Da un mare lontano
Parte Terza

Bob Eggleton, Sargasso Sea - 31.193 bytes

Bob Eggleton
Sargasso Sea

Per un intero anno non avevamo incontrato nessuno di quegli immensi leviatani e di conseguenza la sorveglianza era divenuta col tempo alquanto trasandata, i due marinai di volta in volta incaricati di vigilare passavano per lo più il tempo a bere e a dormire e così non si accorsero di esser vicini ad una di quelle isole, vi urtammo e ridestammo il mostro dal suo torpore.
Prima che potessimo renderci conto dell'accaduto il leviatano si era destato e si era accorto della presenza della nostra nave.
Accorremmo di corsa in coperta per vedere cosa fosse successo e quando ce ne rendemmo conto era già troppo tardi per fare frettolosamente manovra ed allontanarci.
Per nostra fortuna non era affamato solo infastidito, afferrò con i denti la nostra nave, la sollevò dalle acque e la scagliò lontano.
Questione di un attimo e tutto era finito.
La nave s'incagliò tra le alghe con la prua quasi completamente immersa.
Era un punto dove l'intrico di sargassi era densissimo e profondo, questo impedì di inabissarci ma non fu più possibile raddrizzare il brigantino e riprendere la navigazione. Quando la nave fu scagliata dal mostro alcuni uomini finirono fuori bordo sprofondando nel mare d'alghe, alcuni furono afferrati e divorati dall'orrenda fauna degli abissi che in genere seguiva le migrazioni dei leviatani in attesa di nutrirsi degli avanzi dei loro posti.
Altri uomini nell'urto violento che seguì rimasero uccisi sul colpo.
Il mostro si allontanò nella foschia senza degnare di attenzione la nostra nave e noi ci radunammo sul cassero per fare la stima dei danni e delle perdite.
Praticamente illesi o con ferite di modesta gravità eravamo solo in sei, io ero tra questi, degli altri sopravvissuti tre erano in condizioni gravissime, il capitano ad esempio aveva entrambe le gambe spezzate ma parzialmente ottenebrato dall'alcool che aveva in corpo nemmeno si rendeva conto del fatto. Il cuoco agonizzava, nell'urto si era spaccato la testa contro una paratia, muorì quasi subito e non potemmo far nulla per salvarlo. Il terzo aveva la schiena spezzata, non sentiva più le gambe e resse ancora due giorni dopo un lungo coma da cui non riprese più conoscenza. Degli altri caduti fuori bordo nessuna traccia, solo uno riuscì in qualche modo a raggiungere la nave evitando i predatori degli abissi. Era notte e per poterci scorgere dovette aspettare le prime ore del mattino. Passò quelle ore, attendendo che facesse giorno, immobile sulla coltre di sargassi, rabbrividendo al viscido contatto dei pesci scarafaggio che in quelle ore pascolavano nutrendosi dei teneri germogli delle alghe.
In quel livido mattino seppellimmo in mare il cuoco, recuperammo il nostro compagno e steccammo le gambe del capitano.
La nave non poteva più navigare, del resto eravamo rimasti in sette uomini validi più il capitano ormai invalido. Rimase semi storpiato, nonostante le nostre cure non riuscì più a camminare normalmente senza l'aiuto di un uomo che lo sorreggesse quasi di peso.
Dal quel momento si ritirò nella sua cabina passando il tempo a bere e dormire.
Riparammo i molti danni, facemmo l'inventario delle cose ancora utilizzabili e cercammo di riprendere una vita normale.
Ormai non avevamo più speranza di tornare indietro, delle nostre quattro scialuppe iniziali tre le avevamo perdute in precedenza e l'ultima era talmente danneggiata da essere ormai inservibile.
Sapevamo che eravamo bloccati lì sino a che la morte non ci avesse liberato da questo mare immondo e dai suoi mostri repellenti.
