Da un mare lontano
Parte Prima

Bob Eggleton, The Kraken Wakes - 22.515 bytes

Bob Eggleton
The Kraken Wakes

L'ultimo dell'equipaggio l'ho seppellito un paio di ore fa, ora all'infuori di me non vi è più nessuno sul brigantino.
Anche per questo motivo non credo mi sia possibile tornare indietro, non ci siamo riusciti quando eravamo una quarantina, non posso riuscirci io da solo.
Ci siamo ritrovati qui una decina di anni fa, durante una delle tante traversate oceaniche fatte dalla compagnia che è proprietaria di questo e di altri brigantini.
Non era la prima volta che attraversavamo il Mar dei Sargassi e a parte il rallentamento dovuto alle alghe non avevamo mai avuto problemi.
La nostra rotta commerciale prevedeva la partenza dall'Inghilterra con un carico di the per le colonie, la sosta a Cuba e nelle Antille per caricare zucchero, caffè, tabacco e rhum destinati alla madrepatria, dopo l'attraversamento del Mar dei Sargassi l'approdo a New Orleans avrebbe concluso la prima parte del viaggio, lì avremmo scaricato il the e preso alcune balle di stoffe da riportare in madrepatria con il resto del carico fatto nelle Antille, prima di riprendere il mare avremmo fatto alcuni giorni di sosta per godere dei numerosi bordelli della città e delle loro prostitute creole esperte in ogni arte d'amore.
Un viaggio di routine quindi, il cui unico elemento noioso era il lento attraversamento del Mar dei Sargassi, pochi pericoli, buoni guadagni e dopo il viaggio avremmo avuto tempo a sufficienza per goderci il denaro prima di doverci imbarcare di nuovo per un altro viaggio.
Dieci anni fa invece è successo qualcosa di inatteso e da allora non siamo più andati né avanti né indietro, bloccati qui senza modo di poter ricevere aiuto o di sfuggire.
Quando ci siamo resi conto che tornare indietro era impossibile abbiamo provato ad andare avanti, abbiamo navigato per anni prima di perdere ogni speranza, siamo andati avanti lentamente e a fatica e contrariamente alle nostre mappe non siamo riusciti ad allontanarci da queste alghe immonde che ci circondano.
Siamo diventati parte delle leggende che si narrano su quello strano mare che puzza di putrefazione, nessuno di noi è tornato indietro e dio solo sa se non abbiamo fatto tutto il possibile.
Con noi c'era un secondo che aveva studiato ed una sera, eravamo entrati da tre giorni nel Mar dei Sargassi, mentre eravamo tutti sul ponte a fumare e a chiacchierare tra noi lui ci ha indicato le stelle con un grido strozzato.
«Guardate, sono sbagliate!»
Vero, infatti le stelle sono da sempre il nostro punto di riferimento quando le bussole falliscono alterate da campi magnetici e di sicuro le costellazioni che vedemmo quella notte ci erano totalmente ignote.
In quei tre giorni di traversata del mare d'alghe non ci eravamo accorti di nulla, fino a quella sera infatti una continua e densa foschia ci aveva impedito di accorgerci del fenomeno ed ora terrorizzati e sgomenti ci rendevamo conto che qualcosa era accaduto e non potevamo spiegarne la natura.
Il secondo avanzò un'ipotesi strana e quasi inaccettabile, dapprima la respingemmo, poi con un brivido finimmo per accettarla tutti quanti.
«Siamo in un altro luogo, un altro mondo, non è più quello che conoscevamo!»
«Zitto Evans piantala di blaterare idiozie!»
«Datemi ascolto sciocchi, guardatevi intorno!»
Il capitano lo afferrò per il bavero scuotendolo rabbiosamente «Non spaventare l'equipaggio, idiota, non abbiamo bisogno delle tue crisi di nervi».
Ma lui si scrollò di dosso le mani del capitano e parlò con calma e con molta assennatezza.
