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Gilbert Williams
Pool of Light


IIº
Il Pozzo delle Anime

  Molte sono le strane leggende che si narrano nella Terra dei Sogni, durante le mie interminabili peregrinazioni ne ho ascoltate molte ed in qualche caso ho anche visitato i luoghi che le hanno ispirate.
Le terre del sogno sono vaste ed inesplorate, io stesso che vago in esse sin dalla mia infanzia ho visto solo una piccola parte di questo sterminato mondo, ho ritrovato in esso i luoghi sognati dagli scrittori a me cari, ma anche sentieri per contrade sconosciute ed altrettanto ricche di meraviglie.
Qui ogni cosa è possibile, la natura ha leggi diverse e forse il mondo diurno è esso stesso solo un sogno e pallida eco di questo mondo che non ha fine.

Un giorno mentre mollemente sdraiato su soffici cuscini damascati discendevo la placida corrente del fiume Sharane diretto a Shandakar, il capitano del vascello mi narrò la leggenda del pozzo delle anime.
Basilius comandava un lussuoso vascello che traversava l'intero Sharane, uno dei maggiori fiumi della terra dei sogni, sulle cui sponde si trovano alcune tra le più belle città della regione, il vascello interamente realizzato in legno di cedro profumato è scolpito in ogni suo punto con scene di leggende e dei della terra dei sogni, le cabine sono stupende alcove intagliate in grossi blocchi di legno, foderate di tendaggi e sete preziose, i pasti ottimi, ma le bevande che Basilius offre ai viaggiatori sono di qualità insuperata.
Ma ciò che maggiormente rende memorabile la traversata è Basilius stesso, egli conosce rare leggende della terra dei sogni ed in ogni angolo del suo prezioso vascello si possono trovare bassorilievi ed incisioni in legno di ognuna di esse e se il viaggiatore è incuriosito da una di queste ed ama ascoltare allora Basilius prende da uno stipo nella sua cabina una bottiglia di ottimo sidro, due calici intarsiati di agate e corniole e sedutosi accanto al viaggiatore si mette a narrare con morbida voce la leggenda relativa al bassorilievo che gli è stato indicato.

Un mattino mentre mi recavo sul ponte a prora per assistere al sorgere del sole notai su una paratia un'immagine che mi colpì molto, raffigurava una donna che guardava un pozzo da cui si sprigionavano scintille luminose, attorno nella quiete della notte si potevano scorgere prospetti architettonici ed una bassa collina da cui discendevano innumerevoli cascate di acqua luminosissima ed ognuno di quei rivoli confluiva in quello stesso pozzo che la donna osservava con sguardo dolce e malinconico.
Ero attratto dall'immagine, dai morbidi colori pastello, poiché ognuno dei bassorilievi presenti sulla nave è minuziosamente impreziosito da smalti e pigmenti dai vivaci colori, mentre solo questo spiccava tra gli altri per le sue tinte morbide e lunari.
Basilius mi trovò mentre osservavo incantato l'immagine di cui non conoscevo il significato e accostatosi a me sussurrò con voce bassa e misteriosa.
«È il pozzo delle anime, vuole ascoltarne la storia?»
Risposi subito che ne sarei stato lieto e lui mi disse di attendere solo qualche istante. Tornò poco dopo con la bottiglia di sidro ed i calici, pose un tavolino e due sedie di giunco di fronte al bassorilievo e mi narrò la storia di Ela e del pozzo scintillante.

