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Luis Royo
Self Portrait


A volte la ricerca di monete rare mi porta a strani incontri, è normale per un collezionista rovistare in bugigattoli polverosi, negozietti antiquari del quartiere ebreo o bancarelle nelle fiere di paese, spesso in questi luoghi tra tante patacche senza valore si possono trovare vere sorprese, nelle fiere di paese ad esempio ho trovato vere rarità, monete che qualche contadino arando aveva trovato sepolte e poi vendute per poche lire ignorando di cosa si trattasse, a volte le condizioni di questi pezzi sono decisamente sconfortanti e solo il mio acuto occhio di collezionista riesce a vedere un tesoro là dove gli altri vedono solo un disco di metallo corroso ed illegibile.
Ma il mio pezzo più prezioso che per nessun motivo venderei ad altri l'ho acquisito in un modo che ancora oggi mi sembra assurdo e vagamente inquietante.
Quell'estate mi trovavo ad una delle tante fiere di paese ricche solo di chiasso e di ciarpame senza valore, nei pressi del Lago di Nemi, avevo infatti approfittato della gita effettuata allo scopo di visitare il capannone dove erano conservate le due navi romane ripescate dal lago per dare uno sguardo alla piccola fiera locale. Speravo in un certo senso che qualche abitante del luogo avesse ripescato anche qualche preziositÓ numismatica e volesse disfarsene nella fiera.
Il ritrovamento della seconda nave è stato propagandato con tutti mezzi dal gerarca locale ed il Duce ha fatto stanziare una grossa somma per trasformare questo capannone in un museo.
Le navi sono in perfetto stato di conservazione ma ciò che più conta - penso io - è che assieme ad esse potrebbero esser state ritrovate per caso da abitanti del luogo anche monete di epoca imperiale e la fiera potrebbe essere una buona idea per vedere se posso procurarmi un esemplare in buono stato.
In effetti qualcosa c'era, un luogo del genere deveva esser ricco di tesori nel sottosuolo e mi bastò accennare a cosa cercassi che subito uno di loro mi disse che il nonno aveva trovato delle monete alcuni anni prima scavando un pozzo per irrigare i suoi terreni.
Se ero interessato potevo chiedere direttamente a lui dato che era in giro per la fiera e prima o poi sarebbe capitato lì.
Il vecchio contadino aveva realmente trovato qualcosa e mandò un ragazzino a prendere in casa sua il cofanetto dove le conservava.
Quando finalmente potei vederle mi resi conto che si trattava solo di vecchie monete di epoca imprecisata dato che le condizioni di conservazione erano pessime e non era assolutamente possibile identificarne la natura.
Scossi la testa deluso e abbandonata la fiera mi recai a vedere le navi romane prima di riprendere la corriera e tornare nella capitale.
Le navi erano state ripescate in perfette condizioni, una tre anni fa, nel 29, la seconda invece era lì da soli due mesi. Vi era anche una scolaresca in visita e la maestra rigosamente in camicia nera stava loro spiegando l'importanza dello straordinario ritrovamento. Su una parete una targa fatta apporre dal Duce in persona preannunciava la prossima trasformazione del capannone in museo per meglio conservare i preziosi reperti.
In parte ascoltavo le spiegazioni della maestra ed in parte contemplavo lei, la camicia nera di giovane italiana le donava molto e faceva risaltare il bronzo dorato dei suoi capelli, quindi mi accorsi solo dopo un pò che un uomo in livrea tentava discretamente di attirare la mia attenzione.
Poteva essere il maggiordomo al servizio di un nobilotto di provincia ma comunque sia il suo aspetto era dignitoso ed elegante. Bene o male quasi tutte le grandi casate nobiliari romane hanno vasti possedimenti nei pressi dei bellissimi laghi del lazio, Torlonia, Orsini, Odescalchi... non rammentavo a chi appartenesse il feudo di Nemi ma con molta probabilità avrei avuto modo di saperlo quanto prima.
Salutai romanamente come d'uso e la risposta un pò sforzata e quasi annoiata mi mise in leggero allarme.