«Capitano, voi tutti, ascoltatemi prima, poi fate pure i commenti che volete, non sono in preda ad isterismi, semmai sono affascinato dalla situazione, probabilmente non torneremo più indietro ma non è escluso che troveremo da qualche parte un luogo dove approdare e tirare avanti. Questa per me non è la terra che conosciamo...»
Uno rise sguaiatamente «Evans sei un idiota, il capitano ha ragione, siamo forse sulla luna? E come ci siamo arrivati... volando?»
Lui scosse la testa «No, semplicemente navigando, la nostra non è la prima nave che sparisce qui e non sarà l'ultima, vi siete mai chiesti dove siano finite le altre?»
Uno si grattò la testa «Ah be' questo è vero qui ne sono sparite tante, saranno naufragate, chi può saperlo!»
Lui indicò le stelle «E quelle? Chi le avrebbe spostate dalla loro posizione?»
Ammutolimmo tutti, già, le stelle e le loro bizzarre costellazioni non erano spiegabili in alcun modo, lo stesso capitano rimase sovrappensiero poi si rivolse al secondo chiedendo quale fosse il suo pensiero.
«E tu cosa credi sia successo?»
«Una porta, una porta su un altro mondo, navigando l'abbiamo attraversata casualmente ed ora non possiamo tornare indietro»
«E chi ce lo impedisce? Abbiamo navigato in questa direzione per tre giorni, giriamo la nave e navighiamo tre giorni in senso opposto e se la tua ipotesi è vera usciamo!»
Scosse la testa «Non credo sia così facile forse si apre solo per pochi istanti, forse è così stretta che si può attraversarla solo centrandola, in ogni caso non potremmo mai ritrovarla senza l'aiuto di Dio»
Il capitano tirò a lungo con la pipa poi chiese.
«Cosa proponi di fare?»
«Credo che il Mar dei Sargassi sia solo una fuoriuscita di quest'altro mare che forse copre l'intero pianeta, muovere la nave servirebbe a poco, propongo di calare in mare due scialuppe, con il pescaggio ridotto e con buoni rematori possiamo compiere il tragitto inverso sempre in tre giorni eguagliando la stessa velocità della nave, la prima scialuppa dovrà procedere distaccata di parecchio, in tal modo dalla seconda potremo vedere se sparisce. Se sparisce caliamo una boa per indicare il punto e torniamo indietro immediatamente, solo allora gireremo la nave e tenteremo il ritorno.»
Il capitano meditò a lungo poi agitando la pipa si rivolse di nuovo al secondo.
«Ho due obiezioni Evans, se la prima scialuppa sparisce, cosa ne sarà di quelli che saranno lì sopra, non ci hai pensato?»
«Avranno meno problemi di noi, saranno tornati sul nostro mondo e a pochi giorni da terraferma, con viveri sufficienti possono farcela e raccontare cosa ci è accaduto»
«Sì, non è una supposizione sbagliata... e se invece non spariscono?»
«Continueremo a spostarci e ripetere in altri punti, se non funziona tempo una settimana saremo di ritorno, prenderemo nuove provviste e riproveremo di nuovo».
Il capitano non ebbe altre obiezioni, chiese volontari e si fecero avanti in otto. Non molti ma sufficienti per una prima esplorazione. Demmo loro viveri a sufficienza ed augurammo buona fortuna.
Puntuali tornarono dopo una settimana, il primo tentativo era fallito ma il secondo aveva avuto l'idea di mettere boe in tutte le direzioni tentate senza esito, in questo modo era certo di riuscire prima o poi a trovare il passaggio per il nostro mondo.
Caricarono di nuovo le scialuppe e questa volta si fecero avanti altri volontari, tranquillizzati dalla scarsa pericolosità dell'impresa volevano fare qualcosa di utile invece di starsene con le mani in mano ad aspettare.
Il secondo partì di nuovo alla ricerca del passaggio e questa volta non tornò nessuno.
