Pomeriggio Sportivo

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Boris Vallejo, Football Hero - 29.674 bytes

Boris Vallejo
Football Hero


Andreas Moriartry al primo squillo del segnale acustico che annunciava il termine del turno di lavoro scattò in piedi, raccolse la tracolla e si diresse quasi di corsa verso il sottopassaggio per prendere il marciapiede ad alta velocità. Se non incontrava contrattempi poteva arrivare al modulo di abitazione giusto in tempo per l'inizio della stereocronaca, quindi ignorò il saluto di un collega perditempo e saltò sul tappeto scorrevole accendendosi una sigaretta per rilassarsi dalla frenesia che per tutta la giornata gli aveva impedito di dedicarsi al lavoro con la solerzia che gli era abituale.
Lungo le pareti della sotterranea spiccavano le solite reclame porno a tridi ma lui non aveva occhi per guardarle, del resto l'alta velocità del marciapiede le rendeva troppo confuse e sbiadite, simili a rozze macchie di colore e solo i passeggeri dei nastri lenti, per lo più vecchi libidinosi e giovani squattrinati, perdevano ancora il loro tempo su quel genere di trasporto, gli altri affollavano i nastri ad alta velocità per arrivare a casa in tempo per mettere il Bisto ed assistere alla stereocronaca sportiva.
In prossimità dello svincolo per il suo modulo di abitazione, Andreas cominciò a saltare sui nastri a velocità inferiori, finché con un perfetto calcolo di tempi giunse davanti alla scala mobile senza dover tornare indietro o camminare, cosa che avrebbe di sicuro comportato la perdita dell'inizio dei giochi, arrivato di corsa a casa scaraventò la tracolla su una sedia, e si gettò senza fiato sulla poltrona del salotto, inforcò il Bisto, lo regolò per la sua leggera miopia, e lo accese. Le immagini comparvero istantaneamente, nitide e tridimensionali occupando tutto il suo campo visivo e dandogli la sorprendente sensazione di essere presente sull'anfiteatro, a poca distanza da dove i gladiatori sarebbero di lì a pochi minuti entrati sull'arena. Come i primi apparvero regolò al massimo l'olfattometro per poter sentire anche l'odore acre del sangue, del sudore e della carne bruciata, poi infilò nella tempia l'elettrodo del sonoro e lo amplificò al massimo, quasi fino alla soglia del dolore, tirò un respiro di sollievo e sprofondò soddisfatto nella poltrona.
Il primo incontro della giornata era con le daghe roventi, e Andreas si lasciò travolgere da un'autentica ondata di piacere, pregustando l'odore di carne bruciata, le piaghe e le urla di raccapriccio degli spettatori più delicati: lui non guadagnava tanto da potersi permettere un posto allo stadio per più di due o tre volte all'anno, ma grazie al Bisto non ai era mai perso una stereocronaca e del resto la perfezione dello strumento televisivo gli permetteva non solo di seguire lo spettacolo come se fosse sul posto, ma anche avvicinare l'immagine o un particolare semplicemente azionando lo zoom comandato dalla pulsantiera sul bracciolo della poltrona, o addirittura, facendo roteare l'immagine, avere l'illusione di girare nell'arena per scegliere l'inquadratura a suo piacimento e, tutto questo con un canone di abbonamento veramente modesto!