«Sì sì, certamente, ora usa così!»
Ora? Dopo un decennio di era fascista dire ora mi appariva alquanto insolito, dovevo forse informare il podestà locale? Riprese subito il suo contegno di indifferenza e aggiunse.
«Voi cercate monete antiche, ho ascoltato quanto dicevate mentre attraversavo la fiera, il mio padrone ha sicuramente ciò che a voi può interessare. Se volete seguirmi.»
Lo seguii fuori del capannone delle navi sino ad un'elegante Isotta Fraschini color crema, mi aprì la porta ed io mi accomodai assolutamente certo che il suo padrone doveva essere molto benestante e sicuramente di eccellente ed antica nobiltà, non sono molti che possono permettersi una macchina così prestigiosa ed elegantemente accessoriata.
Pur tuttavia non potevo evitare una stoccatina.
«Ho avuto l'impressione di un leggero sarcasmo nel vostro voi e riguardo al saluto romano, era davvero solo una mia impressione?»
Rispose con indifferenza. «Scimmiottare un impero leggendario merita sarcasmo, non si offenda ma io e il mio padrone troviamo di pessimo gusto questo pacchiano revival, apprezziamo il culto di Roma, fu una grande città, forse troppo per quei tempi, ma quello di oggi è solo folklore ed avanspettacolo».
Ero allibito. Una spiata e per loro potevano essere guai seri, molto seri.
«Preferisco far finta di non aver sentito, ma ascoltate il mio consiglio, non fate commenti del genere con troppa leggerezza, non si sa mai chi potrebbe ascoltarli.»
Si girò un istante e mi guardò con un sorrisetto ironico, poi avviò la macchina e non disse più nulla per tutto il tragitto, la sua aria di indifferente superiorità mi urtava, ma al tempo stesso incuteva timore, in un certo senso solo chi è assolutamente intoccabile può permettersi certi atteggiamenti e per quanto fossi di idee molto democratiche non tolleravo atteggiamenti del genere da un servitore o maggiordomo che fosse, ne avrei accennato al suo padrone, certe frasi fuori luogo potevano creare problemi anche a lui, era bene che ne fosse informato.
Dopo un breve tragitto uscimmo dalla cittadina prendendo una via secondaria e in pochi minuti raggiungemmo una stupenda villa in stile romano, probabilmente realizzata in linea con gli importanti ritrovamenti di quegli anni nel lago, ma con eleganza e gusto davvero sublime, al cancello una scritta scolpita in pietra, Domus Aurea... non potei trattenere una risata mentre scendevo dalla macchina.
Il servitore mi guardò interrogativamente. «Cosa desta la sua ironia? Forse l'architettura della villa le sembra troppo appariscente?»
«Il nome, Domus Aurea, francamente eccessivo! L'unica vera Domus Aurea è a Roma, vicino al Colosseo, i resti della Villa Imperiale dell'imperatore folle, Nerone il piromane».
Mi diede un'occhiata di gelo «A volte i giudizi dei posteri sono falsi ed infamanti, fondati solo su calunnie... riguardo alla villa ha pieno diritto di portare il suo nome».
«È una copia dell'originale? A me non sembra, ho visitato la vera domus aurea...»
Lasciai perdere, non mi ascoltava, in ogni caso ero incuriosito di conoscere il padrone, sicuramente un nobile ricco a palate col culto dell'antica roma, quindi attesi di buon grado nell'atrium, osservando i bassorilievi che correvano intorno alle pareti in alto, un pò ovunque si notava la presenza ossessiva di una cetra, scene di guerra, scene di ippodromo, alcuni affreschi alle pareti, di stupenda bellezza, ricordavano analoghi visti a Pompei, anche l'arredamento era in stile romano antico, mentre i pesanti tendaggi in porpora e oro, schermavano gradevolmente l'aria un pò torrida dell'estate imminente, al centro dell'atrium una vasta vasca con un mosaico sul fondo rappresentante guizzi di delfini e nella vasca molte murene, strana scelta in fondo ma non incongra dato che nell'antica Roma erano un pasto assai prelibato e ricercato.