Ci eravamo incagliati in un punto dove le alghe erano tanto dense e profonde da sorreggere la stessa nave, da un lato fu una fortuna, per catturare i pesci scarafaggio ci era possibile camminare sul tappeto di sargassi senza sprofondare, senza la nostra ultima scialuppa infatti non avremmo neppure potuto procurarci il cibo necessario per vivere, d'altro canto fu una sfortuna perché questo ci obbligava a vivere nonostante che non avessimo più nessuna speranza a sorreggerci.
In sette anni non avevamo trovato isole ma il fatto di navigare faceva si che la speranza continuasse a sorreggerci, inoltre vi era sempre la vaga possibilità di passare per caso per quella porta da dove eravamo giunti qui e tornare nel nostro mondo, ora invece, immobilizzati come eravamo non ci restava che attendere l'attacco di uno di quei mostri o la morte stessa quando alla fine fosse giunta, per malattia, vecchiaia o altro.
Un buon cristiano non cerca il suicidio per sfuggire alla disgrazia eppure per alcuni di noi fu l'unica via d'uscita.
Per un anno continuammo a vivere, ad accudire il capitano invalido, a spiare in lontananza il possibile avvicinarsi di uno di quei mostri che era la causa di quella catastrofe ma avevamo perso ogni interesse alla vita.
Fumavamo, mangiavamo, bevevamo fino a intontirci, non facevamo altro.
Eravamo tutti un pò fuori di testa ormai e a parte me ed il capitano gli altri non ressero all'apatia. Si uccisero, si lasciarono morire, uno s'incamminò in un'alba livida sul tappeto d'alghe e non tornò più indietro.
Alla fine restammo solo io e lui. Forse nemmeno si accorgeva della mia presenza, gli portavo da mangiare, gli portavo da bere, gli caricavo la pipa, lui mi lasciava fare, senza mai dire una parola, con lo sguardo vacuo perso in un suo sogno segreto.
Mi chiedevo quanto avrebbe retto bevendo con quel ritmo, doveva avere il fegato spappolato ormai ed infatti l'altro giorno quando sono andato da lui con la zuppa fumante l'ho trovato immobile, con gli occhi sbarrati ed un filo di bava da un'angolo della bocca.
Pazientemente l'ho vestito con la sua uniforme migliore, l'ho trascinato sul ponte e l'ho calato giù sul tappeto d'alghe, l'ho chiuso in una tela di sacco e l'ho calato in questo mare che ormai ci tiene prigionieri da anni.
Tornato sulla nave ho preso possesso della sua cabina e ho narrato su queste pagine la nostra sciagurata avventura.
Mi sono chiesto perché sto scrivendo e raccontando tutto questo, a chi? E per chi? Non posso tornare indietro quindi a che serve?
Forse solo a non impazzire prima del tempo.
Chiuderò poi il manoscritto in una bottiglia e la scaglierò in lontananza, chissà quello che non è riuscito ad una nave potrebbe un giorno riuscire ad una semplice bottiglia, potranno passare anni, forse secoli, forse non arriverà mai nelle mani di alcuno ma è bello credere che un domani altri possano conoscere cosa ci è accaduto.
Scaglierò la bottiglia lontano, oltre questa densa coltre che imprigiona a nave e può darsi che il leggero movimento delle alghe possa portarla nel nostro mondo da cui siamo un giorno arrivati e che io non rivedrò mai più.
Non mi toglierò la vita, non potrei mai farlo, sono credente e il suicidio è peccato mortale, sono ancora in buona salute e pur in solitudine posso tirare avanti ancora per lunghi anni, fino a che non sarà la vecchiaia, la malattia o un leviatano a liberarmi da questo luogo immondo, ma non sarà la mia mano, questo mai.
Non ho bisogno di molto per vivere, ho tabacco in quantità, so come ricavarlo dalle alghe rosse, se mai avessi bisogno di prepararne dell'altro.