Da quando il televisore tridi era stato sostituito col binocolo stereotelevisivo, prontamente e familiarmente ribattezzato Bisto, l'indice di gradimento aveva raggiunto vertici quasi impensabili, le successive modifiche all'apparecchio lo avevano poi portato al livello di perfezione attuale e, anche se il suo costo era quanto mai elevato, quasi pari al costo di un modulo di abitazione, era difficile trovare un utente che fosse sprovvisto dell'ultimo modello, quello con l'elettrodo D, vero ed irraggiungibile traguardo dell'industria elettronica e Andreas lo possedeva, anche se era costretto ad usarlo con vera parsimonia, a causa delle pesanti bollette che il suo uso comportava, ma quel giorno era in vena di folleggiare e si pose l'elettrodo D alla tempia destra, con la mano pronta sul bracciolo per azionarlo al momento che avesse ritenuto più opportuno. Fece roteare l'immagine e si concesse un'inquadratura selettiva dello stadio, cercando tra le gradinate qualcosa che giustificasse la nuova spesa per queste immagini non standard. Atteggiò la faccia a profonda delusione, poi s'illuminò, alla curva sud c'era un po' di trambusto, tornò rapidamente indietro e cominciò con voluttà a zoommare l'immagine, e, non si era sbagliato, c'era davvero del movimento: fece un primo piano e si rese conto con gioia che alcuni fans della squadra di casa erano riusciti a penetrare nella tribuna degli "ospiti" e minacciando con le armi quelli che si opponevano si stavano divertendo con le ragazze, uno di quelli che si erano opposti si torceva in terra con l'inguine sventrato da un colpo di bazooka. Una delle ragazze ospiti fu bloccata mentre urlando cercava di raggiungere l'uscita e tenuta ferma, mentre i fans locali tenevano alla larga i suoi amici con i lanciafiamme, fu lasciata in balia di un biondo, probabilmente un fuoricorso di medicina, che con un bisturi si mise a praticarle una laparotomia.
«Che idiota! - mugolò Andreas - così crepa subito, non vale manco la pena di usare l'elettrodo D.» Ma gli ospiti si erano riorganizzati e approfittando del fatto che solo pochi di loro erano rimasti vivi nel settore invaso vi lanciarono una bomba a schegge facendo letteralmente a pezzi gli infiltrati. Andreas zoommò un particolare del biondo che intento a dissezionare la ragazza non si era accorto di niente e aveva avuto l'intera faccia asportata dalle schegge e ora rantolava sui gradini.
«Questa sì, - mugolò Andreas - questa volta ne vale la pena!» e senza perder tempo accese l'elettrodo D per sentire la morte del biondo. Subito il suo cervello fu travolto da un'intensa ondata di dolore purpureo, sentì come se la sua stessa faccia fosse stata dilaniata dalle schegge, avvertì distintamente gli spasimi dell'agonia, rabbrividì scosso da violente contrazioni di dolore, da brividi, si sentiva zuppo di sudore o di sangue, non capiva bene, poi una fiammata lancinante e tutto finì, il biondo era morto.
«Maledetto, carogna, ci ho rimesso una giornata di stipendio per sentirlo crepare e lui non resiste nemmeno un paio di minuti. Vatti a fidare dei dilettanti, non c'è niente da fare i gladiatori professionisti erano sempre i migliori, quando crepano cercano di resistere il più possibile per non deludere gli spettatori.»
Gli tornò alla mente Jonas "quick" Lewie uno dei suoi preferiti, era crepato un paio di mesi prima, ma era stato all'altezza della sua fama, era riuscito ad agonizzare fino al tempo limite di quindici minuti col torace completamente schiacciato da un masso, senza chiedere aiuto ai soccorro, quando l'aveva fatto era solo perché aveva raggiunto il limite concesso, forse si sarebbe potuto salvare se avesse chiesto aiuto prima, ma nel caso che fosse morto egualmente avrebbe privato i suoi D-ascoltatori di qualche minuto di agonia e lui era troppo campione per farlo.
«Peccato - rimuginò Andreas - campioni come Jonas sono rari, gli altri o crepano subito o chiamano i soccorro dopo 5 minuti.»
Il D si era spento automaticamente alla morte del biondo e Andreas si ripromise di usarlo con più avvedutezza per non sprecare troppo denaro, ma in ogni caso ai sarebbe guardato bene dal servisene in futuro sugli spettatori, erano troppo inesperti.
Uno squillo di trombe, i giochi cominciavano!
L'incontro con le spade roventi fu piatto e monotono, Andreas ne fu nauseato, i due gladiatori erano alquanto timorosi di colpirsi e si difendevano con troppo accanimento, il pubblico cominciò a fischiare, e Andreas premette sulla pulsantiera il pulsante di rifiuto. Nello schermo binoculare cominciò ad apparire il numero dei rifiuti che ai ammassavano alla centralina dei giochi, mancavano appena mille rifiuti al milione previsto e Andreas bestemmiò «Forza coi rifiuti, devono crepare, non sono gladiatori quelli!» sapeva bene che molti telespettatori aspettavano la spia gialla dell'ultima chiamata al voto per tenere in stato di apprensione gli altri, ma Andreas in questo era onesto, se lo spettacolo non gli piaceva, dissentiva subito, non aspettava la spia gialla!