Il servitore tornò dopo pochi minuti.
«Il mio padrone è stato avvisato, l'ora è tarda pertanto sarà ospite a cena e pernotterà qui, domani ho ordine di accompagnarla a Roma in macchina, se desidera rinfrescarsi segua questo corridoio, la terza porta è un bagno di gusto moderno che certamente troverà di suo gradimento, poi torni qui, la accompagnerò nella sala da banchetto, se ha sete, su quello stipo vi è dell'eccellente Falerno.»
Scomparve nuovamente ed io non esitai ad approfittare del bagno e del Falerno, entrambi furono una vera sorpresa, i rubinetti in bagno avevano manopole dorate a forma di amorini e tutto il locale era rivestito da mosaici con scene di dei dell'antica Roma, il Falerno poi era squisito, freddo al punto giusto ed insaporito con spezie che non riuscivo ad identificare ma che lo rendevano gradevolissimo al palato.
Matto o no che fosse, il padrone di quella straordinaria villa aveva gusti di rara eleganza anche se eccessivamente echeggianti il culto di Roma in voga nel periodo.
A quel punto non aveva importanza se avrei davvero trovato qualche interessante moneta per la mia collezione, l'inusitata esperienza era già essa stessa inaspettata e gradita.
Ero curioso di conoscere questo personaggio e l'attesa non mi pesava, soprattutto grazie all'eccellente Falerno a mia disposizione.
Alla fine tornò il servitore che mi guidò in un lungo corridoio fiancheggiato da arazzi in stile neoclassico sino ad un'enorme sala da pranzo, o meglio da banchetto come aveva detto il servitore, confesso che temevo di dover mangiare su un triclinio, ma fortunatamente il padrone di quella sconcertante villa almeno in questo aveva avuto un pò di buon senso, un lungo elegante tavolo, con due posti alle estremità apparecchiati con normalissime posate e calici di cristallo rosato.
Non sapevo se attendere in piedi o sedermi, se dovevo alzarmi quando lui fosse entrato, forse a causa del troppo Falerno bevuto sentivo la testa girare, così mi sedetti, pronto semmai ad alzarmi quando fosse arrivato.
Lui entrò, in quest'epoca di camicie nere nulla poteva stupirmi di più del suo incredibile abbigliamento, una casacca alla russa in raso bianco, stretta in vita da una cinta con la fibbia a forma di cetra in oro, calzoni in raso, fermati alla caviglia, in stile moresco, mocassini neri con ricami in oro.
Un abbigliamento sconcertante che poteva destare ilarità su chiunque altro ma non su di lui.
Il viso era incorniciato da una barba corta e curatissima, l'assenza di baffi faceva risaltare la piega amara delle labbra, la fronte spaziosa, ma gli occhi gelidi ed indagatori che mi scrutavano erano miopi, portava occhiali con una leggera montatura di metallo dorato, unica anomalia in un volto che altrimenti poteva definirsi perfettamente in stile all'ambiente. Un viso romano classico, lo immaginai in veste di imperatore e a parte gli occhiali era perfetto.
Mi chiesi chi fosse, in effetti conosco gran parte dell'aristocrazia romana ma di sicuro uno come lui non lo avevo mai visto nei salotti eleganti della capitale.
Glielo dissi con tono quasi scherzoso.
«Parvenu»
Rimasi allibito, avevo citato i bei nomi dell'aristocrazia romana, nobili con un albero genealogico vecchio di quasi un millennio e lui li liquidò come ultimi arrivati, ma chi credeva di essere? Eppure metteva soggezione col solo sguardo ed io leggermente ebro per l'ottimo Falerno a tratti provavo l'impulso di inginocchiarmi di fronte a lui per poi subito chiedermi se stavo dando i numeri!
