Il Sigillo di Koth
(pubblicato su Due Alfieri n. 16 di Gennaio/Febbraio 1981)

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Boris Vallejo
Dragon's Knight


La presunzione e lo scetticismo sono da sempre nefasti consiglieri e maggior danno provocano quando si osano manipolare con troppa leggerezza secolari segreti della negromanzia, al solo scopo di ottenere banali risultati o, peggio, per burlarsi della credulità degli antichi. Se io oggi posso raccontare il pericolo corso, lo devo solo al caso e soprattutto alla mia prontezza di riflessi...
Ma procediamo con ordine. Tutto ebbe inizio alcuni mesi fa, quando leggendo con ironico scetticismo le formule contenute in un vecchio grimorio, casualmente trovato in una bancarella ed acquistato per poche lire, mi venne l'idea di evocare una delle potenze del profondo.
Io sono sempre stato un appassionato scacchista, eppure nonostante tutti i testi acquistati e le lunghe ore dedicate allo studio della teoria, il mio gioco rimaneva irrimediabilmente mediocre. Quando partecipavo ai tornei di categoria, sempre a caccia della sospirata promozione in 2ª, il mio sguardo correva inevitabilmente ai tavoli della serie A, dove i grandi giocatori si davano battaglia. Li invidiavo, li invidiavo perchè sapevo che non sarei mai potuto innalzarmi fino al loro livello. Li invidiavo perchè per me erano impossibili anche i pochi punti per la promozione in 2ª categoria. Fu così, a causa di questo mio desiderio, che decisi di invocare per scherzo Eligor, uno dei tredici Globi di Yog-Sothoth.
Infatti avevo letto sul grimorio che costui dona all'evocatore la conoscenza della vittoria in guerra; la scelta in effetti appariva abbastanza plausibile, dato che per loro stessa natura gli scacchi sono il gioco di guerra per eccellenza - non a caso si ritiene che riproducano lo schieramento di battaglia dell'antico esercito indiano. Il testo però avvertiva che l'invocazione non doveva essere fatta per futili motivi, altrimenti l'entità evocata si sarebbe vendicata sull'incauto, ma io non me ne preoccupai minimamente. Fermamente convinto che il mio desiderio non fosse futile e profondamente scettico sull'efficacia delle antiche formule evocative, cominciai a preparare il materiale necessario.
Due cose erano particolarmente indispensabili: la scimitarra di Barzai e la polvere di Ibn-Ghazi; quest'ultima occorreva per materializzare le potenze evocate, mentre l'altra serviva a ricacciarle.
Per preparare la polvere non ebbi molte difficoltà, la polvere d'Amaranto, le foglie d'edera e il sale fino sono facilmente reperibili, in quanto alla polvere di una tomba in cui un cadavere sia giaciuto per almeno duecento anni, per procurarmela fui costretto a compiere una visita notturna alla tomba di famiglia e non fu divertente, ma a parte la profanazione non mi trovai di fronte a richieste assurde come denti di drago o simili facezie.
Le difficoltà saltarono fuori per la fabbricazione della scimitarra, così, prima di rinunciare all'esperimento, ebbi l'idea di rivolgermi ad un occultista di origine araba da me conosciuto anni prima. Aveva quello che chiedevo, ma sembrava poco propenso ad accontentarmi.
"L'ho usata solo una volta nella mia vita - mi disse - e non ripeterei mai più quell'esperienza, per questo ti consiglio di non stuzzicare le potenze delle tenebre."
Io finsi stupore alle sue parole e, mascherando le mie reali intenzioni, spiegai che la mia richiesta era solo dovuta ad uno studio che volevo scrivere sulla magia. Per tale motivo, avendo più volte letto riferimenti all'uso della scimitarra, volevo esaminarne una per poterla descrivere accuratamente.
L'altro finì per credere alle mie parole e dopo aver riflettuto a lungo si decise e mi consegnò il prezioso oggetto ancora avvolto nel drappo di seta nera in cui la teneva riposta, non senza darmi un ultimo avvertimento, ovvero di non toccarne mai la lama affinchè essa non perdesse il suo magico potere.
Gli promisi che avrei tenuto presente le sue raccomandazioni e che gliela avrei riportata al più presto, non appena avessi terminato di studiarla e di disegnarne i simboli incisi.