I due continuavano con le finte e parate mentre le spade andavano perdendo la purpurea lucentezza, stavano aspettando che si freddassero per cominciare a combattere sul serio e Andreas fu certo che i telespettatori li avrebbero puniti come meritavano. Mancavano appena settecento rifiuti, quando la spia gialla si accese.
Il numero si azzerò, trascorsero gli ultimi dieci secondi per i ritardatari, poi si accese di nuovo l'indice, dodici milioni di rifiuti! Incredibile, quasi l'intero numero degli abbonati al servizio-opinioni!
Andreas sghignazzò e zoommò l'immagine mentre la mina collocata sotto la pedana esplodeva dilaniando i due gladiatori.
Andreas borbottò con un po' di malumore quando gli arbitri assegnarono il pari per l'incontro, era giusto, e lui lo sapeva, ma come tutti del resto teneva per la squadra di casa e avrebbe preferito un verdetto più addomesticato, peccato che il tasto di rifiuto non si potesse usare contro i giudici, se ne sarebbe servito con vero piacere!
Poi, lo schermo si oscurò un attimo e una voce impersonale si rivolse ai telespettatori «Prima di ricollegarci con il Coliseum per l'incontro con le mazze chiodate vogliate gradire alcuni comunicati pubblicitari.»
Andreas non pensò nemmeno per un attimo di togliersi il bisto, purtroppo i fabbricanti si erano ben premuniti contro gli spettatori irrequieti e durante i dieci minuti dei comunicati il bisto si autobloccava sul volto degli spettatori, costringendoli a sorbirsi i dieci noiosi shorts pubblicitari.
«Se la squadra del vostro cuore ha vinto...» le solite melensaggini, pensò Andreas e si sorbì uno dopo l'altro tutti i comunicati di afrodisiaci, armi da stadio, sventratori automatici con le solite immagini di repertorio.
Giunto all'ultima, la reclame di un acido corrosivo in vendita presso le migliori farmacie, ma anch'esso utilizzabile solo negli stadi, dove il governo consentiva la violenza pubblica, Andreas si preparò al nuovo collegamento.
Di colpo si ritrovò nello stadio, dove i gladiatori erano già pronti sulla pedana ad attendere il via. Il gladiatore della squadra ospite giocò sporco e un istante prima del fischio dell'arbitro diede una mazzata a quello della squadra locale, che pur preso alla sprovvista fece un salto di fianco, prendendo il colpo sulla spalla sinistra che cominciò subito a buttar sangue, istantaneamente si alzò un vetro divisorio e i soccorro saltarono sul palco, medicarono il ferito, gli fecero un'iniezione di novocaina e ridiscesero prontamente. Per l'altro che si guardava intorno conscio della gravità della scorrettezza, la punizione fu istantanea, fu privato dello scudo e gli furono bloccati i piedi. Con la mobilità ormai ridotta al minimo era praticamente perduto, solo con un colpo ben assestato poteva sperare di vincere e in ogni caso avrebbe dovuto resistere per cinque minuti prima che i ceppi si riaprissero e lui potesse raggiungere lo scudo: pochi erano riusciti a sopravvivere in quelle condizioni.
«Ben gli sta - fece Andreas - così s'impara!»
Quando il vetro divisorio si riabbassò, il gladiatore della squadra locale, tenendosi a distanza di sicurezza dai fendenti tirati dal gladiatore bloccato, lo studiò attentamente, come una tigre, poi fece uno scatto improvviso e vibrò un colpo terribile, ma l'altro chissà come riuscì a parare con la mazza chiodata.