Attendemmo a lungo poi decidemmo di cercarli con altre scialuppe. Mi imbarcai anche io ed al quinto giorno trovammo i relitti di entrambe, non avevamo idea di cosa fosse successo loro ma notammo con terrore che le scialuppe sembravano per metà divorate, come se un immenso leviatano si fosse imbattuto in esse e le avesse divorate come gallette.
Tornammo indietro a portare la notizia, le boe deposte nella prima spedizione erano sparite, non eravamo soli in quel mare e chiunque vi si agirasse non amava gli intrusi.

Il capitano accolse la notizia rabbrividendo, forse tornarono alla sua mente antiche leggende di kraken e di altri mostri celati negli abissi, sui mari del nostro mondo avrebbe riso di esse, ma li' dove tutto era ignoto quelle leggende acquistavano una nuova terrorizzante veste.
«Non avete potuto recuperare nessun corpo?»
«No capitano, vi erano solo i frammenti delle scialuppe, degli uomini nessuna traccia»
«Forse una è passata, forse Dio è stato pietoso»
Scossi la testa, avevamo trovato tra i relitti resti dei differenti equipaggiamenti, io stesso avevo riconosciuto alcune cose di differente natura che ciascuna delle scialuppe aveva come dotazione esclusiva.
Il capitano divenne cupo in volto.
«Questo mare nasconde pericoli sconosciuti, il povero Evans aveva ragione, siamo altrove e non sappiamo dove»
Quando dissi che le boe erano sparite e con esse il lavoro della prima spedizione lui si rannuvolò ulteriormente.
«Dovremmo tentare di nuovo credo, ma sono certo che potremmo perdere altri uomini, non credo sia il caso di correre un rischio simile»
Uno degli uomini chiese con ansia.
«Cosa facciamo capitano? Ci tiri fuori di qui, faccia qualcosa!»
Contrariamente a quanto mi aspettassi non aggredì l'uomo come aveva fatto con Evans giorni prima ma scosse la testa sconsolato.
«È una brutta situazione temo che in qualche modo dobbiamo trovare un approdo, ci sarà pure una maledetta isola dove sbarcare in questo mare immondo, cercheremo di tirare avanti, tenteremo di vedere se navigando ne usciamo fuori, in ogni caso ci affideremo alla volontà di Dio, abbiamo viveri per un anno, proviamo a pescare e vediamo se è possibile nutrirci di ciò che questo mare nasconde - fece una rapida conta - abbiamo perso otto uomini, ne restano trentadue, più che sufficienti per governare la nave e compiere con molta prudenza qualche esplorazione, altro non possiamo fare»
Ascoltammo in silenzio, sapevamo che aveva ragione, il destino ci aveva portato lì ed ora in qualche modo dovevamo sopravvivere, nessuno si illudeva di tornare indietro ma i marinai sono uomini coraggiosi e dopo un paio di giorni alcuni già dicevano che avremmo finito per trovare un'isola segreta popolata di donne stupende in cui vivere come pascià per il resto dei nostri giorni. Erano sciocchezze ovviamente ma utili per il morale e finimmo per esserne contaggiati. La nebbia si riformava spesso, specie alle prime ore del mattino eppure vi era sempre qualcuno in coffa a scrutare l'orizzonte cercando l'isola dei nostri sogni.
In quei primi giorni ci dedicammo anche alla pesca, avevamo viveri a sufficienza ma giustamente il capitano ci fece osservare che era meglio renderci subito conto di cosa il mare avesse da offrirci.
Calammo una grossa rete ed attendemmo finché non avvertimmo un violento strattone che per poco non ci trascinò in mare, a fatica tirammo su la nostra preda e quando questa uscì dal sudario di alghe alcuni di noi furono scossi da violenti conati di vomito.
Era un essere raccapricciante, indescrivibile, immondo e repellente.