Mi salutò scuotendo la testa e fino all'ultimo istante sembrò sul punto di volersi riprendere l'oggetto, forse sospettando le mie reali intenzioni, ma poi non fece nulla e si limitò a guardarmi in silenzio mentre scendevo le scale.
Tornato a casa cominciai a preparare sulla scrivania tutto il materiale.
Accanto alla scimitarra misi la scatoletta di piombo in cui avevo versato la polvere di Ibn-Ghazi, preparata pochi giorni prima, e infine presi una scacchiera e vi disposi i pezzi. Per finire afferrai il testo di magia nera, da cui ricopiai il segno richiesto per evocare i globi, tracciandolo sul pavimento con un carboncino nero. Poi, tornato dietro la scrivania, cominciai a leggere la formula rituale:[1]
Proseguii invocando Eligor, facendo con la mano il segno di Voor, poi rimasi in silenzio, guardando con un leggero timore di fronte a me. Nulla. Ero deluso e soprattutto mi veniva da ridere per tutta la messinscena fatta, poi ebbi un dubbio, presi la scatoletta di piombo con la polvere di Ibn-Ghazi, ne posi un pizzico sul palmo della mano e la soffiai di fronte a me.
"Che vuoi?"
L'essere che apparve ai miei occhi aveva sembianze umane, ma la pelle era purpurea e squamosa e sul capo gli scintillava una pesante corona di ferro.
Mi fissava freddamente, con astio. Prima di rispondere alla sua domanda controllai che tutto il materiale fosse a portata di mano e fu con un brivido di terrore che mi accorsi di aver lasciato il carboncino nero in terra, fuori dalla mia portata. Per ricacciarlo indietro avrei dovuto tracciare il sigillo di Koth e, per mia disgrazia, non avevo nulla con cui farlo. Guardai la scacchiera e cercando di non mostrare la mia inquietudine mi rivolsi a lui.
"Eligor, ti ho evocato per avere da te il dono della vittoria negli scacchi, contro qualsiasi avversario."
"Mi hai evocato per un gioco, hai osato fare questo...."
Era furente ed io mi rivolsi nuovamente a lui, cercando di essere il più possibile convincente. Mi tornavano alla mente i casi inspiegabili descritti da Charles Fort, di uomini trovati calcinati nella loro stanza rimasta intatta. Cominciai a sospettare il motivo di quei casi e, non avevo dubbi, molto probabilmente all'indomani sui giornali si sarebbe accennato ad un nuovo caso del genere ed io ne sarei stato la vittima.
"Gli scacchi non sono solo un gioco, ma una vera guerra, giocata ad armi pari tra due intelligenze. Se tu puoi davvero donare la conoscenza della vittoria in guerra, devi poter anche donare quella negli scacchi, poiché di guerra si tratta. Se tu non puoi accontentare questa mia richiesta è solo perché i tuoi poteri sono assai più scarsi di quanto io credessi."
Stavo rischiando grosso, ma dovevo fare in modo che lui non ritenesse futile il motivo della chiamata, altrimenti ero perduto.
"Io, Eligor, comando sessanta legioni di spiriti infernali, io posseggo poteri immensi e serbo la conoscenza di tutte le battaglie che furono e che saranno. Quindi acconsento alla tua stolta richiesta ed al tempo stesso ti sfido: nonostante il dono che ora ti faccio - mi toccò sulla fronte - tu non potrai battermi, poiché io conosco già in partenza l'esito delle battaglie. Questa è la mia vendetta per la tua imprudenza, ti dono il segreto del gioco e tu non potrai servirtene, perché dopo averti battuto ti divorerò."
Le cose andavano peggio del previsto. Avevo il dono richiesto, ma non avrei potuto goderne perché Eligor mi avrebbe battuto, poiché avrebbe saputo le mie mosse prima ancora che le effettuassi.
Sapevo che era inutile protestare per quell'ingiustizia così palese e del resto, con la nuova conoscenza acquisita e con una partita da giocare, forse una vaga possibilità di salvezza ancora c'era.
"Non t'illudere umano!"
Con un brivido cercai di mascherare i miei pensieri, per evitare che Eligor leggendoli potesse scoprire le minacce prima della loro attuazione e sedutomi alla scacchiera cominciai la partita.
Dopo circa trenta mosse, avevo un modesto vantaggio di materiale, ma avevo anche il Re chiuso all'angolo e una serie di tremende minacce del Nero che mi obbligavano ad un gioco ancor più prudente.
Portai la mia Donna in b5, per attaccare i pezzi avversari e controllarne l'offensiva, poi attesi con una certa speranza.

