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Greg Hildebrandt
Dreamland


IIIº
La Valle delle Ombre

  Molte sono le strane leggende che si narrano nella Terra dei Sogni, durante le mie interminabili peregrinazioni ne ho ascoltate molte ed in qualche caso ho anche visitato i luoghi che le hanno ispirate.
Le terre del sogno sono vaste ed inesplorate, io stesso che vago in esse sin dalla mia infanzia ho visto solo una piccola parte di questo sterminato mondo, ho ritrovato in esso i luoghi sognati dagli scrittori a me cari, ma anche sentieri per contrade sconosciute ed altrettanto ricche di meraviglie.
Qui ogni cosa è possibile, la natura ha leggi diverse e forse il mondo diurno è esso stesso solo un sogno e pallida eco di questo mondo che non ha fine.

Durante il viaggio verso Shandakar sul vascello fluviale del buon Basilius più volte fummo costretti a fare qualche sosta per l'abituale rifornimento di viveri e di altri generi di prima necessità, in genere si trattava di soste di breve durata, mezza giornata o poco più, quindi appena il tempo di frugare in qualche emporio vicino al molo in cerca di curiosità locali che subito si udiva la campana del vascello avvisare che le operazioni di carico erano terminate e che presto sarebbe ripreso il viaggio.
A volte avevamo il tempo di pranzare, altre volte le soste erano talmente brevi che non valeva nemmeno la pena di scendere a terra, un'eccezione Basilius la fece quando ci fermammo nel porto d'onice di Alaphaar, il capitano infatti mi disse che ci saremmo fermati due giorni e che quindi avevo tutto il tempo di godere della generosa ospitalità dei cittadini, anzi se mi faceva piacere mi avrebbe di buon grado fatto da guida in qualche esclusivo locale notturno che di sicuro sarebbe stato di mio gradimento.
Manifestai il mio stupore, spesso avevamo attraccato al molo fluviale di moltissime splendide città ricche di tesori di antica e rara bellezza eppure non avevo avuto nemmeno il tempo di scendere a terra che già si riprendeva il viaggio, che aveva quindi Alaphaar di tanto speciale per meritare una sosta così lunga?
«Lo scoprirai presto se questa sera avremo modo di vedere un prete del tempio del dio Talidhophon, il loro ordine non vieta loro di frequentare locande e la locanda del Drago del Nord, dove ho giÓ fissato le stanze per tutti, è quella che loro frequentano più volentieri.»
Chiesi se vi era un motivo particolare per incontrare questi sacerdoti di un dio esclusivamente locale e lui annuì.
«Tu ami ascoltare leggende insolite e poco note, ebbene i sacerdoti del dio Talidhophon conoscono molte strane storie ed inoltre sono gli unici in grado di viaggiare in stato di trance, gli unici in grado di raggiungere i posti più segreti della Terra dei Sogni, anche quelli negati agli uomini, vedrai, se saremo fortunati avrai modo di incontrare uno di questi viaggiatori e in ogni caso la città offre piaceri a cui è difficile resistere. Al tramonto trovati alla locanda, è qui vicino e chiunque sarà in grado di indicarti la strada, per ora fatti un giro tra le banchine del porto, sono ricchissime di banchi di artigiani locali e potrai trovare molti oggetti di stupenda fattura a prezzi molto convenienti.»
Non mi disse altro ed io lasciai la nave con molta curiosità ed un pò di velata perplessità, la nave di Basilius era una miniera di leggende e non riuscivo ad immaginare cosa potesse narrarmi un sacerdote di un dio poco noto che Basilius non conoscesse già. Presto mi resi conto che una delle maggiori attrattive della città era la straordinaria bellezza delle donne che giravano tranquillamente tra i numerosi banchi dei mercanti che affollavano il lungo molo ma soprattutto la naturalezza con cui sorridevano ai miei sguardi un pò insistenti.
Era una popolazione molto ospitale e Basilius non si stupì nel vedermi arrivare con un pò di ritardo, anzi ridacchiando mi invitò a sedere e a rifocillarmi un pò.
«Città ospitale vero? Meritava una fermata?»
«Ospitale e ricca di bellezza, di sicuro in nessuna città ho mai visto donne tanto belle, tanto disponibili e con tanta gioia di vivere!...»
Finalmente Basilius mi indicò un individuo con una tunica smeraldo seduto ad un tavolo poco distante che beveva senza risparmio nonostante apparisse già notevolmente in stato di ebrezza.
«Mai visto un simile ubriacone, non camperà a lungo se continua a bere in quel modo» poi vidi che Basilius lo osservava con un velo di tristezza e aggiunsi «Lo conosci per caso?»
