Il Patto

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Don Maitz
Conjure Maitz


Pasquale Fiorelli era senza dubbio un fallimento in tutto, sia nella vita privata che nel campo del lavoro, quarantenne, grasso, non alto, quasi completamente calvo e totalmente privo di umorismo era al tempo stesso una compagnia sgradevole e noiosa.
Non aveva amici e non frequentava neppure i pochi colleghi che lavoravano in archivio con lui al Ministero.
Durante le festicciole organizzate per il pensionamento di qualcuno inevitabilmente si trovava in disparte con un bicchiere di spumante in mano a seguire avidamente con gli occhi colleghi ben più prestanti ed affascinanti di lui che agganciavano facilmente le impiegate più giovani e carine, cosa a lui mai riuscita in tanti anni che lavorava lì.
Del resto il suo stipendio modesto ed il fatto che non possedesse una macchina erano due gravi ed insormontabili handicap in un ambiente dove anche la più racchia delle impiegate della sala fotocopie pretendeva come minimo di passare la serata in qualche localino dai prezzi proibitivi.
Pasquale non poteva permettersi certe spese, il suo stipendio era appena sufficiente per pagare affitto, utenze, viveri e di tanto in tanto un libro.
Oltre tutto il turno pomeridiano lo costringeva a recarsi per cinque volte la settimana in un pessimo fast food economico dove consumava un rapido e scadente pasto prima di riprendere il lavoro, con una pesante riduzione di quel poco che rimaneva del suo stipendio una volta accantonate le somme occorrenti per le varie bollette da pagare periodicamente.
Non era una vita piacevole ma la parte peggiore erano le serate, sempre perennemente in bolletta non poteva andarsene al cinema o in qualche locale ma doveva limitarsi a sorbirsi un po' di tv consumando un frugale pasto che preparava lui stesso quando ne aveva voglia o accontentandosi di un po' di pizza che acquistava alla rosticceria vicino casa, sempre che riuscisse ad arrivarvi prima della chiusura, in tal caso prendeva quello che c'era, spesso ritagli scompagnati di diversa qualità e tutti invariabilmente freddi e rinsecchiti.
Li riscaldava un poco e li mangiava svogliatamente con un po' d'acqua minerale dato che non poteva permettersi bevande più gradevoli e costose.
Eppure era grasso, spesso qualche collega in vena di scherzare gli diceva tra le risatine degli altri.
"Pasqua' stai mettendo pancia eh? Fai un po' di dieta o ci scasserai tutte le sedie con quel culone!"
Il suo problema era che assimilava pure l'aria, gli altri facevano pasti completi eppure erano sempre snelli e ben vestiti lui invece sembrava un sacco di stracci nei suoi abiti logori e sformati.
Cercava di tenerci portando gli abiti periodicamente in lavanderia, ma un vestito vecchio rimane tale anche appena uscito dalla stiratura e con i prezzi che costavano non poteva permettersi che un capo nuovo di tanto in tanto, rigorosamente acquistato ai grandi magazzini dove la sua taglia extralarge non gli consentiva di scegliere granché.
Oltre tutto era sempre sudaticcio, aveva le mani sempre fradice come due anguille e nonostante la doccia giornaliera aveva sempre addosso un costante puzzo di sudore che non riusciva ad attenuare nemmeno con il deodorante.
Far prendere aria agli abiti, cambiarsi ogni giorno la biancheria, servivano a poco e quando qualche collega spalancava la finestra per far cambiare l'aria, inevitabilmente si sentiva addosso gli occhi di tutti.
La sera a casa si metteva in libertà, con un vestaglione di flanella, se era inverno, o con un pigiama leggero se era estate, almeno risparmiava un po' gli abiti che erano sempre impregnati del suo sudore sia d'estate che d'inverno.
Lavorava in silenzio mentre i suoi colleghi per lo più passavano il tempo chiacchierando e almanaccando sulla schedina ed inevitabilmente le poche volte che tirava un po' il fiato entrava come per incanto il superiore che stranamente trovava gli altri impegnati nel lavoro e lui a riposarsi.
«Fiorelli se non ha niente da fare dia una mano ai suoi colleghi che non possono schiattare mentre lei se ne sta in relax!»
Subito si trovava sulla scrivania un extra di lavoro imprevisto tra i sorrisetti ironici dei colleghi ben lieti di scaricare a lui anche quel poco a loro affidato.
Aveva bisogno del suo miserabile stipendio e non poteva permettersi ribellioni, così a volte si rassegnava anche a lavorare il sabato mattina per arrotondarlo con lo straordinario invece di godersi qualche ora di sonno in più.
La domenica la passava come uno zombie, si alzava a mezzogiorno, ciondolava per casa, mangiucchiando qualche cosa e leggendo un po', fino a che l'orologio non gli ricordava impietosamente che era ora di andare a dormire prima di iniziare un'altra eccitante settimana di lavoro.
La casa perpetuamente in disordine, il lavello di cucina sempre pieno di piatti e posate da lavare erano due crucci per lui, ogni settimana si riprometteva di dedicare la domenica a fare un po' di pulizia ed inevitabilmente arrivava alla domenica sera senza aver combinato nulla.
Troppa stanchezza arretrata, troppe preoccupazioni ed anche un po' di depressione non gli consentivano di godersi le poche ore di sonno, il timore di non sentir la sveglia ed arrivare in ritardo gli impediva di addormentarsi subito rimanendo per ore sveglio in preda all'insonnia, ovviamente il sonno arrivava sempre nei momenti sbagliati, a volte durante il turno pomeridiano di lavoro, crollava di botto e si scuoteva quando la voce acida del capoufficio lo redarguiva.
«Fiorelli perdio dorma di notte invece di fare bisboccia, non durante l'orario di lavoro come è suo solito!»
Tentava di scusarsi con un sorriso timido.
«Non faccio bisboccia la notte, ho problemi di insonnia...»