Nel mondo degli uomini vi sono persone che per nascita o mala sorte divengono folli, la loro ragione si smarrisce, i loro occhi fissano il vuoto ed a nulla valgono gli sforzi dei clinici per riportarli alla realtà, questi derelitti farneticano o tacciono immersi in un catatonico silenzio poiché la scintilla dell'anima si è smarrita ed i loro corpi sono solo gusci vuoti insensibili al mondo che li circonda.
A volte accade che nel corso di terribili incubi o di paurosi incidenti l'anima si perda e non ritrovi più la strada per tornare indietro, in quegli stati comatosi il fragile essere umano non ha più coscienza di se poiché troppo brusca è stata la separazione dal guscio di carne.
E quelle anime vagano nell'infinito, né morte né vive, a volte per caso o miracolo ritrovano il cammino e l'uomo si ridesta dopo un lungo coma o riacquisisce il senno dopo lunghi anni di vuoti vaneggiamenti, ma solo di rado ciò avviene, per lo più solo la morte dissolve il tenue legame col guscio di carne e finalmente l'anima può scegliere un nuovo corpo, purtroppo recando con se gli incubi del lungo girovagare nel nulla.
Questo orrore porta anche nella nuova vita l'eco del vuoto e del buio senza fine e l'individuo presto o tardi ripercorrerà la strada della follia come nella vita precedente.
Così era, così fu, così è stato e sarebbe stato fino alla fine dei tempi, ma venne Ela e lei con la magia donatale dalla luna creò il pozzo delle anime.
Ela ebbe un'infanzia dolorosa ed amara, la madre morì dandole la vita, il padre impazzì per il dolore e per lunghi lunghi anni fu poco più che un vegetale, lei crebbe accanto a lui che per tutto il giorno fissava il vuoto ed a tratti singhiozzava senza motivo, con l'unica compagnia di una domestica incredibilmente vecchia e di antichissima razza, questa le disse che la mente di suo padre l'aveva rapita la luna e che solo la luna poteva restituirla a quell'uomo mite e buono.
Ela più volte implorò la luna sera dopo sera ma le sue suppliche erano sempre inascoltate, la luna non le parlava, non mostrava compassione, sembrava non udirla ed impassibile rimaneva silenziosa ed alta nel cielo.
Ela chiese il perché all'anziana domestica e questa le spiegò il mistero.
«Non la luna di questo mondo, ma solo quella della terra dei sogni può udire e parlare, questa luna è solo di grigia pietra color pomice e polvere e silenzio, ma l'altra nella terra dei sogni ama gli abitanti di quella terra ed un tempo fu prigioniera di potenti maghi e pianse per quel mondo funestato dagli incubi finché non giunse Darina a liberarla. lei può udirti, solo lei può farlo.»
Ela allora ogni sera addormentandosi cercava di penetrare nella terra dei sogni e sempre quando era sul punto di farlo un singhiozzo di suo padre la ridestava di colpo. Accorreva accanto a lui, gli rimboccava le coperte, gli portava acqua fresca o latte tiepido e lasciava accanto a lui un lume che con luce tenue fugasse le ombre ambigue degli oggetti della stanza, affinché lui dormisse senza smarrirsi in esse.
Ma l'incanto era rotto e la terra dei sogni era nuovamente irraggiungibile e dopo lunghe ore insonni Ela si rassegnava e rimandava il tentativo alla notte appresso.
Il padre morì senza mai più riacquistare il lume della ragione e la luce dell'anima ed Ela pianse la sua morte per lunghi giorni poiché egli era un uomo buono e lei non aveva saputo aiutarlo.
Ma non rinunciò al suo tentativo e un giorno dopo lunghi e lunghi anni raggiunse la terra dei sogni e rivolse alla luna la sua preghiera.
Piangendo raccontò di suo padre, della sua giovinezza trascorsa accanto a lui cercando di aiutarlo ed accudirlo, di tutte le volte che gli aveva parlato ricevendone solo sciocche risatine e farfugliamenti senza senso, di quanto a lungo aveva tentato di raggiungere la terra dei sogni per rivolgersi alla luna, sempre destata di soprassalto dai singhiozzi del padre che nelle ombre vedeva terribili incubi acefali, ora lui non c'era più e lei si sentiva tanto sola, ma vi erano tante persone nel mondo la cui anima si era perduta o che giacevano ridotte a vegetali senz'anima, le avevano detto che solo la dolce luna della terra dei sogni poteva fare qualcosa per loro e che lei avrebbe fatto qualunque cosa fosse necessario pur di por fine all'ingiusto tormento di quelle anime.
La luna ascoltò.
Attorno ad Ela i raggi di luna edificarono colonne, portale e scalinate di pallido alabastro, scavarono un profondo pozzo, così profondo da non poterne vedere il fondo, incisero il fianco della collina scavando solchi come letti di fiumi invisibili che tutti convergevano verso il pozzo vuoto ed infine tesserono attorno al corpo esile di Ela un vestito si luce.
Come ultimo tocco un raggio di luna si avvolse attorno alla fronte ed ai capelli di Ela e sulla sua stessa fronte ora vi era un disco luminoso ad immagine della luna stessa.