Altri tre attacchi improvvisi, altri tre fallimenti, l'avversario stava ricominciando a sperare, ancora un minuto ed era libero dai ceppi! Il pubblico era preoccupato per la resistenza del gladiatore bloccato, ma Andreas sorrideva, Tiger si divertiva sempre alle spalle dell'avversario quando si batteva con uno bloccato, lo rassicurava poi colpiva inaspettato e a fondo. Attese ancora fino al quasi completo trascorrere del minuto residuo, poi fece una rapida finta e l'avversario per pararla s'inclinò a sinistra, poi un affondo e l'altro ai gettò all'indietro, contando sui ceppi che gli reggevano le caviglie, ma proprio in quell'istante il tempo di punizione finì e quelli si sganciarono con uno scatto secco, l'equilibrio del gladiatore era pericolosamente instabile e, preso di sorpresa, non riuscì a raddrizzarsi e finì in terra.
Andreas lanciò un urlo di gioia, Tiger ancora una volta aveva calcolato bene il tempo! Con un balzo fu vicino all'avversario caduto e sferrò un colpo tremendo sul polso con cui quello stringeva la mazza maciullandoglielo. Andreas si chiese rapidamente se valesse la pena di accendere l'elettrodo D, ma decise di rinunciare, forse dopo c'era di meglio, il denaro sprecato col biondo non gli consentiva di scialare ora. Tiger rialzò la mazza per colpire di nuovo il caduto, ma quello con la forza della disperazione gli diede una ginocchiata all'inguine e, mentre Tiger si piegava per il dolore, prese la mazza con la sinistra.
«È ambidestro il maledetto!» gridò Andreas.
Ma Tiger da vero professionista, pur piegato per il dolore, non si fece sorprendere e scagliò lo scudo sul braccio dell'avversario, recidendoglielo all'istante. Forse il colpo era poco cavalleresco, ma non era davvero il caso di usare cortesia verso un avversario che era partito prima del fischio arbitrale e si era servito di una ginocchiata per salvarsi.
Il giudizio arbitrale fu ineccepibile, solo una giornata di squalifica a Tiger. L'avversario inerme a terra, con le braccia ormai inutilizzabili si difendeva scalciando, ma Tiger, non si preoccupò, scelse l'angolatura giusta e calò la mazza chiodata sulla spalla destra.
«Magnifico» - esclamò Andreas- un altro gladiatore da operetta avrebbe vibrato subito un colpo mortale, per non correre rischi, ma non Tiger, lui sapeva cosa voleva il pubblico e colpo dopo colpo tempestò l'avversario, evitando colpi mortali, ma macellandolo coscienziosamente per i D-ascoltatori, Andreas rimpianse un po' di non aver usato il D, ma ormai non ne valeva più la pena.
Tiger vibrò colpo su colpo, finché non fu pericolosamente vicino al limite di tempo per la chiamata dei soccorro, l'avversario infatti già aveva fatto il segnale di chiamata, non intendendo resistere nemmeno un minuto oltre il limite, così Tiger trenta secondi prima dello scadere del termine vibrò un colpo mortale, a due mani, sulla testa dell'avversario.
Il bistocronista ricapitolò la situazione 1 e mezzo a mezzo per la squadra di casa, mentre il pubblico si abbandonava alla gioia. Dalla curva della squadra ospite partì un razzo verso la tribuna d'onore, ma i dispositivi di sicurezza lo fecero esplodere senza danno per gli spettatori benestanti. In compenso i locali riuscirono col bazooka a centrare in pieno alcuni degli ospiti, prima che gli schermi lenti dei settori economici entrassero in azione e mentre la battaglia pubblica si preannunciava godibile ricominciarono i comunicati pubblicitari.
Andreas bestemmiò, «Ecco lo svantaggio del vedere gli spettacoli sportivi al bisto, ti consentono di vedere solo la stereocronaca diretta, per il resto solo pubblicità» ma del resto lui era poco battagliero e per mantenere l'incolumità fisica preferiva la tribuna centrale, per questo poteva andare allo stadio così di rado! A lui piaceva sparare sugli avversari solo con la protezione assoluta dei potenti schermi da difesa della tribuna centrale, e tutto questo costava caro, purtroppo!
