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Richard Hescox, The Twilight's Gate - 42.389 bytes

Richard Hescox
The Twilight's Gate

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Subway
(già Coloro che attendono)
(inizialmente: L'amore considerato come un viaggio
in sotterranea verso una stazione inesistente)

Potete immaginare qualcosa di più simbolico di un viaggio in metropolitana? Perché mai, ad esempio, alcune persone preferiscono tale mezzo ai comodi autobus della superficie? Non ditemi che è solo per la rapidità del trasferimento, tutt'altro, io molte volte ho preferito il viaggio sotterraneo pur non avendo alcuna fretta, forse per la speranza inespressa di uscire da una galleria per ritrovarmi in una stazione ignota, in cui scendere dimenticando il passato.
Paragonare un siffatto viaggio alla morte non è un'idea molto originale, il fatto di essere sotto terra facilita la similitudine, se poi per qualche motivo la luce di alcuni scompartimenti è difettosa o è addirittura assente - ed io di preferenza scelgo questi scompartimenti - l'illusione è perfetta: buio da tutte le parti, dentro e fuori, che si accompagna a quello interiore dell'animo. Magnifico! Allora mi rilasso e lascio correre il pensiero verso la stazione successiva, immaginando, al tornar della luce, di ritrovarmi solo in corsa verso un ignoto mondo crepuscolare. La sera maggiormente, quando l'inquietudine per la giornata appena trascorsa si dissolve nelle gallerie, lo stimolo a sognare diventa ossessivo, non si può più attendere di arrivare a casa, e se la luce ed il rumore delle voci estranee nelle strade ti impediscono di ritirarti come una testuggine nei tuoi pensieri, allora l'impulso ti porta alla più vicina stazione per viaggiare verso casa nel buio e nel silenzio protettivo delle interminabili gallerie ipogee.
Dal finestrino guardi sfilare le stazioni note, una dopo l'altra e nelle gallerie a tratti debolmente illuminate da piccole luci di segnalazione, credi di scorgere nel rapido e fuggevole passaggio altre gallerie inesplorate, con binari arrugginiti in attesa di un convoglio che li percorra. Immagini un mondo criptico, catacombale, con le sue stazioni strane ed ignote, dai nomi bizzarri ed inauditi; immagini che quelle gallerie scorrano indietro nel tempo, oltre gli anni della tua infanzia, oltre la tua vita passata, verso un mondo che non puoi trovare sulle pagine dei libri di storia...
Ora, chi non ha mai pensato a cose del genere? Sono certo che quando appare la stazione precedente alla propria - e si scopre che il viaggio sta per giungere al termine - la prima inconscia ed inconfessata reazione è di rammarico, delusione, l'arrivo ormai prossimo ti strappa al mondo di sogni in cui ti eri immerso per restituirti alle strade rumorose, ma soprattutto l'amarezza maggiore è nel ritrovare dopo l'ultima galleria la solita stazione, la tua, allora scendendo rinvii la speranza al prossimo viaggio, forse chiedendo in cuor tuo cosa sarebbe successo se non fossi sceso: naturalmente nulla, alla successiva dovresti comunque scendere e prendere il convoglio che ti riporti indietro, perdere un pò di tempo ridendo semmai della tua distrazione. In ogni caso sai bene cosa c'è dopo la tua stazione, forse ci sei già stato in precedenza, ma in quel caso dovevi recarti lì e non hai avuto sorprese.
