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Don Maitz
This Year's Model

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Joks di Exiria

Nelle impenetrabili profondità di Exiria, chilometri e chilometri sotto la città, un blocco memoria si attivò improvvisamente emettendo un ordine, questo viaggiando per mezzo di onde luminose raggiunse l'elemento di controllo da cui, riflesso più volte, salì per labirintici transduttori sino alla torre più alta della città, fluendo infine nella stereomemoria del terminale di un letto ad aria, su cui, protetto da scariche di stasi, giaceva un uomo in attesa del risveglio. Le antiche macchine pensanti si ridestarono e con un impercettibile ronzio diedero inizio alla lenta procedura di risveglio del dormiente.
Il sole tramontò più volte prima che tutti i controlli fossero effettuati, ma l'uomo immobile nel sonno di secoli non si accorse di nulla, i raggi delle stelle tessevano sul suo corpo un sudario impalpabile, scintillando sulla pelle argentea, sul suo cranio enorme e calvo, sui suoi occhi socchiusi... poi una leggera tensione dei tendini di una mano, il lieve corrugamento della fronte e la vita tornò a fluire nel dormiente.
Joks si ridestò dal torpore di lunghi secoli di animazione sospesa, scivolando dolcemente fuori dalle tenebre dell'incoscienza finché dischiuse gli occhi dall'iride stellata e si guardò attorno.
Attraverso le pareti traslucide della torre ricavata da un unico blocco di opale si intravedevano i raggi del sole al tramonto giocare tra le sterminate guglie di Exiria, tingendole di bagliori di fiamma morente.
Nella stanza della torre il silenzio assoluto era a tratti incrinato dal debole battito cardiaco di Joks, ma nelle strade deserte vi era solo il sussurro del vento.
Joks si concentrò sulle sue funzioni vitali, accelerò il battito cardiaco, regolò l'afflusso di sangue al cervello e ridestò ad uno ad uno i muscoli intorpiditi dalla lunga inattività poi soddisfatto si sedette sulla sponda del letto ad aria a fissare il vuoto.
Riandò col pensiero ai suoi ultimi ricordi, alla scelta del lungo sonno divenuta inevitabile di fronte alla sgradevole alternativa di interminabili e noiosi anni sempre uguali...
Aveva saltato oltre un millennio nella speranza di trovare al risveglio almeno un cambiamento di rilievo, di trovare un nuovo stimolo che potesse rendergli meno pesante il fardello dell'eternità, eppure non aveva alcuna fiducia nel futuro, era certo di non trovar nulla di attraente e già pensava di passare ad un nuovo periodo di sonno ancora più lungo e poi ai successivi che lo avrebbero portato se necessario sino alla fine del tempo.
Interrompere le funzioni vitali non sarebbe stato difficile, ma lui era un uomo, apparteneva ad una razza che nel suo passato aveva spostato le stelle stesse per scolpire nella galassia i segni della sua gloria, pertanto il suo orgoglio gli impediva anche solo di concepire un gesto così inaudito e vile.
Aprì la mente e scrutò Exiria, percorrendo col pensiero le torri alte sino al cielo, attraversando i corridoi silenziosi, le strade aeree, i viali intarsiati di gemme sino a raggiungere il cuore stesso della città chilometri e chilometri sotto terra... nulla, non un pensiero, non una reazione alla sua indagine mentale.
Sorpreso si diresse verso una parete pensante per avere una risposta chiara sulla popolazione di Exiria e dell'intero universo, formulò l'ordine e la voce della città si fece strada nella sua mente.
«Abitanti uno, dormienti zero»
Si allontanò dallo schermo barcollando, la crudezza della rivelazione lo aveva posto dinanzi ad una realtà inattesa, era solo, il lento processo di spopolamento si era completato durante i lunghi anni del suo sonno. Con amarezza si diresse verso l'Osservatorio, sperando in cuor suo in un'impossibile resurrezione della sete di conoscenza e conquista della razza umana, immaginando la scoperta di nuovi misteri presumibilmente avvenuta negli anni perduti, misteri di tale importanza da giustificare un massiccio ritorno alle stelle. Eppure mentre il nastro mobile lo trasportava verso la torre dell'Osservatorio cominciò a dubitare della sua fantasia, quale nuova sfida avrebbe mai potuto strappare l'intera popolazione di Exiria alla lenta ed inarrestabile estinzione?
La porta dell'Osservatorio si schiuse dinanzi a lui.