Mi fece cenno di sedere e mangiammo in silenzio, i cibi erano ottimi, abbondantissimi, forse troppo, molto speziati e saporiti, le portate interminabili, tanto che alla fine mi limitai solo a fugaci assaggi, non ho idea di cosa mangiammo so solo che mai prima di allora avevo assaporato prelibatezze di quel genere, assaggiai un pò di tutto e mentre la serata andava avanti cresceva la mia curiosità per questo incredibile anfitrione.
Al termine del pranzo mi invitò a seguirlo nel suo scriptorium e mi offrì da fumare.
«Sigarette turche, le sole che fumo con piacere, mi piace questo strano vizio, recente ma gradevolissimo, non trovate?»
Era la prima volta che mi rivolgeva la parola ed aveva una bella voce da baritono, semmai considerare il fumo un vizio recente lasciava un pò perplessi, ma del resto a chi crede di vivere ancora all'epoca di Roma imperiale ma che offre splendidi pranzi come quello appena gustato si può permettere qualche piccola stramberia.
Rimanemmo qualche minuto in silenzio poi finalmente disse ciò che da ore aspettavo con ansia. «Mi risulta che cercate per motivi di collezionismo monete di epoca romana imperiale, io ne ho molte in eccellenti condizioni, le interessa acquistarle?»
«Magari non tutte, non sono ricchissimo ma sarei ben lieto di acquistare buoni esemplari se sono davvero in eccellenti condizioni, ho con me poco denaro, potrei farle un ordine di pagamento ma dipende da ciò che ha.» In effetti acquisto volentieri e spendo molto per la mia collezione ma con me avevo poco denaro, sufficiente per una fiera di paese ma assolutamente inadatto per acquistare pezzi di eccessivo pregio. In ogni caso tutto stava a vedere cosa avesse da offrirmi che meritasse la spesa.
Fece un cenno al servitore e questi portò una cassetta di cedro intarsiata a motivi floreali, la aprì e ne trasse 5 monete che posò sul tavolo di fronte a me.
Rimasi senza parole, erano d'oro, perfette, come appena coniate. Scrollai la testa.
«Devono essere copie, non esistono monete di epoca romana in questo stato di conservazione, non possono esistere.»
Non diede peso alla mia obiezione e le indicò una ad una.
«Augusto, Tiberio, Caligola, Claudio - una pausa - Nerone...»
«Se fossero autentiche non avrebbero prezzo - non avevo fiato - sono stupende!»
«Sono autentiche»
«Dove le ha trovate? Forse scavando le fondamenta della villa?»
«È una zona antica questa, molte cose di pregio si possono rinvenire se si sa dove scavare, ed io lo sapevo»
Feci per prenderne una poi ritirai la mano. Mi fece cenno che potevo esaminarle liberamente, ne presi una, quella di Claudio credo, deglutivo affannosamente.
Volevo mentire, non ne ebbi il coraggio.
«Tutto ciò che posseggo non basterebbe ad acquistarne una, oltretutto con me ho poco denaro, non posso e darei tutta la mia collezione per una sola di esse, solo vederle mi mozza il fiato, sono stupende e credo che in quella cassetta ve ne siano ancora molte vero?»
«Sono molte infatti, tutte come queste.»
Ero incredulo. «Lei ha trovato qualcosa di unico, forse non ha nemmeno il diritto di averle, la legge dice che i reperti archeologici ovunque vengano trovati sono proprietà dello Stato e che...»
«Lo Stato? Questi ragazzini che emulano l'impero più grande della storia con le loro copie dozzinali? Ciò che io posseggo è mio per diritto divino.»
Diritto divino? Era decisamente fuori di testa, o almeno era quel che pensavo!
Guardavo le monete con un desiderio spasmodico ma non potevo permettermele.
«Quanto sarebbe disposto a pagare per queste?»
Scossi la testa «Non amo imbrogliare, potrei dirle una cifra, bassa, ridicola e forse riuscirei a farla passare per buona, ma in realtà non hanno prezzo, o almeno è un prezzo reale talmente alto che io non potrei pagare in nessun caso.»
«Mi piace la sincerità, ho avuto troppi adulatori attorno un tempo e l'unico che non lo era preferì togliersi la vita».