Nella stiva vi sono ancora ingenti quantitativi di zucchero e the e catturare i pesci scarafaggio è facile, potrebbe farlo anche un bambino, sono troppo stupidi e torpidi per poter sfuggire ad un uomo deciso.
Anche la preoccupazione di come scaldarmi o come accendere il fuoco necessario per cucinare i miei pasti è del tutto irrisoria, la nave è di legno e quindi avrei combustibile per anni ed inoltre le alghe brune seccate bruciano bene e sono facili da accendere con l'acciarino.
Non ho problemi di sopravvivenza quindi, di solitudine semmai ma a quella posso ovviare, so leggere, non sono colto, non ho mai studiato abbastanza, ma so leggere e scrivere, come dimostrano queste mie note e la biblioteca nella cabina del marinaio è ricca di buoni libri, nonostante che il capitano non fosse un letterato pur tuttavia aveva molti libri comprati nelle colonie ed in madrepatria, leggerò quelli, li rileggerò, proverò io stesso a scriverne, questo dovrebbe aiutarmi a passare il tempo senza impazzire.
Non passerò la notte di guardia ad avvistare l'avvicinarsi di uno di quei mostri, sono solo, ho bisogno di dormire e del resto che venga pure, almeno porrà termine ai miei giorni, non ho paura di morire ma non mi ucciderò mai di mia mano. È tutto, non credo di aver altro da aggiungere.
Vorrei mettere in guardia coloro che navigheranno dopo di noi per il mare dei sargassi ma non è facile accorgersi del momento del passaggio, noi non ce ne siamo accorti, semmai una buona precauzione potrebbe essere guardare le stelle durante la navigazione in quella zona, se cambiano di colpo i disegni delle costellazioni tornate subito indietro, non vi è nulla qui per l'uomo, solo un ambiente ostile e mille tremendi pericoli.
Se possibile aggirate la zona, perdere qualche giorno di navigazione è molto preferibile alla sola possibilità di finire qui per tutto il resto della vita.
Che altro potrei aggiungere? Il mio nome? A che serve? Sono solo uno dei tanti marinai di cui la gente si accorge solo quando a piena notte esce cantando a piena gola ubriaco fradicio da una delle tante bettole del porto di una qualsiasi città, eppure sono un uomo come tutti gli altri con i suoi sogni, con le sue speranze, con la sua fede... Ma qui non giunge l'occhio di Dio perché altrimenti ci avrebbe dato la possibilità di tornare indietro, forse è solo distratto, forse ha un suo segreto disegno che non sta a me giudicare o cercar di capire.
In mattinata vi è stato un violento acquazzone e pur non avendone bisogno ho prontamente portato fuori i barili per raccogliere l'acqua piovana.
Non sono in gamba come lo era stato il nostro cuoco ma pur tuttavia me la cavo abbastanza per fare una zuppa o arrostire sulla brace la polpa del repellente pesce scarafaggio, forse questo è l'aiuto che Dio ci ha dato, in questo mondo di veleni ha celato nella sua più raccapricciante creatura un cibo nutriente e sostanzioso, in quasi dieci anni nessun caso di scorbuto o altre malattie tanto frequenti nel corso di lunghi viaggi in mare, forse anche questo è parte di un suo disegno.
Di tanti compagni persi in questi lunghi dieci anni rimpiango i nostri due gatti, se fossero ancora vivi oggi allevierebbero non poco la mia solitudine ma, ripeto, sono in buona salute e avendo cura di me stesso posso vivere ancora a lungo e a Dio piacendo qualcuno un giorno lontano potrà sapere che fine ha fatto la nostra nave che era attesa a New Orleans per l'ottobre del 1777 e che si è persa tra i sargassi di un altro mare.


A volte il destino gioca bizzarri e malvagi scherzi, quella porta per tornare indietro era forse solo a pochi metri dalla nave incagliata o forse quella bottiglia ha viaggiato per anni sulla superficie d'alghe, spinta dalle leggere correnti o dai mostruosi pesci scarafaggio di cui parla l'ignoto marinaio.