«Non si direbbe! Dia retta a me meno sesso e una dieta più equilibrata fanno miracoli!»
Meno sesso? E quando mai? Ma da quel momento dovette sorbirsi ore ed ore di sarcasmi che tentava di ignorare ma che lo ferivano profondamente.
«Pasqua' invece di vederti le tv porno di notte dormi, mica possiamo fare il lavoro tuo, ne abbiamo troppo per conto nostro!»
«Pasqua' spendi i soldi per la camomilla invece che per certe riviste!»
E via di seguito e lui in silenzio ingoiava il rospo e poi la notte la passava di nuovo con gli occhi sgranati a fissare il buio.
Nulla di strano quindi se la domenica la passava a dormire, aveva un gran sonno arretrato che nemmeno 14 ore di sonno continuato riuscivano a lenire.
Gli unici suoi svaghi erano la lettura e la tv, non aveva altro. Gli spettacoli per soli uomini a tarda notte qualche volta li aveva visti, più per curiosità che per vero interesse, dato che gli rinfacciavano questo vizio, beh era curioso di vedere cosa si perdesse! Ma più che eccitarlo lo demoralizzavano, quelle stupende bionde vogliose non gli avrebbero mai sussurrato all'orecchio «Fammi tutto baby!» semmai gli avrebbero riso in faccia al solo vederlo.
Poi gli capitò tra le mani al remainder's dove periodicamente acquistava qualche libro con il 50% di sconto un'antologia di racconti d'horror tra cui ve ne era uno in cui il protagonista vendeva l'anima al diavolo in cambio di giovinezza, soldi e belle donne sempre disponibili.
Rimase sveglio tutta la notte a pensarci su... giovinezza, soldi e belle donne! E tutto questo in cambio dell'anima e lui all'anima manco ci credeva, l'unico problema era come accidenti contattare il diavolo?
Non poteva mettere l'annuncio sul giornale «Cedesi anima, contattare ore serali» né tanto meno il diavolo aveva una segreteria telefonica a cui lasciare il messaggio «La prego richiamarmi a questo numero, anima disponibile in cambio delle solite cose», ci doveva pur essere un metodo più spiccio ed efficace, il racconto diceva per sommi capi come avveniva l'evocazione ma non spiegava tutto al dettaglio e lui proprio dei dettagli aveva bisogno.
Evidentemente doveva rivolgersi a degli esperti o acquistare libri specifici, quindi lesse e rilesse il racconto per vedere se gli fosse sfuggito qualche particolare e poi si mise a riflettere.
In effetti la cosa sembrava semplice e sicura, il diavolo era sempre disposto a pagare bene una buona anima, e la sua di sicuro lo era, dato che aveva sempre vissuto onestamente e morigeratamente, inoltre il diavolo sembrava essere sempre molto più generoso del necessario in cambio di qualche piccola clausola come un segno o una privazione di scarsa entità o un vincolo temporale o oggettivo. Doveva solo fare attenzione a non farsi fregare sempre che trovasse il modo di mettersi in contatto con Lucifero o chi per lui. Non sapeva esattamente a chi doveva rivolgersi e in che modo ma se c'era una procedura standard con un po' di pazienza prima o poi l'avrebbe trovata.
Come era da aspettarsi il giorno dopo si addormentò sul lavoro, la lunga nottata trascorsa in bianco gli fece piombare addosso una terribile sonnolenza da cui si destò solo quando il capoufficio col volto paonazzo gli stava gridando improperi già da alcuni minuti tra le risate dei compagni di stanza.
«Fiorelli ne ho piene le scatole di lei, ringrazi il cielo che con i sindacati non è facile liberarsi di un lavativo, ma d'ora in poi si scordi lo straordinario il sabato, lavori durante la settimana invece di scroccare lo straordinario, se non ce la fa si trattiene fuori orario ma senza retribuzione extra, mi sono spiegato?»
Di fronte al suo sguardo sconvolto quello rincarò acidamente.
«È sempre perennemente in arretrato e la trovo sempre o a dormire o a guardare le mosche e poi si lavi perdio che puzza come un cammello dopo un mese nel deserto!»
Senza straordinari il sabato sarebbe stato nei guai, già con quelli faticava ad arrivare alla fine del mese, senza era addirittura impossibile, avrebbe dovuto stringere la cinghia!
Tentò di scusarsi ma il capoufficio replicò seccamente.
«Il ministero non ha denaro da sprecare per i lavativi e riguardo al suo scatto di anzianità si scordi anche quello, ho già fatto la relazione su di lei e non è lusinghiera, vorrei tanto sbatterla fuori di qui a calci, ma come ho detto ringrazi i sindacati che rendono impossibile licenziare i pesi morti.»
Se ne andò e Pasquale dovette sorbirsi sghignazzamenti e sarcasmi mentre riprendeva il lavoro, dal canto loro i colleghi ripresero le attività abituali, chiacchierando tra loro o ragionando sulla schedina certi che in modo o nell'altro loro l'avrebbero fatta franca.
Durante l'intervallo di pranzo rinunciò ad andare al fast food, doveva tagliare le spese e tanto valeva cominciare subito, così andò a sbirciare nel sottopassaggio dove da qualche tempo avevano aperto una libreria di testi usati e fuori commercio, lì vide un vecchio testo di magia del primo novecento ancora in buone condizioni. Chiese il prezzo e gli risposero con una cifra un po' elevata per le sue tasche, fece qualche rapido calcolo, saltando i pasti e limitando la cena ad un the forse ce la faceva ma non lo acquistò subito, voleva evitare nuovi sarcasmi in ufficio, disse di tenerglielo da parte che passava a prenderlo al termine dell'orario di lavoro.
Aveva il sospetto di fare una corbelleria ma visto come andavano le cose tanto valeva provarci, almeno sarebbe stato un diversivo.
Tornato al lavoro riuscì a non farsi prendere da nuovi colpi di sonno, sgobbò come un mulo per evitare di doversi trattenere fuori orario, sempre pensando al libro che lo attendeva. Un paio di volte intravide il capoufficio che controllava se stava lavorando, fece finta di nulla vincendo la sonnolenza che a tratti lo assaliva.