La camicia in stile russo, l'aspetto nobile, lo sguardo gelido, forse pensavo era un principe russo in esilio!
«Se le donassi questa?»
Spinse l'aureus di Nerone verso di me.
Lo presi e lo guardai a lungo sussurrando tra me e me «L'imperatore folle, forse questa è una delle più rare...»
Mi guardò con un bizzarro sorriso.
«Perché giudica Nerone un folle? Su cosa basa la sua asserzione?»
«Diede fuoco a Roma, incolpò di questo i cristiani, scatenò la prima e più feroce persecuzione, fece uccidere la moglie, la madre, Seneca, Petronio e moltissimi altri, si coprì di ridicolo credendosi un Dio e cedendo alle lusinghe degli adulatori, fu un pessimo imperatore, forse il peggiore.»
«Solo calunnie, quasi tutte di epoca successiva, la realtà fu assai diversa, molto diversa e un giorno la storia guarderà a lui con altri occhi.»
«Mi risulta difficile crederlo».
«Eppure vi sono molte storie... ad esempio per lunghi lunghi anni il popolino di Roma portò fiori sulla sua presunta tomba, se era tanto odiato perché compiere un atto di amore come questo?»
«Diede fuoco a Roma!»
«Ne ha le prove? O forse il solo Svetonio è la sua fonte di informazioni? La Suburra era sporca, fetida, case di legno addossate l'una all'altra, un'estate molto calda e un incendio spontaneo causarono il disastro!»
«E lui con la cetra cantava guardando Roma bruciare...»
«Questo non ha alcun fondamento storico, è una calunnia».
«La sua reggia non fu toccata dalle fiamme!»
«Era in un punto fuori portata e nonostante questo egli aprì i suoi giardini ai senza casa, li sfamò e ricostruì Roma più salubre e più sicura...»
«Incolpò i cristiani!»
«In realtà non a torto, essi stessi furono responsabili di molti incendi secondari che causarono la morte di migliaia di persone, volevano distruggere la città peccaminosa, essi santificarono come martiri quei piromani una volta che furono giustiziati e diedero la colpa dell'incendio all'imperatore.»
«La madre, la moglie? Entrambe uccise per suo ordine?»
«La madre era assetata di potere, lei stessa uccise il marito per tiranneggiare in nome del figlio, la moglie era pari all'altra, inetta e avida.»
«Si credeva un Dio!»
«Forse lo era davvero, qualcuno ha mai provato il contrario?»
«Lei lo giudica con troppa generosità, perché?»
«Amava la pace, le arti, la cultura, la Grecia... odiava e disprezzava tutto ciò che è vuoto e meschino, amava il suo popolo e ne era riamato, hanno detto il contrario ma sono solo vacue calunnie...»
Guardai la moneta poi balbettai.
«È falsa, questa moneta è falsa! L'imperatore ritratto è identico a lei...»
«La moneta non è falsa ed il ritratto è un buon ritratto, nonostante i lunghi anni.»
«Ma crede di essere Nerone sul serio? È uno scherzo o che?»
«Lo sono, sono stato imperatore un tempo, ho visto il tempo scorrere, civiltà cadere ed ora questa farsa da operetta che rispolvera, labari, fasci, saluto romano pur non avendo nulla in comune con la passata grandezza...»
Scossi la testa «No non ci credo è assurdo, impossibile!»
Prese un tagliacarte si tagliò il palmo della mano e davanti ai miei occhi increduli il taglio si richiuse in pochi istanti, con un fazzoletto pulì il sangue e sulla mano non restò alcun segno.
«È un trucco?»
Fece cenno di no. «Solo un dono degli dei, in Grecia durante la mia permanenza mi recai in una casa a pochi chilometri da Atene, amavo giocare a dadi, spesso a Roma scendevo nella Suburra mascherato per giocare col popolo. Mi dissero che vi era una casa dove si giocava, vi andai, ebro presi la cetra e cantai, composi versi all'impronta e alla fine gli ospiti si rivelarono, erano gli antichi dei di Grecia, Apollo mi donò l'immortalità, poi andarono via per sempre. Tornato a Roma mi proclamai divino, poiché questo ormai ero o credevo di essere, in realtà ho avuto in dono solo una vita lunghissima ma che un giorno terminerà, sto invecchiando infatti, lentamente certo, ma sto invecchiando... Lo stesso dono venne dato al mio servo più caro affinché mi fosse compagno attraverso i secoli...»