«L'ubriacone, come tu dici, è il monaco Lobe, uno dei viaggiatori di cui ti parlavo, sicuramente il migliore di tutti, lo conosco personalmente da anni e ne conservo da sempre il ricordo di persona sobria e mite. Invitiamolo al nostro tavolo, avrà molto da narrarti...»
«Se avrà ancora il fiato per farlo!» azzardai io.
Non rise e scosse la testa con tristezza.
«La Terra dei Sogni è sterminata ed è impossibile conoscere tutto quello che racchiude, ma vi sono cose tremende celate in valli lontane e chi ha viaggiato in esse è pienamente giustificato se eccede con il bere, a volte aiuta a non ricordare.»
Basilius fece quindi un cenno di saluto all'uomo con la tunica verde che barcollando ci raggiunse e si sedette in mezzo a noi.
Basilius mi presentò a lui dicendo che ero un sognatore del mondo degli uomini e che ero interessato ad ascoltare leggende poco note su posti inaccessibili della Terra dei Sogni.
«Torno appena da un viaggio - esordì lui - e nemmeno tutti i piaceri di questa dolce città potranno mai attenuare il ricordo di ciò che ho visto.»
Rivolto a me Basilius spiegò che il monaco Lobe aveva anche trovato la valle dove si cela la Fontana della Vita di cui mi avrebbe narrato alla ripresa del viaggio...
«Sono un buon viaggiatore - riprese il monaco - ho visto molte valli segrete, ad esempio quella in cui la luna fu prigioniera, quella dove Ela raccoglie le anime perdute, quella dove le anime bevono alla fonte della vita per dimenticare il loro passato prima di entrare in nuovo corpo, ma nella Valle delle Ombre ho visto un orrore che nulla al mondo potrà mai cancellare dalla mia mente, nemmeno tutto l'ottimo vino delle cantine di questa città.»
Basilius incuriosito interruppe il monaco «Mio buon Lobe credevo la Valle delle Ombre fosse solo una favola come quelle che dicono sulla terra per impaurire i fanciulli, anche lì parlano di inferno, paradiso ed altri luoghi simili, non mi dirai che questa valle esiste davvero!»
Il monaco annuì "Esiste davvero, io ci sono stato, è un posto terribile con una punizione che forse nessuna efferratezza può giustificare. Esiste anche l'inferno, ed è su questo mondo, ma laggiù non vogliono coloro che si macchiano di colpe tanto infami, persino all'inferno certe colpe suscitano ribrezzo, quindi costoro finiscono nella Valle delle Ombre, a loro è negata una seconda possibilità, non torneranno sulla terra in altri corpi, non dimenticheranno il male fatto.»
«Che colpe hanno commesso?»
«Hanno stuprato, violentato, seviziato minori, hanno sfruttato per denaro il corpo degli innocenti, furono sordi alle loro implorazioni, ciechi di fronte alle loro colpe e questo ora sono, sordi, ciechi, muti... vestiti di grigia tela di sacco, incapaci di muoversi, non percepiscono sensazioni di alcun genere, soli con sé stessi e le loro colpe per l'eternità, attorno a loro e su di loro cade in continuazione una neve sporca da un cielo grigio come piombo, ma loro non possono nemmeno avvertirla, non vi è un raggio di sole che rischiari l'aria, solo un'atmosfera plumbea e senza luce... non hanno voce per chiedere perdono ma rivivono in ogni istante le loro infamie da cui non possono liberarsi. È punizione terribile come terribili furono le loro colpe ed ora sono prigionieri nel loro stesso corpo, non hanno sogni, solo il buio, come buia fu la loro coscienza.»
«Come puoi conoscer tutto questo Lobe?»
«Leggevo nei loro ricordi come in un libro ed ognuno di loro aveva scolpite sulle pagine della sua anima tutte le infamie commesse, dopo un pò ho smesso di provar pietà per loro, era giusta la loro sofferenza, eppure ora nella luce della taverna, al suono delle risa, rabbrividisco.»
Bevve un'altra coppa di vino e riprese.
«Vi sono colpe che nemmeno l'inferno accoglie di buon grado eppure quella punizione così tremenda e così assoluta scuote la mia anima, la pena più tremenda non sono le fiamme dell'inferno o le torture dei demoni, ma la compagnia per l'eternità di se stessi senza altre sensazioni all'infuori dei ricordi, senza altri suoni all'infuori del ricordo delle grida e dei pianti delle loro vittime. È un posto tremendo, lugubre e silenzioso. Sono moltissimi, la valle ne è piena, immobili nella neve fangosa e putrida, separati l'uno dall'altro, ombre nell'ombra. Forse vorrebbero gridare e non possono, non possono nemmeno impazzire, questa scappatoia pietosa è loro negata ed io tremo al pensiero di un'eternità a queste condizioni, in queste condizioni... Nessuno di noi è perfetto, ognuno ha le sue colpe, le loro furono enormi, certo, tanto enormi da meritare una punizione senza eguali... ma non questa punizione, non questo orrore!»
Tacque e poi bevve per tutta la serata, sino a stordirsi.