Finalmente liquidò l'ultima pratica con solo un quarto d'ora di fuori orario e dopo aver perso altrettanto affinché il suo capo controllasse riuscì ad andarsene.
La libreria stava chiudendo ma fece egualmente in tempo ad acquistare il libro.
Era stanco da morire, non aveva pranzato, aveva speso una somma folle per un libro sicuramente inutile ed era più depresso del solito.
Una volta a casa si fece del the e subito si immerse nella lettura del vecchio tomo.
Lesse fino a mezzanotte, poi crollò dal sonno.
Andò avanti così per una settimana, sgobbando come un ciuco, saltando i pasti e dedicandosi la sera a leggere il libro.
Ignorava i commenti dei colleghi e cercava in tutti i modi di non sgarrare, nonostante il rigido regime alimentare che si era imposto non perse un sol chilo di peso mentre in compenso si sentiva sempre stanco e sonnolento ma in qualche modo il the serale gli conciliava il sonno e così riuscì almeno ad evitare di appisolarsi in ufficio.
La sgradita sorpresa la ebbe con la busta paga, le ore di straordinario fatte ad inizio mese non erano state retribuite, tentò di farlo notare e gli risposero che per disposizioni dall'alto erano state tolte dal suo stipendio, non protestò neppure, non ne valeva la pena, in compenso sentì i commenti entusiastici dei colleghi di stanza che avevano tutti ricevuto un cospicuo premio di operosità.
A volte è normale che in un posto di lavoro vi siano delle ingiustizie ma in quel caso l'ingiustizia era tanto più palese in quanto Pasquale ben sapeva quanto poco i suoi colleghi meritassero la gratifica extra.
A casa accantonò le somme necessarie per affitto ed utenze e poi il sabato si recò in un negozio del centro dove vendevano articoli magici, a Roma si trova veramente di tutto e quindi anche un negozio del genere era presente nella capitale.
Secondo il testo gli occorreva un bel po' di materiale e pur rabbrividendo per i prezzi acquistò il tutto annientando la somma disponibile ed intaccando persino il denaro occorrente per pagare le bollette, se tardava qualche giorno a pagare non era la fine del mondo ma del resto se la cosa andava a buon fine non avrebbe più avuto problemi, non è che ci credesse veramente ma a quel punto o andava fino in fondo o era fregato comunque.
Ora si trattava solo di aspettare il periodo propizio ovvero pazientare una decina di giorni e continuare a tirare la cinghia, poi avrebbe provato se il libro diceva il vero.
Si sentiva decisamente stupido a dar retta a cose del genere ma in fondo cosa aveva da perdere? Peggio di così non poteva andare mentre se effettivamente la cosa funzionava si sarebbe preso qualche sospirata rivincita.
Quando giunse il giorno atteso si mise in ferie per cinque giorni, non fu facile ottenerle ma lamentò problemi di salute e conseguenti esami clinici, il fatto che non avesse chiesto la malattia ed anzi consumasse giorni di ferie fece sì che li ottenesse più facilmente.
I suoi colleghi anche per una banale influenza a volte stavano a casa per settimane senza nemmeno un controllo fiscale, lui invece era più che sicuro che il controllo sarebbe immediatamente arrivato e proprio questo voleva evitare per non farsi trovare in casa agghindato come un negromante medievale, ci mancava solo che lo prendessero per matto!
Nelle prime ore della notte distese in terra il tappeto con effigiato sopra il pentacolo, vi depose il libro ed altri oggetti indispensabili, ciotola, incensiere, candele nere sui vertici della stella a cinque punte, indossò la tunica con i simboli cabalistici che tra l'altro gli stava stretta a crepare e diede il via al tutto.
Eseguì minuziosamente la procedura, nella ciotola bruciò un foglietto di carta pergamenata con la sua richiesta: un aspetto decente, un sacco di soldi e due belle donne che lo amassero alla follia e che gli fossero pure fedeli, sulla loro fedeltà era inflessibile, non voleva armare tutto quel casino per farsele soffiare da un collega!
Era certo di avere l'aspetto di un cretino ma dato che era in ballo tanto valeva fare le cose con scrupolo.
Con sua sorpresa poco dopo il termine della lunga invocazione qualcosa si materializzò realmente di fronte a lui, non ci aveva mai creduto veramente ed ora più che contento era veramente terrorizzato.
«Mi hai chiamato, sono venuto...»
Davanti a lui stava un distinto individuo in blazer blu scuro, con una bella cravatta di raso grigio ed un'elegante camicia di seta crema.
Si aspettava qualcosa di infernale con tanto di corna e pelle squamosa non un distinto gentiluomo che sembrava appena reduce da una serata mondana, manifestò la sua perplessità.
«Ma lei è veramente chi ho invocato?»
Il tizio si guardò l'abito poi sorrise.
«Beh anche noi troviamo assai più comoda la moda moderna, è senz'altro più pratica!»
«E il puzzo di zolfo? E le fiamme?»
«Passati di moda, se li vuoi posso provvedere ma non te li consiglio per mandar via l'odore che resta ci vogliono giorni, li vuoi?»
«No, no, va bene anche così se per lei fa lo stesso, dovrei offrirle qualcosa credo ma sono poco esperto, per me è la prima volta che tento una cosa del genere e francamente manco credevo che funzionasse!»
«Una sigaretta ed un whisky li prendo volentieri.»
«Per la sigaretta nessun problema, ma non sapevo che fumasse...»
«È un adorabile vizio umano...»
«Per il whisky, beh ecco io non ne ho va bene dell'acqua minerale?»
«Se non hai altro va bene anche quella.»
«Immagino che avrà con se il contratto.»
«Ovviamente» e lo tirò fuori dalla tasca interna della giacca, Pasquale lo guardò con stupore poi non seppe trattenersi.