Se ti distrai non cambia nulla, il tuo arrivo inaspettato non causa cambiamenti, prendi il treno contrario e torni indietro senza nemmeno guardare se vi è qualcosa di sbagliato o anormale, come un cartellone pubblicitario troppo vecchio, che sembra messo lì in tutta fretta, provvisorio e posticcio, per nascondere l'imbarazzo causato dal tuo arrivo imprevisto...
Forse esagero, ma non ti è sembrato a volte di notare che ad ogni stazione c'è sempre qualcuno che attende e che non sale sul convoglio, osserva invece chi scende e, forse, soprattutto chi non scende guardando attentamente negli scompartimenti per cercare chi sfugge al comportamento previsto. A volte sono in due, sembrano parlare tra loro, rimandando il loro viaggio al prossimo convoglio in arrivo per aver tempo di dire ancora qualcosa, li vedi parlare, ma non senti le loro parole e se li osservi attentamente, scopri che senza farne mostra stanno osservando proprio te.
A volte si tratta di un ragazzo e una ragazza seduti su una gelida panchina nella protettiva penombra, amoreggiano, pensi, non hanno fretta di tornare a casa, ma ne sei proprio certo? Anche loro, se li guardi, spiano di sottecchi il convoglio appena arrivato e sempre i loro occhi si appuntano su di te. Se stai per scendere guarda prima nel convoglio, di certo c'è qualcuno addormentato che forse doveva scendere proprio lì, guardali ora quei due, si sono accorti di lui, ma sanno che tu li osservi, continuano a parlare facendo finta di niente e spiano se ti dirigi verso l'uscita, fai finta di nulla allora e sali le scale con noncuranza, poi arrivato su attendi qualche istante, poi torna indietro, improvviso ed inatteso, se guardi verso quella panchina potresti anche scoprire che è vuota. Naturalmente questo non spiega nulla, forse stanno facendo due passi per sgranchirsi le gambe, ma che prova ne hai? E se fossero andati a riferire a qualcuno di quel vecchio addormentato che non è sceso dove doveva?
Se io racconto tutto questo un motivo c'è e vi giungerò presto, comunque considerate le mie parole senza darvi troppo peso, continuate a viaggiare in sotterranea come avete fatto finora, senza osservare con troppa attenzione chi aspetta il prossimo convoglio e soprattutto, se siete felici, non preoccupatevi troppo di cosa potreste trovare alla stazione successiva, forse non c'è nulla che possa interessarvi, o forse c'è qualcosa che è preferibile lasciare ad altri, a quelli cioè che cercano la pignatta d'oro ai piedi dell'arcobaleno, o che cercano da anni la loro porta sull'estate, ovvero, per farla breve, a coloro che hanno cercato per tutta la vita un amore racchiuso in un'iridescente bolla di sapone.
Non lo nego, ormai lo avrete capito, io sono sceso inaspettato alla stazione successiva e non ho più preso il treno che viaggiava nell'altra direzione... quello che ho trovato qui, alla mia stazione non c'era ed ora non ho più bisogno di sognare nel buio di un convoglio...
Credevo di essere osservato, controllato, spiato da misteriosi nemici ed invece quanto diversa era la realtà!...
Vedo ancora di tanto in tanto sfrecciare la metropolitana carica di luci nei corridoi oscuri e ad una di esse affido queste mie parole, forse c'è qualcun altro che si domanda cosa c'è oltre il muro del sogno ed a costui io invio il messaggio...