Joks raggiunse l'amplificatore mentale, si pose sotto al casco pulsante, si sdraiò nel cubicolo, socchiuse gli occhi ed aprì la mente.
Mentre il tempo perdeva ogni significato Joks dilatò la sua percezione, frugò nuovamente sin negli angoli più remoti di Exiria, scisse la sua mente in migliaia di frammenti, permeando ogni palazzo, ogni angolo dimenticato, salì a spirale su ogni minareto sfavillante, si irradiò nelle viscere stesse della città eterna fino a raggiungere il cuore del pianeta morente, dove enormi impianti costruiti in epoche remote carpivano ancora un debole tepore dal nucleo spento.
La totale assenza di pensieri non lo sorprese, la città lo aveva già esaurientemente informato al riguardo, pur tuttavia desiderava cominciare la sua ricerca per bene, con metodo e razionalità cercando tracce che potessero illuminarlo sull'accaduto.
Non trovò nulla che lasciasse intuire un nuovo esodo o una scomparsa dovuta a motivi imprevisti, nessuna traccia, nulla, come se l'uomo fosse solo scomparso nel nulla, quindi avuta la conferma che il pianeta, a parte la sua persona, era completamente morto, si preparò alla fase successiva portò al massimo l'amplificatore mentale e scisse la sua mente in miliardi di frammenti e li proiettò fuori dal pianeta, in ogni direzione, permeò il sistema solare, dal gigantesco sole rosso sino ai dodici pianeti esterni, filtrò sin nell'intima struttura della polvere cosmica, incontrando solo il silenzioso roteare degli elettroni intorno agli atomi, raggiunse i limiti estremi del sistema solare e a macchia d'olio penetrò nella galassia.
La sua percezione multipla gli offrì il senso inebriante di essere lui stesso la galassia... sentì il lento roteare dei soli, la morta vastità di stelle antiche e consumate, scrutò i resti di lontani insediamenti galattici, le macerie di città un tempo opulente e cosmopolite, rivide la sua Glamoc, irriconoscibile per il pesante oltraggio del tempo ed il sole di smeraldo da cui era partito milioni di anni prima, quando era ormai al termine il lento riflusso dalle lontane frontiere del cosmo, forse avrebbe dovuto provare un sentimento simile alla commozione, ma non poteva, i sentimenti erano solo leggenda, ricordo fatiscente dell'arcaico passato.
Vide le infinite razze create dai suoi progenitori, i bizzarri prodotti di una scienza decadente, le stelle scolpite a foggia di volto, gli infiniti pianeti artificiali collegati da ponti di iridio istoriato.
Scrutò nel profondo di ogni rovina, indagò nelle città sommerse dei pianeti oceanici, rintracciò ad una ad una le città vaganti nel nulla...
Tutto abbandonato, tutto come ricordava, a parte gli esperimenti biologici dei suoi avi e le poche specie intelligenti autonome, ancora ferme al semplice volo galattico... tutto il resto era silenzio.
Raccolse tutti i brandelli della sua mente e li frantumò in miriadi di particelle coscienti e poi frantumò ciascuna di esse in milioni, in miliardi e finalmente le irradiò come pulviscolo nell'intero universo.
Vide le galassie e fu parte di esse, fu ognuna di esse.
Alcune avevano l'aspetto di bizzarri animali policromi e i soli rossi e dorati, collocati nei posti giusti, davano ancora foschi bagliori bestiali agli occhi ingemmati.
Contemplò La Scacchiera, formata da galassie e chiazze di nulla, e le nebulose, scolpite a forma di pezzi, attendere la prima mossa della nuova partita.
Ricordò quando K'Weh Llowa, risolvendo il gioco dopo tremila anni di studi, aveva tolto ogni senso al gioco stesso, facendo abbandonare anche la Scacchiera, ormai inutile, a testimonianza di una tra le più alte ideazioni dell'uomo.
Continuò la sua indagine minuziosa, scoprì nuove razze intelligenti sparse per il cosmo, ma nessuna di esse richiese più di un miliardesimo di secondo per apprendere su di essa quanto era necessario sapere.
Scoprì numerose stelle in procinto di passare allo stadio di supernova per cancellare una fiorente razza intelligente, le richiamò all'ordine, dissuadendole con energiche minacce.
La scoperta che le stelle erano esseri pensanti era stata determinante per scolpire l'universo, era facile mettersi in contatto telepatico con loro e, dato il loro infantilismo, era ancora più facile farsi ubbidire.
Joks intervenne con decisione quindi ma non perché sentisse pietà per le razze in pericolo, bensì per rammentare alle stelle che l'uomo vigilava ancora sull'intero universo!