«Ma non è su pergamena, è un tabulato da computer!»
«Che vuoi? Anche noi ci siamo un po' modernizzati, oltre tutto col database SQL possiamo tener meglio in ordine gli archivi di dati.»
Era tutto ben diverso da come se lo aspettava ma il tizio sembrava sapere il fatto suo e quindi non sollevò obiezioni.
«Presumo che devo firmare col sangue.»
«Ma non hai una stilografica o una biro ad inchiostro rosso? Basta quella! Se non l'hai usa la mia» e gli porse una bella stilografica placcata oro.
Prima di firmare Pasquale chiese per quanto avrebbe potuto godere dei doni richiesti, insomma se c'erano termini, clausole o fregature del genere.
«Nessun termine o fregatura, fino a che non ti stanchi dei doni richiesti, goditeli e buon divertimento!»
Pasquale si guardò intorno a sé.
«Non vedo alcun cambiamento, non vedo il denaro richiesto o le due donne di stupendo aspetto!»
«Tempo al tempo, l'aspetto fisico migliorerà gradualmente, per i soldi gioca la schedina, vincerai ogni volta che ne farai una, in tal modo avrai tutto il denaro che ti occorre ed anche di più, per quanto riguarda le due donne innamorate e fedeli, beh c'è un serio problema, sulla terra non ci sono donne che rispondono a questi requisiti, se ti accontenti posso darti due demonesse.»
«Sono belle?»
«Ti piaceranno e faranno sbavare i tuoi colleghi stanne certo.»
«Sai dei miei colleghi?»
«So che finora hai avuto una vita da schifo, sarà divertente vedere quello che farai.»
Gli diede un'anforetta colma di polvere luminescente.
«Versane un po' in terra alle tue spalle in due punti e il resto davanti a te, ora se non ti dispiace io me ne tornerei al party.»
Scomparve e Pasquale eseguì l'operazione con cura, versò due mucchietti di polvere in due punti ben distanziati dietro di sé poi il resto davanti a sé, mentre faceva questo udì un forte ronzio dietro e giratosi con vago timore assistè alla materializzazione di due splendide bionde in succinto bikini verde smeraldo.
Era senza parole, era tutto maledettamente vero e sperava solo che lo trovassero di loro gradimento.
Una delle due lo guardò dall'alto in basso poi commentò rivolgendosi all'altra.
«Beh poteva capitarci di peggio.»
L'altra annuì e aggiunse.
«Per fortuna che ha chiesto anche un aspetto fisico migliore, comunque nel complesso non fa proprio schifo, ti ricordi l'ungherese di 200 anni fa?»
L'altra rabbrividì
«Per carità non me lo ricordare era davvero un cesso ed oltre tutto era pure un sadico, questo invece sembra un bonaccione, sì credo che stavolta sarà divertente, dagli il tempo di acquistare un aspetto più decente e poi...»
«Per quanto dobbiamo stare con lui?»
«Pare che non ci siano scadenze!»
«Ah bene, mi piace la terra e lì da noi cominciavo ad annoiarmi.»
Pasquale aveva ascoltato il loro dialogo con stupore e si chiedeva se c'era qualcosa che potesse fare per loro.
«Beh domani procuraci dei vestiti, sennò non possiamo andare in giro così, per ora comunque non ne abbiamo bisogno - si tolse il bikini imitata dall'altra e mentre il pover'uomo diventava paonazzo dall'imbarazzo aggiunse - hai un letto grande? Sennò in tre non ci stiamo.»
Pasquale si sentiva la lingua felpata, ansimò «È matrimoniale...»
«Ah bene - fece una - cominciamo subito dai.»
Lo trascinarono in camera da letto e se lo lavorarono per bene, Pasquale squittiva come un criceto e nonostante la sua grassezza le due ragazze furono molto soddisfatte.
Il mattino dopo era spompato ma felice, si guardò allo specchio, sembrava un altro, poi si accorse che le mani non gli sudavano più e che anche il suo abituale odore di rancido era scomparso, anzi sembrava anche più asciutto, la bilancia infatti confermò la sua impressione, era calato di ben 5 kg! Da 137 era sceso a 132! In una sola notte aveva ottenuto più che in due mesi di ferree diete...
Ora doveva pensare ai soldi, disse alle ragazze che usciva un attimo e che al ritorno avrebbero fatto colazione.
«Porta i cornetti!» fece una, l'altra rise e Pasquale annuì, beh certo - pensava - vista la loro origine era una richiesta più che legittima.
Ora si trattava di fare la schedina, lui a dire il vero di calcio non capiva un piffero ma era fiducioso che avrebbe funzionato come tutto il resto.
Al bar di fronte casa prese una decina di cornetti e compilò la schedina mettendo i segni a caso, il gestore, un romanista incallito sghignazzò vedendo che aveva dato la Roma perdente nel derby, assieme ad altri pronostici a dir poco folli.
«Ihihih la Roma perdente con la Lazio, povero illuso, manco tra mille anni vinci con una schedina del genere!»
«Poche chiacchiere e la convalidi.»
«Mi permetta ma lei di calcio non capisce un tubo.»
Beh del resto che poteva aspettarsi in un bar pieno di gagliardetti della Roma e che pomposamente si chiamava Bar Forza Lupi? Comunque la giocò e tornò a casa, ora doveva aspettare un paio di giorni e poi avrebbe saputo se aveva preso almeno un 12 ma si sentiva ottimista e non fu deluso.

Trascorse il weekend in modo superlativo, le due ragazze erano davvero in gamba e lui se la spassò come un riccio, non avevano la minima inibizione e lui si dimenticò persino delle ore dei pasti.
La domenica pomeriggio ascoltò Tutto il calcio minuto per minuto e senza eccessiva sorpresa vide i risultati incasellarsi uno dopo l'altro nei suoi assurdi pronostici, aveva fatto 13! Aveva vinto una barca di miliardi dato che era l'unico 13 visto gli assurdi esiti delle partite più importanti, la Lazio ad esempio aveva letteralmente strapazzato la Roma e lui si immaginava la disperazione del gestore del bar con un sogghigno mefistofelico.