La serie di short pubblicitari era del genere hard-core, e Andreas pur annoiato se la sorbì senza sbofonchiare troppo, almeno quella era divertente, anche se non capiva bene quale fosse il collegamento tra un orgia e una nuova marca di lucido da scarpe, ma del resto non era importante che il collegamento vi fosse per i pubblicitari, bastava che il nome del prodotto rimanesse ben impresso e, su questo, Andreas non aveva alcun dubbio, tanto che annotò prontamente il nome del prodotto, visto che aveva giusto finito il lucido da scarpe e uno valeva l'altro...
Si riprese quando le immagini dello stadio gli si ripresentarono avanti ai suoi occhi, era di scena il gioco delle bombe.
Dieci difensori per parte e cinque bombe in campo con tempi di esplosione diversi, da un minuto a quindici, ma tutte uguali per forma dimensioni e colore, il gioco era di una semplicità incredibile: perdeva la squadra nel cui campo esplodeva il maggior numero di bombe, il numero dispari evitava il pari e se nell'esplosione saltava in aria anche qualche difensore, tanto meglio, l'altra squadra avrebbe avuto contro un numero minore di difensori!
Per respingere gli ordigni i giocatori usavano mazze gommate, ma era ammesso anche bloccarle col corpo, purché la respinta avvenisse in modo regolare.
Fu dato il fischio d'inizio e la squadra ospite riuscì a sparare tutte e cinque le bombe nella metà campo dei locali, Kid Carson ne bloccò una con un piede e la respinse prontamente in elevazione, uno degli ospiti la bloccò fra le gambe e per colpo di jattura quella esplose.
«Magnifico, era da un minuto -esplose Andreas- uno a zero per noi!»
La squadra avversaria con un uomo in meno reagì prontamente, respingendo colpo su colpo tutte le bombe, una finì a fondo campo e uno dei locali con un po' di timore -poteva essere da tre minuti- andò a recuperarla, ma fu fortunato, mentre la riportava a centro campo quella da tre minuti esplose vicino a due degli avversari lasciandoli agonizzanti sul campo.
«Evviva -Andreas era fuori di se dalla gioia- due a zero per noi e loro sono rimasti in sette!»
Quello dei locali che aveva recuperato la bomba ebbe un lampo di genio, forse la sua era proprio quella da cinque minuti, attese fino a dieci secondi dallo scoppio poi la lanciò a parabola con la mazza, ma uno dei difensori locali con un'autentica prodezza la colpì al volo con la mazza scagliandola verso un gruppetto di cinque difensori locali.
Era effettivamente da cinque minuti! Fu una strage!
Andreas urlò di disperazione, ora i locali erano nei guai, non tanto per il punto conquistato dagli avversari o per il vantaggio in uomini acquisito, quanto per il fatto che entrambe le bombe residue erano in loro possesso: infatti cominciarono a fare melina palleggiandole, attendendo il trascorrere di quattro minuti.
Kid Carson fece allargare i quattro superstiti della squadra locale, pronto a respingere le bombe e quando gli avversari le scagliarono in campo, una finì sul fondo e l'altra verso il centro, quattro locali si precipitarono senza riflettere tutti insieme proprio su quella, un errore, considerando che se quella finita sul fondo era proprio quella in esplosione, era troppo poco il tempo per respingerla, furono sfortunati. La bomba da 15 minuti era l'altra a fondo campo.
Kid Carson rimasto solo andò a prendere la bomba, erano due a due e gli avversari erano in sette. La trascinò con calma il più vicino possibile alla linea mediana, poi attese sino a dieci secondi dallo scoppio e la scagliò a parabola verso il fondo campo avversario, era inutile rischiare una respinta per accoppare uno o due dei difensori, meglio vincere la partita senza rischi. Ma gli avversari la pensavano diversamente e qualche istante prima che Kid effettuasse la respinta presero posizione a scacchiera, un difensore la raccolse al volo sul fondo e la passò avanti, un altro la palleggiò in diagonale e la scagliò in affondo proprio ad un secondo dallo scoppio tra i piedi di Kid, il difensore avversario fu scagliato in terra dallo spostamento d'aria, ma non accusò che qualche escoriazione. Kid invece, beh, il pezzo più grosso che ritrovarono fu il coperchio della scatola cranica, l'ultima bomba era sempre la più spettacolare!