Passò oltre ignorando il reverente stupore delle razze salvate dalla catastrofe e queste non potendo spiegare in altro modo lo straordinario evento attribuirono l'insperata salvezza ad un'ignota divinità ed edificarono ad essa immensi templi scavati in titanici blocchi di ossidiana e crisopazio.
Raggiunse infine l'Anello Fatato, l'ultima immane creazione dell'uomo, un cerchio di galassie posto a circondare l'intero universo, oltre quello si estendeva solo il nulla assoluto, l'oscura matrice del Tutto. Lo percorse permeandolo integralmente, raccogliendo qua e là grappoli di stelle sfuggite all'Anello, riunendole ad esso con la sola volontà della mente, ignorando con indifferenza lo sgomento da lui suscitato negli atterriti abitanti che popolavano i pianeti che roteavano attorno ad esse.
Diede un ultimo sguardo d'assieme all'universo, poi riunì tutti i brandelli infinitesimali della sua mente e ritornò nel suo corpo.
Si ridestò irrigidito per la lunga ed interminabile esplorazione, ristabilì le funzioni vitali e si mise a riflettere. Lui era l'ultimo essere umano ancora esistente nell'intero universo, gli altri, la sua razza, si erano estinti per sempre.

Le guglie di Exiria tessute con i raggi delle stelle sfavillavano nella notte illune, nei viali le statue di suoni cantavano la gloria dell'uomo, eppure l'uomo aveva preferito abdicare al suo ruolo divino. Joks pensoso s'incamminò per i viali di seta sino ad un santuario di giada. Davanti a lui le porte si dischiusero cantando ed il morbido biotessuto dell'interno premurosamente si modellò sul suo corpo affinché lui potesse riflettere senza che alcuno stimolo sensoriale potesse distrarlo.
Il buio assoluto, il silenzio inebriante lo permearono fin nella sua profonda ed intima essenza, abbandonatosi al nulla Joks si formulò un'unica domanda.
«Perché?»
«Sei davvero certo di non saperlo?»
La risposta s'impose direttamente alla sua coscienza, direttamente nel suo io profondo.
«Chi? Qui nulla, città non è!»
Era stupito, forse per la prima volta nella sua lunghissima vita, il santuario era l'unico luogo dell'universo totalmente impenetrabile a qualsiasi pensiero, il solo fatto che qualcosa potesse raggiungerlo lì dentro era per lui impensabile, la mente della città non avrebbe potuto farlo nemmeno se chiamata e, oltre l'uomo, nessun'altra entità, sconosciuta avrebbe potuto forzare la barriera.
La sua esclamazione espressa in forma sonora tradiva il nervosismo e lo stupore, era la prima volta che si esprimeva così disordinatamente con tante inutili parole, per l'agitazione aveva usato il mezzo ancestrale del linguaggio fonico ed ora era totalmente stremato per lo sforzo inaudito.
«Se preferisci pensa le tue risposte, io le riceverò comunque.»
La voce scorporata si impose nuovamente alla sua coscienza e Joks incuriosito notò come essa avesse un curioso timbro femminile.
«Forse hai ragione, non mi sono mai pensata, ma può essere.»
Incredibile la mente estranea poteva captare anche i pensieri profondi, oltre l'inspiegabile intromissione nel Santuario Joks doveva sopportare anche questo nuovo mistero. Stava per parlare nuovamente quando si rese conto di come si stesse coprendo di ridicolo, s'impose quindi il totale auto controllo e si rivolse mentalmente alla voce.
«Nessuno può penetrare qui dentro, nessuno è autorizzato, nemmeno la voce della città, perciò essendo quest'ultimo un fatto inaccettabile ed essendo io l'ultimo uomo esistente ti ordino di dirmi cosa sei e perché non ho avvertito la tua presenza durante l'esplorazione.»
Era davvero insopportabile l'idea che qualcosa potesse sfuggire al controllo mentale dell'uomo, Joks ne era indignato.
«Chi io sia non ha importanza, se non mi hai avvertito è solo perché io non volevo. Da quando esisto tu sei l'unico che possa udirmi ma solo perché io l'ho deciso.»