Il giorno dopo di buon ora si recò da un avvocato e gli affidò la schedina per l'incasso della vincita, avrebbe dovuto attendere un paio di mesi per poter disporre dell'intera somma, ma in cambio di una succosissima parcella l'avvocato era disposto a dargli di sua tasca una decina di milioni ma solo dopo aver accertato che la schedina era effettivamente valida e pagabile, se lui tornava in studio il giorno dopo avrebbe avuto una risposta, non fece obiezioni, era una richiesta più che legittima e con quei dieci milioni poteva pensare al guardaroba delle ragazze, a darsi una ripulita e a spassarsela fino al momento di metter le mani sull'intera vincita.
La parcella era da rapina ed in più l'avvocato voleva anche il 10% sottobanco e senza fattura, una somma enorme, ma in cambio gli avrebbe aperto anche numerosi conti bancari e suggerito come impiegare il denaro senza farsi troppo dissanguare dalle tasse, del resto a dissanguarlo ci pensava già lui.
Pasquale non battè ciglio, sapeva di poter ripetere la vincita ogni volta che avesse voluto e gli faceva comodo aver sottomano chi lo avrebbe liberato di qualche noia per le riscossioni.
Il suo aspetto era già considerevolmente migliorato, in soli 4 giorni era già sceso a 122 kg, si sentiva da dio a parte che dormiva pochissimo, ma solo perché era impegnato in altro modo, le due ragazze infatti erano scatenate e lui non era da meno.

Il giorno dopo l'avvocato gli fece trovare l'assegno e gli disse di star tranquillo, anzi se aveva bisogno di altro denaro lui era a sua completa disposizione!
Versò subito il denaro sul suo esangue conto bancario e poi passò il pomeriggio in un negozio di abbigliamento per uomo e in un paio di boutique di classe.
Non sapeva esattamente cosa comprare per le ragazze, in tutta franchezza le preferiva nude, tuttavia scelse due vestiti semplici ma graziosi, l'importante che avessero qualcosa da mettersi per poter uscire poi al resto avrebbero pensato loro.
Mercoledì tornò in ufficio, dopo aver lasciato del denaro alle ragazze affinché si acquistassero abiti di loro gusto e chiedendo loro di passare a prenderlo in ufficio un po' prima del termine dell'orario di lavoro in modo da far schiattare d'invidia i suoi colleghi.
Era elegantissimo, un bel vestito primaverile in shantung di seta crema, scarpe Ferragamo, cravatta Yves Saint Laurent, gemelli d'oro massiccio, una leggera barba a corona e quel che più conta un aspetto assai più asciutto, la bilancia ora segnava 113 e mezzo, quasi 20 kg in meno e si notava!
Prima di entrare nel suo reparto si recò dal capo divisione, confabulò a lungo con lui poi si congedò con una stretta di mano ed un largo sorriso, l'altro stava letteralmente sbavando.
Finalmente con quasi un'ora di ritardo entrò nella sua stanza e davanti allo sguardo allibito dei colleghi, mise i piedi sulla scrivania e si mise a leggere il quotidiano sibilando.
«Lavorate schiavi»
Non passarono dieci minuti che arrivò furente il capoufficio.
«Fiorelli cosa minchia crede di fare?»
«Dott. Fiorelli, prego, ho una laurea qualora lo avessi dimenticato - volutamente gli dava del tu continuando a leggere il giornale - e portami un cappuccino con due cornetti Ciccio, che non ho fatto colazione, e alla svelta!»
I colleghi erano allibiti, il capoufficio era paonazzo e urlava mentre Pasquale con indifferenza continuava a leggere il giornale fregandosene.
«Non finisce qui, vado dal capo divisione, il suo comportamento ha passato ogni limite!»
Mentre si allontanava lui gli disse sarcasticamente continuando a leggere il giornale.
«Evita di sbattere la porta Ciccio
Non fece in tempo a finire la frase che il fragore della porta sbattuta con violenza rintronò nell'ambiente... uno dei colleghi azzardò.
«Pasqua' niente niente avessi fatto 13?»
«Il dott. Fiorelli vale anche per te e per tutti gli altri, anzi, a proposito - tirò giù il giornale e guardò le pratiche accumulate sulla scrivania - dividetevi 'sta roba io ho altro da fare e portatemi il cappuccino coi cornetti, visto che Ciccio non intende farlo - schiaffò un centone sul tavolo e riprese la lettura del quotidiano - chi va può tenere il resto, io ne ho una collezione.»
Si accapigliarono tra di loro per impossessarsi della banconota e si divisero le sue pratiche senza farselo ripetere, l'idea di quella collezione li faceva ansimare per l'avidità. A tempo di record cappuccino e cornetti furono sulla scrivania posati con cura dal servile collega che aveva vinto la corsa all'oro.
Sentiva i commenti sussurrati tra loro.
«Non c'è dubbio è lui che ha fatto 13, la schedina vincente è stata giocata vicino casa sua!»
«Ma hai visto come ha trattato il capo?»
«Perché tu che faresti se avessi vinto tutti quei miliardi?»
«Oh Madonna non farmici pensare...»
«Noi qui a ragionare sui pronostici, a farci il culo per giorni e lui paf azzecca una schedina impossibile, non c'è giustizia a 'sto mondo!»
«Ma hai visto come è vestito? Come ha fatto ad incassare subito?»
«Beh semplice porti la schedina da un avvocato o da un notaio, prometti una bella fetta e l'anticipo te lo danno loro.»
«Già, già vero non ci avevo pensato, furbo Pasquale!»
«Shhhh dr. Fiorelli, ora è il dott. Fiorelli!»
«Perché non lo era anche prima?»
«Sì, ma ora ha i soldi... e tanti!»
«Ma il capo è andato dal superiore come credi che andrà a finire?»