Andreas ammutolì, gli avversari avevano ribaltato la posizione, ora erano in perfetta parità, 1 e mezzo a testa.
Rimaneva solo un gioco e il pubblico era in delirio, Andreas si rassegnò invece al solito intermezzo di shorts pubblicitari mentre sul campo preparavano la vasca di acido con le passerelle.
Quando riprese il collegamento, quindici giocatori per parte erano pronti per l'ultimo gioco. Quando Andreas vide che si trattava di acido ci rimase un po' male, era troppo rapido, la volta precedente sì che era stato divertente con i piranha, ma non sempre era uguale, il gioco restava invariato, ma la squadra locale aveva la scelta su cosa mettere nella vasca, davvero non sarebbe stato il caso di sprecare i soldi con il D, tanto meglio.
Pur tuttavia sul tre a tre fu quasi tentato di farlo, uno degli avversari era scivolato e spenzolava con le gambe a pochi centimetri dalla vasca, le teneva rattrappite in su per non immergerle nel liquido corrosivo e sembrava allo stremo delle forze, il gladiatore della squadra locale si avvicinò con tranquillità pregustando la morte dell'avversario, s'inginocchiò per recidere con la spada i tendini dell'altro e farlo precipitare nella vasca, ma quello inaspettatamente fece una scatto immergendo i piedi nell'acido e sullo slancio infilò la sua spada in un occhio del locale, quello preso alla sprovvista si rialzò di scatto urlando, arretrò con una mano sull'occhio che grondava sangue e cadde all'indietro nell'acido ribollente. Mentre sulle altre due passerelle continuavano ad alternarsi i combattenti, quello della squadra ospite con le gambe semi corrose dall'acido si portò, tenendosi aggrappato per le mani sino al termine della passerella, dove fu raccolto dai soccorro e portato via.
In un breve volgere di minuti la situazione dei locali fu critica sul 7 a 5 per gli avversari, l'unica speranza di vincere era nel punteggio pieno degli ultimi tre incontri, ma nonostante le urla d'incitamento del pubblico il penultimo finì a capofitto nella vasca, l'inutile abilità del quindicesimo gladiatore dei locali, che spedì l'avversario in due pezzi nella vasca, dopo averlo decapitato con un colpo ben assestato non impedì la sconfitta per 8 a 7.
Dopo quest'ultimo incontro, mentre i giocatori superstiti andavano agli spogliatoi col punteggio finale di 2 e mezzo a 1 e mezzo a favore degli avversari, il pubblico si scatenò sulle tribune, uno dei fans della squadra avversaria che si lanciò sul campo esultante, fu fatto a pezzi a colpi di bazooka, gli sventratori automatici lavorarono in continuazione e i gradini delle curve si ridussero peggio di un mattatoio. Ma una volta raggiunta l'uscita tutte le armi rientrarono nei foderi e fans delle due squadre si misero a discutere animatamente ma senza più atti di violenza, fuori dello stadio le armi erano illegali e le torture che il governo aveva allestito contro i trasgressori servivano bene a dissuadere i più bollenti spiriti.
Andreas dopo aver sorbito un'altra inevitabile raffica di pubblicità, controllò la schedina e poi si sfilò il bisto. Era molto amareggiato per la sconfitta, poiché il primo posto in classifica ne era un po' compromesso, ma poi si riprese e andò a consultare il calendario degli incontri, la settimana successiva la sua squadra era ospite del Baltimora, una vittoria sicura senza dubbio, stracciò la schedina pronostici e andò finalmente in cucina a prepararsi qualcosa da cena.
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Scritto il 23 marzo 1980, assai prima degli episodi di teppismo negli stadi, assai prima degli american gladiators e soprattutto ricco di idee che hanno trovato realizzazione solo molti anni dopo, si pensi ad esempio al bisto del racconto, solo da pochi anni la Sony ha realizzato un televisore analogo, oppure si pensi all'interazione del protagonista con la trasmissione... di sicuro nell'80 non si parlava ancora di tv interattiva! Un racconto brutale in fondo come i tempi che ci accingiamo a vivere oggi.

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