A poco a poco lungo i solchi scavati nella collina vennero i fiumi iridescenti, ma non erano fatti d'acqua ma di anime, le anime perdute dai folli e da coloro che sono immersi nel coma ed il pozzo si riempì e sempre arrivavano nuove anime con nuovi dolori racchiusi in esse ma ora non vagavano più disperse nel buio della notte, ora sussurravano l'una a l'altra la loro storia e non erano più inquiete e smarrite.
«Prendine una» sussurrò la luna.
Lei si chinò sul pozzo, immerse la mano ed un grumo di luce si posò su di essa. Si sollevò in piedi e la luce che sfavillava nella sua mano le narrò la sua storia. Davanti ai suoi occhi vide l'immagine di un giovane avvolto in bende in un letto d'ospedale, un cannello usciva dalle sue narici, altri fili e tubicini lo collegavano a strani apparecchi ronzanti e a sacchetti di liquidi rosati, attorno a lui solo persone in lacrime e persone in camice bianco.
Poteva persino udire le voci di alcuni di loro.
«Non vi sono speranze, è clinicamente morto, non reagisce agli stimoli, ma alcuni organi sono in ottimo stato e solo voi potete dare l'assenso per l'espianto, dopo di che fermeremo le macchine.»
Ela scosse la testa con orrore.
«Non possono farlo... lui è vivo!»
La luna sussurrò dolcemente «Tu puoi impedirlo Ela, tu sola puoi.»
Lei non sapeva che fare ma non voleva che quel giovane morisse, portando in una nuova vita l'orrore e l'incubo di quel coma.
«Non so che fare, aiutami ti prego».
La luna non rispose eppure lei improvvisamente seppe cosa fare, con la sua sola volontà guidò quell'anima perduta sino in quel letto d'ospedale, sino dentro quel corpo che tutti davano per morto e proprio mentre i parenti firmavano le carte che autorizzavano il saccheggio del loro congiunto, questi aprì gli occhi ed emise un flebile lamento, di sicuro fu molto doloroso per gli avidi clinici rinunciare ai lauti e sperati guadagni e mentre i congiunti stracciavano in mille pezzi le infami autorizzazioni loro imposte dagli sciacalli in camice bianco, il giovane con voce flebile chiese da bere.
Ela era commossa, aveva appena evitato una delle tante infamie che ogni giorno avvengono nel mondo ma era smarrita e confusa quando guardava il pozzo immenso pieno di luminose scintille.
«Sono così tanti!»
«Perché è tanto il dolore nel mondo» rispose la luna.
«Non riuscirò mai a ridestarli tutti prima che io stessa mi ridesti da questo sogno».
«Tu non ti ridesterai, ora appartieni alla terra dei sogni e questo pozzo e questo tempio sono tuoi, vivrai qui sempre e restituirai le anime a chi le ha perdute».
Lei chinò la testa in silenzio pensando all'uomo buono che era stato suo padre, se vi fosse stata un'altra Ela oggi suo padre sarebbe stato vivo e felice, o per lo meno avrebbe vissuto sereno invece di destarsi singhiozzando ogni notte in preda agli incubi. Non poteva rifiutare non era giusto che altri soffrissero le stesse pene vedendo i congiunti ridotti a vuoti gusci.
«Sono pronta» disse semplicemente e la gemma lunare sulla sua fronte sfavillò con morbida luce.
Ela non si ridestò mai più nel mondo degli uomini, anzi scomparve da esso senza lasciar traccia, rimase solo l'impronta del suo corpo sul letto dove aveva dormito il suo ultimo sonno, null'altro.
Ora lei vive nel tempio lunare in una valle lontana dove mai giunge la luce del sole e dove i torrenti di anime perdute si riversano senza posa nel pozzo che tutte le raccoglie nel suo abbraccio.
Lei continuamente raccoglie e guida scegliendo a caso tra esse una scintilla perduta verso il corpo in attesa nel mondo degli uomini, ma di ognuna ascolta la storia e conosce il lungo calvario, per ognuna lei è sorella e confidente, dividendo con essa laceranti dolori con tenera compassione.
Mai stanca essa cerca tra tutte un'anima dolente che prima o poi scorrerà tra le sue dita, quella dell'uomo mite e buono che un tempo lontano fu suo padre nel mondo degli uomini, per guidarlo verso il suo nuovo corpo in attesa e per cancellare da lui con lievi carezze le ferite lasciate da un dolore antico.

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Dopo 4 giorni, l'1 luglio 2000, un nuovo racconto si aggiunse al ciclo, ispirato anch'esso da una bellissima immagine di Gilbert Williams ed ancora una volta accentrato su una gentile figura di donna.
Questi racconti sono davvero delle favole, prive di immagini violente o volgari, ognuna di esse esalta alcune virtù, Dorina ad esempio incarnava il coraggio e l'abnegazione, Ela l'amor filiale e la compassione.
Ancora una volta la presenza della magica luna della Terra dei Sogni dà corpo ad un racconto che tutto sommato mi sembra ben riuscito.
In background, infine, un brano di Lou Reed, Perfect Day, molto adatto al testo ed al tema trattato.
 


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Il brano in background è Perfect Day di Lou Reed.


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