«Aspettiamo e lo sapremo»
Pasquale se la godeva come un matto, servi nati, bastava che uno avesse potere o denaro e subito leccavano con consumata abilità.
La porta si riaprì e il capo divisione ed il capo ufficio entrarono in stanza, tutti si azzittirono di colpo.
Pasquale ripiegò il giornale e guardò i due con sguardo bovino.
Il capo ufficio era furente, si vedeva benissimo, ma tratteneva l'ira con sforzi inumani.
«Dr. Fiorelli, il capoufficio intende scusarsi con lei, vero Ciccio
«Si certo - e digrignava i denti - le chiedo scusa per aver alzato la voce, Dr. Fiorelli - calcando sul dr. suo malgrado - forse le va ancora quel cappuccino...»
«Fa nulla Ciccio, scuse accettate, ma domani mi raccomando, ben caldo e con molta schiuma» e strizzò l'occhio al capo divisione che rispose con un amabile sorriso.
Se ne andarono lasciando sgomenti gli impiegati in stanza che subito ripresero i commenti a voce bassissima.
«Hai visto? Si è comprato il capo divisione!»
«E che è che non compri se hai denaro?»
«Porca vacca questo bisogna tenerselo buono, mi ci gioco le palle che tra qualche mese qui comanda lui!»
«Qualche mese? Già comanda adesso!»
Pasquale prese il pacchetto di sigarette e si accorse come per caso che erano finite, si guardò intorno poi pose sul tavolo un altro centone.
«Ho finito le sigarette, chi va a comprarmele?»
Si scatenò una seconda corsa all'oro.
«Io, io!»
«No tu no, tu hai già pensato al cappuccino, ora tocca ad un altro»
«Io ci ho la rata della macchina che mi scade, vado io»
«Io ci ho il mutuo della casa...»
La spuntò quello del mutuo che si scapicollò per portare le sigarette alla velocità di un fulmine, anzi ne portò tre pacchetti, ritenendosi più che soddisfatto dell'ampio resto.
In fondo Pasquale se la stava spassando, i suoi colleghi si spaccavano in quattro per accontentarlo in ogni cosa, a pranzo lo vollero assieme a loro e fecero solo la mossa di voler pagare la loro quota ben sapendo che il ricco collega si sarebbe di buon grado fatto carico dell'intero importo, come infatti avvenne.
Si sentiva come un signorotto feudale circondato da una servile corte di adulatori.
«Dr. Fiorelli, ha davvero un altro aspetto e poi vestito così con gusto...»
Una collega che sempre lo aveva schifato con alterigia si mise sfacciatamente a corteggiarlo.
«Vero ragazzi? Io l'ho sempre detto che è un bell'uomo, bastava solo che si snellisse un po' e poi sarebbe stato perfetto!» dannata bugiarda, era quella che con più insofferenza degli altri faceva notare che puzzava di sudore, spalancando la finestra anche in pieno inverno fingendo di sentirsi mancare per il tanfo, ora invece poco ci mancava che gli sbavasse addosso.
Del resto non era la sola anche le due morette della sala fotocopie facevano di tutto per mettersi in mostra, una anzi gli fece piedino pur di attirarne l'attenzione.
Si rendevano ridicoli e lui ne godeva, fino a pochi giorni prima era oggetto di risate e sarcasmi ora invece lo coccolavano senza alcun pudore.
Lo choc più grande lo ebbero quando le due ragazze vennero a prenderlo poco prima del termine dell'orario di lavoro, se qualche sua collega ancora sperava di spuntarla vide crollare di colpo ogni speranza, le due bionde erano uno schianto, indossavano due minigonne vertiginose e data la giornata calda erano anche considerevolmente scollate.
I suoi colleghi lo guardarono allontanarsi dopo aver preso posto su un'alfetta 2000 assieme alle due vikinghe che non avevano occhi che per lui.
Non sentì i commenti ma poteva immaginarli, si sarebbero fatti tagliare un braccio pur di essere al suo posto, le colleghe invece tentavano di trovare difetti nelle due stangone che lo accompagnavano ma senza nessun successo, dato che tutti gli altri erano ancora sotto choc.

Il giorno dopo non fu privo di nuove eccitanti novità, il capoufficio chiese ed ottenne il trasferimento ad altro reparto e Pasquale venne messo al suo posto, grazie alla lunga permanenza ed alle sue indiscusse capacità, scuse buone ma alla cui radice era ovviamente il colloquio del giorno prima.
I colleghi non fecero obiezioni, in fondo se lo aspettavano, questo non impedì loro di scatenarsi in una gara di piaggeria mai vista prima.
Pasquale avrebbe ormai potuto fare a meno del lavoro, anche il consistente aumento di stipendio, che un tempo lo avrebbe fatto ululare di gioia, ora gli era del tutto indifferente, i soldi non erano più un problema, ma si divertiva a vederli servili, era una vendetta piacevolissima, l'unico rammarico era che il capoufficio tutto sommato avesse mostrato più dignità del previsto chiedendo il trasferimento invece di rimanere lì a farsi umiliare come lui avrebbe maggiormente preferito.
Ora aveva una bella stanza tutta per se e bastava che latrasse un ordine nell'interfono che subito un ex collega di stanza subito accorreva dopo aver vinto il sorteggio. Lui era generoso e si divertiva, al loro posto avrebbe preferito schiattare piuttosto che umiliarsi, ma loro come più volte diceva a se stesso erano servi nati e leccaculo professionisti quindi si meritavano di esser trattati come tali.
Rosa dell'ufficio fotocopie approfittò di una sua chiamata per dirgli esplicitamente che era disposta a fare qualunque cosa lui le chiedesse e per qualunque cosa intendeva proprio tutto! Un tempo lui aveva provato a corteggiarla e ne era stato respinto in malo modo, ora paragonandola alle due che vivevano con lui si chiedeva cosa accidenti avesse visto in lei in passato, non era nemmeno lontanamente paragonabile alle sue due stupende bionde anzi era decisamente ordinaria e vestiva anche in modo molto volgare.