Aveva antenne, tentacoli, occhi ma tutti in quantità e posti sbagliati, sembrava come rivoltato su se stesso e vedevamo palpitare all'esterno quelli che dovevano essere organi interni in un qualsiasi essere normale, ma che il mostro portava appesi a grappoli sul dorso, il colore era livido come carne marcita ed il tanfo che emanava dalla bestia era il più nauseante che si potesse immaginare. Un marinaio prese un rampone.
«Quest'essere immondo non è degno di vivere»
Scagliò il rampone prima che qualcuno potesse reagire, colpì la bestia in quella che presumibilmente era la testa, questa si spaccò con uno schiocco sordo ed uno schizzo di umore violaceo giallastro colpì l'uomo in pieno viso.
Questione di un attimo poi quello si mise ad urlare come un pazzo, correndo per il ponte in preda alla disperazione.
«Mi sta divorando la faccia!»
Prendemmo secchi d'acqua e tentammo di pulirgli il viso dopo averlo afferrato al termine di un lungo inseguimento.
Fu qualcosa di orribile, la pelle del viso era semi fluida, come pus infetto, gli stessi occhi apparivano corrosi da quello che sicuramente doveva essere una sorta di acido di terrificante potenza.
In mezzo ai grumi di pelle marcita si intravedevano le ossa degli zigomi.
L'uomo urlò agonizzando per ore fino a che il capitano accogliendo la nostra muta richiesta non gli sparò ponendo termine alle sue sofferenze.
Ora non ci sentivamo più molto ottimisti sul nostro futuro, nessuno parlava più di isole fantastiche ricche di belle donne.
Uno provò comunque a fare dello spirito.
«Ehi Gill e se su quella tua isola trovi una bella indigena che mentre la fotti con i suoi umori ti riduce il randello come la faccia di...»
Il capitano lo colpì in pieno viso facendogli sanguinare la bocca.
«Per l'inferno, non capite che non è più tempo di ridere e di fare battute scurrili? Guardate quell'uomo, ho dovuto ucciderlo per risparmiargli una terribile agonia e voi avete ancora fiato per dire sciocchezze? Vergognatevi!»
Aveva ragione naturalmente ed il marinaio colpito chiese scusa per la sua battuta fuori luogo.
Ovviamente che fare del mostro appena pescato?
Sulla nave avevamo un paio di gatti, del resto le navi sono da tempo infestate da ospiti indesiderati ed i nostri gatti erano ottimi cacciatori, abili nello stanare i ratti e nell'ucciderli, ma potevano anche diventare qualcosa di più prezioso per noi...
Ne portammo uno sul ponte e lo facemmo avvicinare al mostro che avevamo pescato, lui non volle saperne di avvicinarsi ad esso e non fece nessun tentativo per cibarsi delle sue carni livide. In genere quando pescavamo dovevamo allontanarli a calci dal nostro bottino ma Tom, il nostro tigrato rosso, dopo averlo annusato con sospetto inarcò il dorso soffiando rabbiosamente.
Il capitano non ebbe esitazioni, ad un suo cenno ributtammo in mare la carcassa e regalammo un'aringa al nostro Tom che non capiva il perché di tanta generosità da parte nostra.
«Continueremo a pescare - disse il capitano - lasceremo a Tom e Bert il compito di accertare se si tratta di qualcosa di commestibile, i gatti hanno un sesto senso per questo e non mangiano mai ciò che può far loro male, faremo attenzione a ciò che mangeranno e a ciò che rifiuteranno e ci regoleremo di conseguenza»

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Scritto a Rieti tra il 19 ed il 21 gennaio 2001, diviso in tre parti non tanto per la lunghezza del testo quanto per poter mettere in apertura tre bellissime immagini di Bob Eggleton.
In particolar modo il racconto stato ispirato dall'immagine Sargasso Sea che appare all'inizio della terza parte di questo testo.
Inoltre da segnalare l'uso di un altro stupendo set di Moyra che considero la più grande net artista, a lei si deve infatti se i web set sono divenuti vera forma d'arte e non solo semplice arredamento per le pagine web, tanti l'hanno imitata, nessuno l'ha mai eguagliata.



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