Io sono riuscito ad approdare alla stazione successiva circa un mese fa, era sera tardi, il convoglio era quasi vuoto, finsi di appisolarmi e quando la metro si fermò alla mia stazione, io sono rimasto immobile al mio posto, con la testa appoggiata al finestrino e li vidi, con gli occhi socchiusi, spiarmi con apprensione.
Quando il treno ripartì feci mostra di ridestarmi improvvisamente, fingendo irritazione per lo sgradevole contrattempo, affinché loro che mi osservavano fossero certi che giunto alla stazione successiva avrei immediatamente preso il convoglio in senso contrario, senza fermarmi dove non ero atteso.
Mentre il treno partiva li vidi alzarsi per andare a riferire, ma finsi di non accorgermene, mentre in piedi davanti alla portiera scrutavo il buio delle gallerie, dentro di me sentivo la certezza di essere finalmente giunto alla svolta finale della mia vita, non sentivo il timore dell'ignoto, ma solo la serenità di essere alla fine del viaggio.
Il buio della galleria a poco a poco si schiarì ed il convoglio rallentò fermandosi con un sibilo, scesero poche persone ed io ero tra queste, li seguii verso l'uscita, come se dovessi dirigermi verso la biglietteria, li vidi sparire nella penombra delle scale, ognuno prigioniero della sua realtà illusioria, mi accesi una sigaretta e con noncuranza gettai uno sguardo ad un cartellone pubblicitario.
Era la reclamé di un aperitivo, ma solo ad un occhio distratto, come sarebbe dovuto essere il mio poteva apparire normale, in realtà le scritte a piccoli caratteri erano confuse e sbiadite, improvvisate e dozzinali, il manifesto era posticcio, proprio come io sospettavo, continuai a far finta di nulla ed uscendo dal sottopassaggio proseguii oltre la biglietteria. Ero certo che il mio comportamento inatteso avesse creato agitazione e quando scorsi con la coda dell'occhio un inserviente avvicinarsi a me subito accelerai il passo e ignorandolo raggiunsi la porta d'ingresso alla metropolitana. Gettai un rapido sguardo fuori per scegliere una qualsiasi direzione. Nulla! Assolutamente nulla. La strada non c'era, nè si intravedevano fari di macchine in lontananza, insegne di negozi o sagome di edifici, solo una nebbia luminosa e dorata, impalpabile e densa e tanto ovattato silenzio. Il marciapiede dell'edificio della metro era troncato di netto e la stessa apertura dalla quale mi affacciavo era come irregolare e appena sbozzata...
Sono rimasto fermo lì per lunghissimi minuti "Quindi questa è la stazione successiva, null'altro che illusione."
I pensieri si affastellavano nella mia mente come grappoli.
"E ora?"
Mi girai per chiedere spiegazioni, qualcuno doveva pur spiegarmi il perchè di quella messinscena, ma la stessa stazione era ora sbiadita e quasi trasparente.
Mi accostai a quello che pochi istanti prima avevo creduto che mi inseguisse ma lui non si accorse di me, ora stava riferendo ad un suo superiore di un incidente avvenuto da poco: un uomo spinto dalla ressa era caduto sui binari proprio mentre il convoglio arrivava e nonostante la frenata del manovratore non si era potuta evitare la sciagura.
Rimasi sbalordito dato che non ricordavo nulla del genere e cercai nuovamente di farmi notare da lui che pur essendomi di fronte e guardando verso di me neppure mi vedeva.
Tornai alla banchina avanzando nella nebbia dorata mentre la gente passava attraverso di me e si allontanava sbiadendo in lontananza, vidi convogli arrivare e ripartire e infine mi resi conto che nessuno mi vedeva, nessuno avvertiva la mia voce, ma io sentivo loro e li vedevo, anche se confusi ed indistinti. Cercai le tracce dell'incidente fino a che non sentii di nuovo accennare ad esso dal capostazione: era avvenuto alla fermata precedente, dove sarei dovuto scendere io e dalla descrizione che facevano dell'uomo sembrava che quello sconosciuto fosse molto simile a me... Pare si fosse attardato sulla banchina sino all'arrivo del successivo convoglio e che vi fosse caduto sotto, forse spinto o forse... chissà...
Sul momento non vi diedi peso, ora so che tutto ha una sua logica, ogni sparizione deve in qualche modo essere giustificata.
Non riuscivo ad allontanarmi dalla stazione, non potevo allontanarmi da essa e rimasi sulla banchina per ore, per giorni, senza avvertire il sonno o lo stimolo della fame, era una sensazione nuova di serenità e di quiete, cominciai ad abituarmi alla onnipresente nebbia fatta di pulviscolo dorato e iniziai a spiare i passeggeri che correvano nella notte, alcuni sembravano osservarmi ed io osservavo loro, attentamente per capire se tra loro vi fosse qualcuno che cercasse una stazione inesistente... era strana la sensazione che provavo e ancor più strano era il fatto che alcuni sembravano vedermi!