Rifiutò in modo secco e deciso, riproponendosi in futuro di non darle più modo di importunarlo con sue offerte.
Quel giorno si dedicò a cercare sugli annunci economici una bella casa più adatta lui del misero bicamere con vista sul cortile in cui aveva sino a quel giorno alloggiato.
Trovò un suntuoso superattico di sette camere in zona Prati, interamente ristrutturato e con ampio terrazzo, chiedevano una cifra folle, diede loro il numero telefonico dell'avvocato a cui aveva dato pieno mandato per l'acquisto del nuovo alloggio.
Nonostante queste spese e nonostante che non fosse ancora entrato in possesso del capitale non si preoccupava, non ne aveva motivo, l'acquisto dell'attico avrebbe intaccato solo in parte la vincita ed era di poco superiore a quanto promesso sottobanco al legale e in ogni caso poteva reintegrare la cifra residua con una nuova vincita se solo ne avesse avuto bisogno.
Insomma tutto andava per il meglio e iniziava pure a chiedersi se doveva accontentarsi di essere solo un capoufficio o se invece non potesse aspirare a qualcosa di più... con il suo denaro avrebbe potuto fare qualunque cosa, anche finanziarsi una campagna politica per diventare senatore, non vi erano limiti alle sue possibilità future e lui se ne rese conto con un sorriso...

Ecco fermiamoci qui, Pasquale è ormai tranquillo, le sue condizioni economiche sono eccellenti, ha due splendide figliole che lo contentano in ogni suo desiderio, ha appena deciso di prendere un bellissimo superattico, ha preso persino il posto del suo odiato ex-capoufficio e quei colleghi che un tempo lo deridevano e beffeggiavano ora sono con lui servili e rispettosi, inoltre ha già acquisito un fisico meno ripugnante, sparito quel sudore nauseante è già più snello di una settimana prima, ora veste con eleganza e a poco a poco gli stanno persino ricrescendo i capelli.
Ovviamente ci si aspetta un finale con morale annessa, bene o male ha firmato un patto con la condizione che i benefici sarebbero durati fino a che non si fosse stancato dopo di che avrebbe dovuto pagare il prezzo fissato.
Vediamo quindi di fare una piccola inchiesta...
«Ecco si lei signora, come pensa sia andata a finire?»
«Adesso quello brucia all'inferno, ha fatto un patto col diavolo e questa è la fine che si merita, oltre tutto ha pure due demonesse come concubine e ci fa le porcherie insieme, all'inferno deve andare, quello è il posto suo!»
Uhm forse un po' troppo severa, sentiamone un altro.
«Lei che ne pensa? Come è andata a finire?»
«Semplice, ha un casino di soldi, sta facendo carriera quindi si butterà presto in politica diventando avido come sempre sono stati i politici, alla fine nauseato della sua vita corrotta si ucciderà finendo finalmente all'inferno!»
«A quanto pare giudizi severi, possibile che nessuno è un po' più ottimista?»
«Beh non nego che avesse una vita da schifo prima, ma adesso si sta vendicando e presto la farà pagar cara a tutti quelli che in passato lo hanno umiliato, è naturale, io stesso al posto suo farei altrettanto, non approvo i mezzi ma ora che ha la possibilità è evidente che la sfrutta fino in fondo...»
Ecco in pratica per tutti non può esserci un lieto fine, anzi qualcuno ha persino azzardato che stanco della sua vita viziosa chiedesse anticipatamente la risoluzione del contratto. Qualcuno più sarcasticamente ha persino chiesto informazioni per fare altrettanto, nessuno vede né ravvedimento né un finale più ottimistico, invece - sorpresa! - il finale è quello che nessuno si aspetta...

Dopo un paio d'anni Pasquale ha dentro il ministero un potere enorme, dapprima nominato caporeparto, in poco tempo assume il controllo dell'intera divisione, potrebbe fare a meno del lavoro eppure ogni mattina è puntuale al suo posto, vive agiatamente e le due donne che vivono con lui sono pienamente soddisfatte, non si è minimamente stancato del suo benessere anzi ha fatto molte altre vincite miliardarie, il suo peso si è stabilizzato sui 72 kg e non si è mai sentito meglio in salute, sempre elegante, sempre gioviale, si gode la vita come non ha mai fatto in passato.
Avido? No, non direi, con l'aiuto dell'avvocato che ritirò la sua prima vincita ha creato una specie di centro di assistenza per persone che nel mondo del lavoro subiscono ingiuste umiliazioni o che faticano a sbarcare il lunario, lui ci è passato e sa bene cosa vuol dire una notte insonne a rimuginare e a chiedersi perché la vita deve esser così dura, le enormi somme guadagnate con le vincite gli servono per aiutare altre vittime come lui stesso era un tempo. Se necessario avvia a sue spese i processi e nei primi due anni ha già ottenuto molti risultati lusinghieri, molti lavoratori oggetto di sfruttamento e soperchierie soprattutto negli studi professionali - i meno controllati dai sindacati - hanno ottenuto congrui risarcimenti ed hanno trovato grazie al denaro di Pasquale posti di lavoro più umani e dignitosi, altri che faticano a tirare avanti con stipendi da fame hanno potuto rivolgersi a lui ed ottenere aiuti anche ingenti, nessuno si è sentito chiudere la porta in faccia.
Ovvio prende informazioni ma se accerta che la denuncia è vera si spacca in quattro per tirare fuori il malcapitato da una situazione senza uscita, vive nell'agio è vero ma non lo fa pesare e soprattutto casa sua è sempre aperta a chi cerca aiuto.
Lavora con coscienza ed è il miglior capodivisione che il ministero abbia mai avuto, l'unica sua debolezza sono le piaggerie degli ex colleghi di un tempo, ha ricevuto da loro troppi sgarbi e sarcasmi in passato che quindi ora è piacevole per lui vederli così ruffiani ma in ogni caso non li umilia e paga abbondantemente qualunque cosa chiede loro.