«Non posso crederci, è follia solo pensarvi - eppure credevo - non vi sono prove...»
«E queste? - indicò le monete - in molti luoghi in Europa vi è una cassetta come questa, periodicamente cambio nazione, disseppellisco una cassetta e vivo negli agi fino a che la gente non comincia ad insospettirsi, allora sparisco e vado altrove. Ho vissuto ovunque persino in America, ma prima poi torno sempre a Roma, anche se non è più la mia Roma. Ora è tempo di partire di nuovo, ma un giorno tornerò a vivere nella mia terra amata.»
Spinse di nuovo la moneta verso di me.
«La prenda in mio ricordo, sono stato un buon imperatore, forse il migliore che Roma abbia avuto e come tutti i grandi sono stato oggetto di calunnie e sciocche adulazioni, avrei voluto Petronio come compagno di viaggio attraverso i secoli, era colto, sincero e raffinato, l'amico ideale, ma lui non volle credere, io mi adirai e lui credutosi in disgrazia si tolse la vita, è l'unica morte che non potrò mai perdonarmi e forse l'unica di cui sono realmente colpevole.»
Presi la moneta guardandola a lungo.
«Nessuno la crederà mai originale».
«Questo non ha importanza è un ricordo e un dono, e i ricordi e i doni non hanno prezzo eccetto che nella memoria degli uomini.»
«Ha detto che partirà, ma per dove?»
«Inghilterra forse o Svezia, deciderò strada facendo.»
«Non tornerebbe a governare un giorno?»
«Ne dubito, il potere porta odio e adulazione, ho avuto troppo di entrambi, non ho più il desiderio di essere su un trono.»
Fece cenno al servitore che ci versò del Falerno e poi levando il calice disse malinconicamente.
«Agli amici defunti, alla grandezza della perduta Roma, agli dei fuggiti in altri tempi ed in altri luoghi, ma soprattutto a Petronio, l'unico vero amico che abbia mai avuto.»
Brindai e lui fece un nuovo cenno al servitore perché mi accompagnasse nella stanza dove avrei trascorso la notte. Prima di congedarmi non potei fare a meno di porre un'ultima domanda, forse sciocca ma non priva di logica.
«Perché gli occhiali? Gli dei non potevano evitare questo problema?»
«No non potevano, avevano poteri enormi eppure non risolsero questo, nel circo mi servivo di uno smeraldo per veder meglio, poi molti secoli dopo inventarono questi ed ora non potrei farne a meno. In realtà gli dei congelarono per così dire il mio aspetto fisico, non posso essere ferito, non posso ammalarmi, ma ciò che avevo al momento, come la miopia ed una leggera grassezza rimasero. Non erano in fondo dei, erano solo esseri venuti da chi sa dove in possesso di enormi poteri, lì tornarono o forse andarono altrove ed oggi non vi è più nessuno di loro su questo vecchio mondo, l'uomo è ora realmente solo, più solo di quanto sia mai stato ed in balia di tiranni di ben altra ferocia e follia.»
Mi fece cenno di andare ed io segui il servitore sino alla stanza a me assegnata.

Il giorno dopo volevo congedarmi dal mio ospite ma il servitore scosse la testa, egli era già partito alle prime ore dell'alba, lui aveva ordine di accompagnarmi a Roma, poi tornare alla villa organizzare il trasloco degli arredi in posto sicuro e raggiungere il suo padrone.
Durante il tragitto in macchina, rimasi a lungo in silenzio guardando ogni tanto l'aureus che mi aveva donato, poi il servitore, girandosi leggermente verso di me, disse semplicemente «Crede ancora che lui sia stato un cattivo imperatore ai suoi tempi?»