A B C D E F G H
8 8
7 7
6 6
5 5
4 4
3 3
2 2
1 1
A B C D E F G H

Indubbiamente la posizione era alquanto strana, ma era spiegabile considerando che sia io sia il mio avversario giocavamo sulla base di ragionamenti e di analisi conciliabili solo con una strategia di gioco non-umana; inoltre le mie mosse, pur dovendo evitare rischi prematuri, dovevano a loro volta sfuggire ad ogni logica, proprio al fine di limitare il potere di precognizione del mio avversario. Ovvero, io pensavo la mossa con due livelli di pensiero: al primo livello la mossa era logica ma del tutto trasparente al mio avversario, al tempo stesso con quella schermavo la mossa reale ad un livello di pensiero più profondo e meno percettibile, in pratica era quest'ultima, irrazionale ed illogica, quella che io poi eseguivo sulla scacchiera. Con questo complesso sistema ero riuscito a procurarmi il modestissimo vantaggio di pezzi, pur senza aver ottenuto in realtà un vantaggio decisivo per la vittoria.
Il mio avversario non parve disorientato dalla mia mossa di Donna e freddamente spinse il pedone g4 in g3.
Mi sentii perduto. La minaccia di matto alla successiva era quasi imparabile: non potevo catturare quel pedone in nessun modo! Anche lo scacco di Torre in e7 era inutile, egli avrebbe ripreso d'Alfiere. per non parlare della cattura del Cf3, lui avrebbe ripreso con il Ch4 senza subire nessun pregiudizio e in definitiva anche i possibili scacchi di Donna erano del tutto inutili, avrei ritardato solo di una mossa il disastroso epilogo ed ogni difesa sarebbe stata solo un disperato rinvio della fine.
Allora cominciai a pensare alla Donna, schermando la mossa di questa con lo scacco di Torre e, concentrandomi su queste mosse, afferrai il manico della scimitarra.
"Non pensare di colpirmi con quella, è inutile, non può farmi nulla."
Risposi con noncuranza "E' per darmi coraggio, è magica", e al tempo stesso mi concentrai sulle due mosse, per non lasciar trapelare il minimo accenno a ciò che stavo pensando e che io stesso cercavo di cancellare dalla mente, per lasciarvi solo una sorta di comando subliminale, non percepibile nemmeno dall'entità che mi era di fronte.
Poi di scatto portai la Donna in b6 gridando "scacco", mentre cancellavo dalla mia mente ogni traccia della Torre avversaria in a6. Dentro di me vedevo, dovevo vedere quella Torre in a7. Non poteva prendere la Donna, avevo vinto, non c'era pericolo per la Donna.
Eligor era sbalordito dalla mia furia mentale, poteva leggere il mio pensiero, ma non riusciva a penetrare più a fondo, poiché lo aggredivo con le mie urla mentali: poteva, doveva solo parare con l'Alfiere in c5 o con la Torre in d4, oppure spostare il Re e io allora avrei dato una serie di scacchi sino a mangiare il Cavallo f3 e poi per il re nero non vi sarebbe più stato scampo.
Nella mia mente seguitai a visualizzare l'immagine della scacchiera, ma con la Torre a6 in a7, la vedevo così, perchè così erano disposti i pezzi. Avevo vinto, Eligor aveva fallito.
Con calma glaciale Eligor catturò la Donna con la Torre.
"La Donna era in presa, con questo scacco assurdo hai perso la partita!"
Allora afferrai la scimitarra e la scagliai verso il pavimento dove avevo tracciato il segno dell'evocazione e la lama affilatissima lo raschiò cancellandone una parte. Al tempo stesso rigirando la scacchiera gridai:
[2]

Eligor guardò la scacchiera e nella disposizione dei pezzi riconobbe con stupore il disegno del Sigillo di Koth, con cui si respingono gli esseri evocati sigillando le entrate. Mentre la sua immagine sbiadiva ebbe ancora il tempo di rivolgersi a me.
"Sei stato abile! La partita era persa comunque, perché io avrei vinto in ogni caso, ma tu sei riuscito a ricacciarmi mascherando il pensiero, mentre al tempo stesso tracciavi il sigillo con i pezzi della scacchiera. Se tu non mi avessi messo fuori strada con le tue grida mentali d'esultanza, avrei letto il tuo proposito e di te sarebbero rimasti solo pochi frammenti calcinati. Ma riconosco che hai meritato il dono ricevuto e allora goditelo, ma ricorda che prima o poi qualcuno riaprirà la porta e allora la mia prima visita sarà per te e non so se farai ancora in tempo a tracciare il sigillo..."

Da allora, come ho già detto, sono passati alcuni mesi e in questo periodo di tempo ho conquistato la 2ª categoria con 9 su 9, mentre a giorni inizierò un altro torneo, in cui guadagnerò anche la prima. Purtroppo devo salire gradino dopo gradino, anche se non esiste chi possa battermi! Forse entro un anno potrò anch'io gareggiare in serie A e, con qualche altro anno a disposizione, potrò diventare campione del mondo...
Dovrei rallegrarmi, ma non ci riesco poichè ogni volta mi tornano alla mente le parole di Eligor.
"...prima o poi qualcuno riaprirà la porta e allora la mia prima visita sarà per te, e non so se farai ancora in tempo a tracciare il sigillo..."
Per questo non mi faccio illusioni, prima o poi vi sarà un altro che come me scherzerà imprudentemente con cose più grandi di lui e per me sarà la fine.
Per questo ho sempre a portata di mano un pennarello nero ed un foglio di carta, proprio per non essere preso alla sprovvista...
Quindi, se un domani troveranno i miei resti calcinati, non potranno esserci dubbi, Eligor è venuto a reclamare la sua vendetta, io spero solo di fare in tempo a conquistare il titolo di campione del mondo di scacchi, tutto il resto ormai non ha più importanza...
[3]

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Il brano in background è Fear of the dark di Tom Kristoffersen, uno straordinario musicista
che ha realizzato i midi più carichi di atmosfera che abbia mai trovato sul net.
Il brano è qui riportato con il permesso dell'autore.

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