Nell'animo dell'uomo vi è un male antico che a volte esplode in tutta la sua ferocia, ma l'uomo è fragile cosa in balia di un universo ostile, perché dargli fragilità e poi punirne gli eccessi? Perché non renderlo più forte di fronte alle tentazioni ed agli istinti? Libero arbitrio? Non sempre giustifica, non sempre è possibile scegliere il cammino, forse anche quelle ombre della valle hanno diritto ad una seconda possibilitÓ, ma nemmeno l'inferno li ha voluti per questo scontano in un'eternità di silenzio la loro infamia, prigionieri di se stessi e questa è sicuramente la peggiore di tutte le condanne possibili.
È un'immagine terribile di un inferno che nessuna colpa può giustificare...
E così ora nel buio vedo le immagini raggelate di questo paesaggio di morte con grumi di persone immobili e se mi concentro su queste visioni scorgo come dei lineamenti contorti in espressione di dolore, bocche aperte in grida silenziose, immagini di sofferenza incapsulate come in un'ambra grigia, persone cieche immerse in paesaggi di neve violetta, con luci morte che non vengono da nessun luogo.
Il racconto del monaco Lobe ha dischiuso il mio occhio del purgatorio ed ora vedo ed intravedo ciò che è dopo la vita, una popolazione di anime sofferenti, chiuse in un universo personale fatto di buio e di silenzio senza fine e la sensazione più terribile è immaginare che per tutti, non solo per coloro che sono nella valle, il dopo possa avere questo aspetto...
Ma assieme a queste immagini vi sono altre sensazioni come se in quel momento percepissi io stesso come Lobe la sofferenza di quei volti contorti, e ciò che ora vedo nel buio è terribile e sconvolgente al tempo stesso...
Lì vi sono solo individuali eternità di dolore, immagini senza vita, o vite sospese dentro un istante di morte perpetua, oddio... se il dopo è così, ed Ŕ terribile solo pensarlo, quella sofferenza, quell'immobilità, quella perdita del tempo, quella cecità senza fine sono così orribili e mostruose che nessun inferno può esservi paragonato, non si può immaginare l'inimmaginabile ma vederlo e percepirlo può annientare e riempire i sogni di un senso di vuoto infinito...
Sono visioni piene di angoscia e di qualcuna di quelle creature sofferenti scorgo il viso raggelato in un urlo straziante e silenzioso ed è il silenzio assoluto la cosa più orrenda, urlare con la bocca bloccata e non emettere suono, come prigionieri in capsule di tempo cristallizzato... mi chiedo a che serve sperare in un dopo se il dopo può essere così agghiacciante?
Sono tutti lì, chiusi in sé stessi e senza sapere gli uni degli altri, tanti inferni personali in una valle dove il tempo ha cessato di scorrere...
Per questo pensando a Lobe che beve sino a stordirsi per non ricordare provo un senso di gran compassione, è vero, il suo racconto ha popolato le mie notti di incubi, ma io ne ho ascoltato solo il racconto, mentre il mite monaco ha scrutato in quelle anime, ha vissuto per qualche istante in quel raggelante orrore ed ora niente può più cancellare dalla sua mente un orrore troppo grande per poterlo comprendere e giustificare, nemmeno tutte le botti dell'ottimo vino della dolce Alaphaar.

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Il 5 luglio 2000 scrissi questo terzo racconto del ciclo sulla base dei strani sogni che ebbi al tempo del mio secondo intervento all'occhio destro nel luglio 1997, poi trovai l'immagine di Greg Hildebrandt in cui quegli incubi rivivevano con grande impatto emotivo.
Qui non vi sono delicate figure di donna, solo la tormentata figura del monaco Lobe diviso tra il senso di giustizia verso coloro che si sono macchiati di orrende colpe e la pietà verso chi sconta una pena troppo tremenda al di là del gran male commesso.
A volte, lascia capire Lobe, certe infamie sono dovute alla fragilità della natura umana, perché farci fragili e poi punire gli eccessi? Il libero arbitrio vale fino ad un certo punto, non sempre è possibile controllarsi, è giusto punire severamente ma ancor più giusto sarebbe dotare l'uomo di un più saldo autocontrollo, per questo Lobe si tormenta, il castigo è giusto ma eccessivo e la sua naturale pietà lo fa soffrire per chi non merita la sua sofferenza.
In background un brano molto adatto Against the Wind, contro il vento, poiché noi uomini siamo solo foglie in balia del vento. Infine attraverso le parole di Lobe cito i luoghi dei due precedenti racconti ed indico velatamente quale sarà il prossimo, La Fontana della Vita, ancora non scritto ma di cui ho già trovato l'immagine.

Nota del 3 agosto 2003: Attualmente sono giunto al 15º capitolo della serie e spero che qualche editore leggendo questi primi tre capitoli mi inviti ad inviargli il lavoro completo per un'eventuale pubblicazione.

 


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Il brano in background è Against the Wind di Bob Segar.


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