Scossi la testa «Non so più che credere, è tutto troppo assurdo, come un incubo strano dovuto al troppo Falerno bevuto ieri, ho sognato o è tutto vero?»
Riprese la guida sussurrando «Vero, tutto vero, come è vera questa spaventosa eternità, ma è pur sempre un onore essere il suo compagno nei secoli e, ne sono certo, un giorno capiranno la sua grandezza. Un altro in possesso di un dono come quello da lui ricevuto più volte avrebbe ripreso il potere e tiranneggiato popoli e nazioni, lui morto il suo più caro amico abbandonò tutto e visse nell'ombra mai più desiderando l'amaro calice del potere.»
Non parlò più fino a che non arrivamo alle porte di Roma, poi chiese istruzioni su dove andare ed io lo guidai sino ad un punto comodo per me senza farlo indugiare oltre a girare per la caotica città di oggi.
Una volta sceso dalla macchina lui ripartì e non l'ho mai più rivisto, né lui né il suo padrone, ho sempre con me questa moneta che non cederò mai ad alcuno, anzi da quel giorno ho cercato testimonianze più obiettive di quelle di Svetonio sull'epoca neroniana, ne ho trovate moltissime assieme a molte strane leggende, che non sia mai morto, che nessuno abbia mai veduto il suo corpo, che nel corso dei secoli sia stato visto a Parigi o altrove, ma soprattutto ho trovato la poetica e delicata testimonianza che davvero per lunghi anni sul luogo della sua presunta sepoltura il popolino di Roma portò ogni giorno fiori freschissimi, questo soprattutto è strano dato che dopo di lui vennero Vespasiano e Tito, entrambi ottimi imperatori, ma che non furono mai amati quanto Nerone lo fu dal suo popolo. Forse siamo davvero vittime delle calunnie di Svetonio, delle falsità scritte dai cristiani dell'epoca, quello che è certo è che durante l'era neroniane non vi furono guerre, l'unica grossa sciagura, l'incendio, venne affrontato con generosità e con tempestività ed un quartiere insalubre come la Suburra venne totalmente ricostruito in modo più igienico e sicuro. Se fu folle lo fu solo per l'amore che aveva per il suo popolo e per la cultura, desideroso solo di essere amato per se stesso e non per il timore che incuteva il suo rango imperiale, il resto sono solo calunnie ed un giorno si riderà di esse con incredulità.

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La tormentata ed inquieta figura di Nerone mi ha sempre affascinato, mai neppure per un solo momento l'ho creduto quel mostro sanguinario che ci è stato tramandato, ho anche sempre osservato con disgusto il modo pagliaccesco con cui il grande imperatore è comparso cinematograficamente, come dimenticare l'essere molle ed abietto interpretato da Peter Ustinov? Ma la realtà storica è ben diversa e a tal riguardo consiglio vivamente la lettura di Eugen Cizek, La Roma di Nerone, Milano, 1984, (Néron, Paris, 1982), eccellente testo scritto dal massimo esperto mondiale su Nerone e la sua epoca, prima di esprimere giudizi che possono essere, come in realtà sono, del tutto privi di fondamento e consistenza storica.
Non a caso il mio logo, che compare al termine di tutte le mie pagine, riporta una cetra in madreperla coronata di alloro, un chiaro riferimento ed omaggio a quello che io considero in assoluto il più grande imperatore di Roma.
Come ultima annotazione aggiungo che il racconto si ispira direttamente all'immagine di Royo, infatti la descrizione del misterioso anfitrione è direttamente mutuata dall'immagine stessa.
Infine questo racconto è stato scritto tra il 24 ed il 25 giugno 2000, ovvero poche righe abbozzate nella serata del 24 ed il resto scritto di getto dopo un buon sonno.


Se il mio racconto ti è piaciuto e mi vuoi dire cosa ne pensi puoi sempre raggiungermi con e-mail o dirmelo nel guestbook... anche se non rispondo subito, basta aver pazienza, leggo ogni giorno la corrispondenza e prima o poi rispondo...
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