Passati altri dieci anni Pasquale, divenuto senatore, promulga un'importantissima legge quadro per la tutela dei lavoratori contro gli sfruttamenti insensati, creando una fondazione speciale - telefono giallo - funzionante giorno e notte a cui potevano essere segnalati casi di lavoro nero, sfruttamento, condizioni inumane di lavoro, molestie e umiliazioni immotivate, non ultimi i licenziamenti per sopravvenute invalidità.
La sua legge in breve tempo ha migliorato in modo incredibile le condizioni di lavoro, molti studi professionali sono stati condannati a pesantissimi risarcimenti ed in alcuni casi sono stati chiusi dopo la radiazione del titolare dal relativo albo.
Un giorno infine le due ragazze che vivevano con lui gli comunicarono che chi aveva il suo contratto voleva parlargli, fece presente che non era affatto stanco del suo benessere e che in ogni caso aveva ancora molti ottimi progetti da varare, ma loro furono inflessibili e lui nuovamente effettuò l'evocazione rassegnato a pagare il prezzo dovuto...

«Ecco, desiderava parlarmi, però - ripeto - sono ben soddisfatto di questa vita e continuerei molto volentieri ma immagino che vi siano clausole di cui non sono a conoscenza...»
«No nessuna clausola, volevo semplicemente restituirti il contratto, puoi distruggerlo se vuoi o conservarlo per ricordo, hai fatto un buon lavoro e non meriteresti una punizione, vedi in passato molti hanno chiesto ciò che hai chiesto tu, una volta ottenuti i benefici si sono trasformati in belve assetate di ricchezza e potere, le loro anime quindi erano mie a buon diritto, ma tu invece? Hai avuto benessere, ricchezza e ne hai fatto buon uso, non è facile resistere alle tentazioni e con i tuoi mezzi avresti potuto fare scelte ben differenti. Al principale del piano di sopra è molto piaciuta l'idea del telefono giallo, tu nemmeno immagini quante persone hai salvato dal suicidio o dalla disperazione, quindi perché dovresti esser dannato? Ci sono molti mezzi per fare del bene e tu ne hai fatto moltissimo, per quel che mi risulta sei l'unico che ha sfruttato quanto ha avuto in un modo così umanitario...»
«E le ragazze? Posso tenerle? Mi dispiacerebbe davvero separarmi da loro...»
«Stai tranquillo, loro si trovano bene con te e con te restano.»
Sparì e Pasquale continuò la sua incessante opera in difesa del lavoratore e per quanto mi consta è ancora ben felice di godere di questi benefici per lunghi e lunghi anni ancora.

Vi è una morale in questo? Direi di sì, la ricchezza ed il potere possono corrompere il migliore degli uomini ma possono anche essere sfruttate con molta saggezza per il bene degli altri, in questo caso non vi è peccato e non vi è motivo di punire chi dopo aver scontato l'inferno in terra vuole evitare che questo accada ad altri infelici.
Ovviamente il vero nome di Pasquale è un altro ed io stesso mi sono rivolto a lui chiedendo aiuto dopo che per l'invalidità che mi ha colpito mi son ritrovato anche senza lavoro. Mi ha dato appuntamento in un bar della capitale e dopo avermi ascoltato a lungo, ha preso accuratamente appunto del mio recapito, mi ha promesso di fare qualcosa al più presto e poi accompagnato dalle sue deliziose compagne è rimontato sulla sua Alfetta 2000 color crema non senza aver prima pagato il conto lasciando un'ampia mancia al cameriere.

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Ho letto moltissimi racconti sui patti col diavolo ed il finale è sempre analogo, il contratto cela sempre una fregatura ed il diavolo riscuote anzitempo l'anima dell'incauto... Solo in un caso l'ho visto gabbato, nel bellissimo film francese Marguerite de la nuit, ma a parte questo la sostanza non cambia, qui invece non c'è trucco ne inganno ed anzi vi è un finale decisamente diverso dal solito, forse per dire ironicamente che il diavolo non è brutto come lo si dipinge ma che al contrario lo sono certi datori di lavoro e certi ambienti lavorativi che spesso portano alla disperazione se non peggio i malcapitati che vi si trovano schiavi senza possibilità di scampo, ne so qualcosa...
Il racconto come mia abitudine è stato scritto in due giorni, tra il 27 ed il 28 giugno 2000, la sera del 27 arrivai all'acida battuta del capoufficio "...si lavi puzza come un cammello..." il giorno dopo lo portai a termine.
Non nascondo che il finale doveva esser diverso, ovvero in stile con gli altri del genere, ovvero con la fregatura finale, poi nella notte ebbi l'idea di dargli questo finale.
L'idea del telefono giallo non è del tutto sballata, anzi... là dove i sindacati nulla possono o se ne fregano d'intervenire, davvero ci sarebbe bisogno di qualcuno in grado di aiutare sul serio e non a chiacchiere, io ad esempio alcuni anni fa provai a rivolgermi al sindacato del partito al governo, ma quando vidi che a loro interessava più tesserarmi che aiutarmi seriamente rinunciai ed andai incontro alla catastrofe, così oggi semicieco vivo con una modesta pensione anticipata dopo un assurdo licenziamento fattomi pervenire durante il mio quinto ricovero... Ad onor del vero devo dire che l'unico sindacato che mi aiutò in qualche modo fu solo quello di destra, ma purtroppo mi rivolsi a loro solo quando era ormai troppo tardi: l'occhio era ormai perso! Ma almeno fecero realmente qualcosa senza pretendere tesseramenti. Certo, ci vorrebbe davvero un Fiorelli, disposto ad agire con coraggio e decisione, ma purtroppo persone così esistono solo nei miei sogni!
Come ultima annotazione il racconto è direttamente ispirato alla bella immagine di Don Maitz posta in apertura.


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