Fatto è che stamattina la nostra spedizione oceanografica che sta studiando la flora e fauna del Mar dei Sargassi ha pescato uno di questi orrendi pesci assieme alla bottiglia con il manoscritto.
Quest'essere mostruoso ci è totalmente sconosciuto, mai prima d'ora era stato trovato qualcosa di simile nella zona, è difficile credere a storie fantasiose ma di sicuro l'esistenza di una porta dimensionale tra due mondi spiegherebbe le tante sparizioni avvenute in zona nel corso dei secoli.
Se il manoscritto corrisponde a verità questo pesce dall'aspetto di coleottero viene da un mondo inconcepibile ed ostile all'uomo, rabbrividisco all'idea che colui che ha raccontato questa terribile storia possa esser stato tanto vicino alla via del ritorno o forse, cosa molto più probabile la bottiglia ha viaggiato per oltre due secoli sul tappeto d'alghe, spinta da questi assurdi esseri o dalle correnti fino a che è affiorata nel nostro mondo ancora impigliata nei palpi del pesce.
Ho persino fatto l'esperimento di assaggiare con la dovuta cautela la polpa bianco rosata del pesce scarafaggio ed in effetti il suo sapore è molto simile alla polpa dell'aragosta, all'esame chimico rivela la presenza di tutte le vitamine conosciute oltre ad aminoacidi e proteine.
Vi sono anche dei componenti non identificabili, credo che lo studio di essi possa portare a scoperte di grande importanza in campo medico, di sicuro se devo prestar fede al manoscritto vi è qualcosa che protegge l'organismo da malattie ed invecchiamento. Il marinaio afferma di essere in perfetta salute, che in dieci anni non si sono mai verificate malattie o casi di scorbuto e conoscendo la scarsa igiene presente sulle navi del XVIIIº secolo resta da chiedersi se questo non sia per caso dovuto alla dieta costituita dalla polpa di questo essere repellente.
In una sacca caudale ho rinvenuto un grappolo di uova, ho provveduto a metterle in incubazione ed ora stanno schiudendosi. È un essere repellente, solo la sua vista mette raccapriccio eppure forse grazie a lui potremo sconfiggere mali e vecchiaia, sfamando con la sua polpa ipernutritiva i popoli del terzo mondo e non solo loro...
Mi chiedo se tutto questo non sia parte di un imperscrutabile disegno divino, forse quanto è accaduto è in definitiva accaduto al solo scopo di far giungere nelle nostre mani questa creatura e quel manoscritto che, facendomi vincere la ripugnanza che questo essere ispira, mi ha fatto assaggiare la sua polpa e mi ha fatto intuire le straordinarie possibilità future a livello nutrizionale e farmacologico.
Un dono da un altro mare, un mare di veleni e di orrori, un orrore il dono stesso, ma sotto l'aspetto repellente forse si cela la speranza del mondo.
Mi chiedo quale sia stata la sorte del marinaio, forse non avremo mai modo di saperlo, ma da qualche parte in mezzo ad una sterminata distesa di sargassi, popolata da terrificanti leviatani, giace semireclinata una nave che uscita da questo mondo ha raggiunto le onde di un mare ai confini della realtà.

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Scritto a Rieti tra il 19 ed il 21 gennaio 2001, diviso in tre parti non tanto per la lunghezza del testo quanto per poter mettere in apertura tre bellissime immagini di Bob Eggleton.
In particolar modo il racconto stato ispirato dall'immagine Sargasso Sea che appare all'inizio della terza parte di questo testo.
Inoltre da segnalare l'uso di un altro stupendo set di Moyra che considero la più grande net artista, a lei si deve infatti se i web set sono divenuti vera forma d'arte e non solo semplice arredamento per le pagine web, tanti l'hanno imitata, nessuno l'ha mai eguagliata.


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