Mi resi conto che ora ero io dall'altra parte ma non sapevo ancora cosa fare, se avevo un dovere da compiere, se dovessi riferire a qualcuno e cosa...
Rimasi immobile per giorni, seduto su una panchina di marmo, aspettando, guardando arrivare un treno dopo l'altro, cercando di capire, poi qualcuno sussurrò il mio nome, mi girai e vidi di fronte a me una ragazza dai capelli scuri e dagli occhi di un intenso verde smeraldo, come quelli di un gatto.
"Mi conosci?" domandai, poi ripensandoci la guardai con stupore "Come mai puoi vedermi? Gli altri mi attraversano come se fossi fatto di nebbia!"
"Sei arrivato da poco, ancora non sai molto di questo posto, all'inizio tutti sono un pò spaesati come te, poi si abituano... Tutti noi siamo scesi inattesi alla fermata successiva, siamo molti sai? Ogni mese ne arriva qualcuno e si siede come te ad aspettare, a cercare di capire cosa sia successo..."
Si sedette accanto a me ed io le raccontai i miei sogni, le mie speranze, le mie illusioni e delusioni, le narrai tutto ciò che avevo sperato di realizzare e che col tempo avevo visto andare in fumo, le dissi di quanto mi ero sempre sentito solo, anche in mezzo alla folla... Lei mi ascoltava in silenzio e poi fu lei a raccontarmi la sua storia, così dolorosamente simile alla mia. Infine tacque.
"Si sta bene qui?" le domandai.
Lei annuì "Sì! Qui nessuno desidera più tornare indietro, qui si è tra amici, col tempo li conoscerai tutti, li troverai molto simili a te ed a me, le nostre storie devono essere simili, altrimenti perché venire fin qui?"
Arrivò un nuovo convoglio e lei lo osservò con attenzione, poi richiamò la mia attenzione.
"Guarda il secondo finestrino del terzo vagone, senza farti notare, vedi quella ragazza? Fissa il vuoto, i suoi occhi sono spenti e tanto stanchi, presto, tra un mese, tra un anno, non importa quando, verrà tra di noi, scenderà alla fermata successiva... Sapessi quante volte ti ho visto fissare il vuoto con lo sguardo stanco, forse nemmeno ti sei accorto di me, ma tutti noi ti attendevamo, per questo, a turno, sorvegliamo i convogli, per cercare i nostri amici in arrivo..."
"Allora voi..." non mi venivano le parole, ricordavo quante volte mi ero accorto di loro credendoli chissà cosa "ma io vi vedevo!"
"Oh sì, tu potevi vederci, solo chi appartiene a questo mondo già in vita può vederci..."
"Tu sei da molto qui?"
"Forse un anno, forse più, qui il tempo conta assai poco, si parlò di un incidente davanti all'uscita della stazione..."
"È questa la morte?"
"Ha importanza saperlo? E se così fosse? Ora sei felice?"
Guardai il pulviscolo dorato, i suoi occhi di smeraldo, le luci lontane dei convogli in transito, assaporai il silenzio ovattato, la serenità di non dover più correre chissà dove, non potevo allontanarmi dalla stazione, è vero, ma era forse così importante?
Così risposi con semplicità "Sì accanto a te sono felice, ora non mi sento più solo, è bello essere arrivati finalmente al capolinea, siamo tanti vero?".

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Anche questo racconto risale al 1979, fu parzialmente rivisto in data non precisata sui miei appunti, è un racconto assolutamente inedito, mai letto da altri prima di approdare qui in web, il riversamento al pc è stato effettuato nel dicembre 1998.
Era anche prevista una sua ampliazione o seguito e forse col tempo mi deciderò a farlo.
Una piccola nota... molti mi hanno scritto rimproverandomi di aver quasi reso illeggibile questo racconto, usando un set molto scuro ma soprattutto un colore di testo ai limiti della visibilità e pregandomi di schiarire almeno il colore di quest'ultimo... Comprendo la difficoltà di lettura, ma se schiarissi i colori annullerei totalmente l'effetto cupo che ho ottenuto, parlo di sotterranea, di lunghi periodi al buio, di una morte pietosa che sottrae ad una vita buia e dolorosa... se usassi un colore più chiaro rovinerei tutto, le mie pagine non sono solo testo e grafica ma attenta fusione di ogni elemento, ne tolgo uno e crolla tutto, per questo il colore del testo resta come è.

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Il brano in background è Final Fantasy III Overworld Theme
di cui ignoro sia l'autore che il sequencer.

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