono morti così, guardando il cielo oscuro, spiando i fuochi del ricordo, intrecciando dialoghi con le morte primavere.
Così sono solo, forse unico al mondo, a trascorrere i lenti rosari di giorni stordendomi di musica trionfale, che evoca il sole d'oro ed il ruscellare dei torrenti gonfi di vita, lo scalpitare dei cavalli ed il fragore delle fabbriche scomparse, la risacca del mare ed il sorriso di una donna, la neve dolce e fresca sulle labbra ed i campi di grano carichi di sole... Ascolto e ricordo, rivedo tutto in un sogno senza fine, ma i colori sono ormai sbiaditi e grigi come nebbia!

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Luis Royo
Millennium Sketch XXI
(right detail)

Accendo luci in ogni corridoio, in ogni stanza, per creare ombre ed illudermi con le loro impalpabili presenze. Mi resta solo l'irridenza di un calcolatore che sa giocare a scacchi, ma vince troppo spesso: come si può guardare una scacchiera senza tornare con la mente a sale piene di brusio, a mille e mille volti pensierosi sospesi a rimirare le folli evoluzioni di un cavallo, l'ambiguo camminare sghembo di un alfiere e la fredda torre che avanza spazzando tutto avanti a sè? E i pedoni, il re? Dov'è la donna che ho perduto, intrappolata in arabeschi di lacrime smarrite?
Ad ogni mossa che faccio mi rammento un volto, il sorriso di Corinne che si deforma nel ricordo, il suo caro volto, come in un incubo, si copre di lividi bubboni, di lembi di pelle marcia ed il suo luminoso sguardo che si spegne a poco a poco.
DANGER! STRANGER!
E questo idiota di calcolatore che deride...
LOAD YOUR PROGRAM!
Vuole che muova, non sa darsi tempo... ecco, ho mosso il ricordo della casa mia, ecco questo è il ricordo dei caduti, ecco questo è il sogno, questa è la speranza, ti cedo tutto pezzo dopo pezzo...
I AM YOURSELF!
Perché non matta, perché non pone fine a questa vita mia, è così facile per lui, controlla tutto, dall'aria alle vasche idroponiche dove germi di grano e d'altre piante vivono effimere il loro sogno strano.
Mi deride, ponendo in presa la sua donna per smorzare il ricordo della mia.
Folle ammasso di ferraglia, per te è indifferente che le città cadano in rovina, che mari di fango purulento ricoprano i mosaici bizantini, che le cataste di cadaveri intrecciati mescolino i loro cenci macerati.
NEGATIVE! PRIMITIVE! LIMITED!
Prova a pensare, se solo puoi, alle macchine coperte da piaghe di ruggine vellutata, ad altri ammassi di ferraglia come te che dormono sotto le rovine o chiusi in altri rifugi sigillati a vegliare cimiteri di speranze monche.
I LET YOU LIVE!
Tu hai me che ancora sopravvivo, ma non sei tu che mi dai vita, è solo il timore disperato di cancellare con la morte il sorriso di Corinne. Voglio ricordarla ancora un poco...
Hai mattato? Finalmente! Avanti cominciane un'altra... troppo buono... ti ringrazio, mi concedi ancora il bianco, potevi risparmiarti tanta generosità, avanti gioca Sig. Caissa e facciamola finita!
Vorrei sapere perchè perdo tempo a parlare con un blocco di metallo, invece di rinchiudermi in silenzio nel turbinare aspro dei ricordi.
Solo una macchina presuntuosa ed ostile, bella compagnia che mi è rimasta! Bel modo per ingannare la sognante attesa della fine! Folti crisantemi, intrisi del profumo dolciastro della morte, di terra umida di pianto, solo voi siete gli eredi della terra!

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Luis Royo
Millennium Sketch XXI

Dio, che stanchezza, che desiderio di fuggire oltre la collina, uscire all'aperto, bere la morte e respirare il vuoto!
Dove sei Corinne? Sarebbe stato bello averti qui con me ad irridere la morte...
LOAD YOUR PROGRAM!
Non ci si può distrarre vero? Non pensi ad altro, tieni gioca, stolida ferraglia... lo sapevo che abboccavi, prendi questo scacco!
NEGATIVE! PRIMITIVE! LIMITED!
Ma che farfugli, non capisco... è vero, non avevo previsto questa tua risposta... Sarai soddisfatta, abbandono!
WHAT ELSE COULD YOU DO?
I'M PERFECT! ARE YOU?...

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I Brani in inglese sono tratti dai versi di Pete Sinfield per Karn Evil 9, 3rd Impression, tratto dal Long-Playing Brain Salad Surgery, 1973, Emerson, Lake & Palmer.

Per la corretta visualizzazione del font syllicon usato in questa pagina puoi scaricare qui il font zippato e installarlo poi nella dir fonts (in windows 98 e successivi).

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Il brano in background è proprio Karn Evil 3rd Movement from Brain Salad Surgery degli Emerson, Lake and Palmer, sequenced by Shigenori Minami, Mike Le Voi (vocals and computer) on Roland M-GS64.

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usata a suo tempo anche come cover per l'LP Brian Salad Surgery degli E.L.P.

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