Joks cominciò ad assuefarsi all'idea di un mistero da svelare e si lasciò travolgere da uno strano senso di euforia: lo scopo dell'uomo era stato la conoscenza e l'estinzione forse aveva avuto luogo solo perchè la comprensione delle leggi dell'universo aveva reso inutile l'esistenza stessa dell'uomo, superata la sfida più grande all'uomo non era rimasto più nulla che potesse giustificarne la presenza nel cosmo, meglio divenire leggenda, trasfigurarsi nel ricordo attraverso i miti che le razze da lui stesso create avrebbero un giorno inventato per nobilitare la loro misteriosa ed incerta origine.
L'uomo doveva scomparire forse perché la sua grandezza divina potesse diventare assoluta ed invalicabile, l'uomo aveva scolpito l'universo, spostato intere galassie a suo capriccio, creato razze per suo diletto e perché queste lo adorassero, aveva dichiarato risolto il mistero della vita essendo lui stesso creatore, non aveva mai trovato traccia di qualche entità a lui vagamente paragonabile o che potesse costituire un mistero per lui insolubile ed ora... ed ora ecco un'entità ignota e misteriosa che non solo non si inchinava davanti a lui ma che addirittura osava porsi un gradino al di sopra dell'uomo... l'aveva percepita solo perché lei lo aveva voluto! Assurdo! Quasi blasfemo! Una mente telepatica forse di una neo-razza creata in passato dai suoi progenitori sfidava il figlio di una razza orgogliosa che spostava le galassie col solo pensiero!
Joks ne era certo, questa mente si era sicuramente evoluta durante il suo sonno, approfittando della scomparsa dell'uomo si era creduta onnipotente, si era creduta superiore all'uomo. Rise dentro di sé, avrebbe risolto il mistero e anche questa essenza si sarebbe chinata dinanzi all'antica razza.
Joks non dubitava di risolvere in breve tempo questa sfida, anzi essa lo avrebbe scosso da quell'apatia che lo aveva portato a cavalcare il tempo nel criosonno.
Con un contatto mentale diretto, ne era convinto, avrebbe impiegato non più di un paio di microsecondi per risolvere il mistero ma dopo tanti millenni di noia non voleva sprecare quest'unica modesta occasione per far uso di quella logica che aveva svelato le leggi dell'universo.
Avrebbe usato un metodo di indagine lento e di sicuro assai più divertente.
«Da quanto esisti?»
La risposta fu semplice ed incredibile.
«Ventisette miliardi di anni planetari.»
«Trentacinque universo, tu troppo!»
Per lo stupore aveva di nuovo usato la fonazione e la laringe gli doleva in modo insopportabile, col pensiero raggiunse i nuclei delle sue cellule e cancellò il ricordo dello stress fisico, poi si rivolse di nuovo alla mente estranea telepaticamente.
«La durata della tua esistenza è chiaramente inaccettabile, se la tua asserzione fosse corrispondente al vero tu esisteresti da quando esiste questo pianeta. Noi non ti abbiamo mai individuata, quindi sei molto più recente e per un misterioso motivo credi di poterti far beffe di me. Inoltre non devi dimenticare che senza il nostro intervento il sole di questo pianeta si sarebbe già spento da due miliardi di anni, noi lo abbiamo stabilizzato. Noi uomini abbiamo lasciato il nostro marchio nel cosmo eppure esistiamo da meno di venti miliardi di anni planetari, se fosse vero ciò che dici avresti potuto raggiungere un livello evolutivo superiore al nostro ed avresti potuto tu stessa stabilizzare il sole senza attendere l'intervento dell'uomo...»
«Non ritenni la cosa indispensabile.»
Non aveva senso continuare con le domande, le risposte erano ridicole ed insensate, l'entità si stava facendo beffe di lui, solo il contatto mentale diretto poteva dare risultati attendibili, durante quello l'entità non avrebbe potuto mentire, era giunto il momento di imporlo.
«Se è questo ciò che desideri...»
Joks sobbalzò lievemente ma non si fece ripetere l'invito e fluì nella mente aliena.
Ripercorse tutta la storia di quel pianeta, lo vide nascere, vide la vita sbocciare nel mare, osservò con divertito stupore rozzi animali corazzati lottare fino all'ultimo sangue ed infine con sbalordimento assistè alla comparsa dell'uomo ed alla sua rapida evoluzione. Interruppe il contatto.
«Quindi è la patria lontana, proprio qui è nata la nostra razza! - era meno borioso ora e percepì una divertita ed affettuosa affermazione - Abbiamo cercato molto a lungo il pianeta originario, la nostra matrice e proprio su di esso dovevamo tornare per estinguerci, fra miliardi di miliardi di pianeti proprio su questo... Cosa può averci guidato sino a questo piccolo mondo anonimo?»
Vide l'immagine di un pesce guizzante risalire il corso dei fiumi...
«È un salmone...» spiegò la voce.
Vide uccelli compiere faticose e massacranti migrazioni, vide infiniti animali dimenticati tornare per morire o per riprodursi nei luoghi natii e comprese che una forza superiore alla ragione, l'istinto, li aveva guidati, loro, gli uomini, i padroni dell'universo, coloro che spostavano intere galassie attraverso il cosmo, guidati sino ad una dimenticata terra natìa per cogliervi il lento sogno della fine.
Animali, null'altro che animali, animali migratori...
Con profonda umiltà Joks fluì nuovamente nella mente estranea, osservò civiltà antichissime edificare città di sogno su continenti scomparsi e vide la loro dolorosa decadenza.
Vide i primi penosi tentativi di lasciare la terra natia e, anno dopo anno, vide perfezionare quelle rozze astronavi finché non vide partire le prime colonie per le stelle lontane, vide il cataclisma, i funghi di fiamma, i germi mutanti, la terra sterile e trasformata in un unico cimitero senza nome. Lunghi secoli d'attesa, millenni dimenticati videro le città bruciate divenire polvere, cancellare anche il ricordo della catastrofe.
Joks osservava con amarezza.
«Ci siamo più volte chiesti quale folle razza avesse trasformato un pianeta in un deserto bruciato... e quei folli eravamo noi! Tu che sei stata presente in questo mondo sin dalla sua nascita, dimmi, hai sofferto per questo sfacelo?»
«E tu al mio posto?»
Nella mente di Joks apparve la lenta marea del riflusso, riconobbe i titanici vascelli provenienti dall'Anello Fatato, le snelle astronavi di Andromeda, le bizzarre forme globulari delle navi extragalattiche della Nube di Orione e infinite altre approdare, risanare il mondo morto, ristabilizzare il gigantesco sole rosso.
Joks vide tornare la razza umana sul suo mondo natìo, vide le città giardino sbocciare a migliaia nei deserti...
«Non le ho mai viste di persona, non ero ancora nato, quando giunsi qui erano già in rovina...»
Vide sorgere Exiria, l'ultimo sogno dell'uomo, l'ultimo smagliante frutto dell'inarrestabile decadenza. Immensa e regale, interamente scolpita in blocchi di quarzo, diaspro, smeraldo, rubino e malachite, trasportati fin lì dai pianeti dell'Ammasso del Perseo, guglie di purissimo diamante, ponti aerei di seta di ragno ciclope, viali intarsiati di gemme dall'incalcolabile valore fiancheggiati da statue cesellate in suono cristallizzato, biotessuti per trasportare ed accogliere un'umanità stanca e disillusa... una città che da sola costituiva il più fiabesco monumento alla grandezza dell'uomo e che era destinata ad esser testimone della sua scomparsa.
Riconobbe una piccola astronave e vide lui stesso scendere da essa e dirigersi verso la città dei sogni smarriti.
«Sono io...» strani sentimenti mai provati si ridestavano dentro di lui, commozione, rimpianto, amarezza...
«Così ti ricordo, fosti l'ultimo a tornare dalle stelle, lo spazioporto era già in rovina, rammenti?»
«Come potrei dimenticarlo?» Joks guardava se stesso, non era una cosa nuova, altre volte si era osservato attraverso occhi di altri, ma ora era diverso.
Vide tutto andare in rovina, ma Exiria no, Exiria prosperava.
«Exiria durerà per sempre, l'abbiamo costruita per sfidare l'eternità!» ma in cuor suo sapeva che solo la presenza dell'uomo l'avrebbe resa immortale, svanito l'uomo sarebbe svanita anche Exiria e con la città si sarebbe perso anche il ricordo dell'uomo.
«Hai visto tutto ciò che potevo offrirti.»
Joks interruppe il contatto con un lieve sospiro.
«Come appare tutto effimero ora di fronte alla tua antichità... ma dimmi, quando tutto sarà scomparso, quando anche io sarò polvere, tu, che farai?»
«Ingannerò il tempo come nei giorni perduti della mia prima infanzia, con un gioco antico come il mondo...»:
Joks vide quel gioco infantile e vide una figura di donna, leggiadra e trasparente, imprimere piccole orme leggere sulle sabbie sterminate.
«Sei tu?»
«Sono io... così come tu mi immagini. Io sono spirito e corpo, a mio piacimento, io sono e non sono. Puoi tu capirmi?»
«Sei un elementale, sei lo spirito stesso di questo pianeta, sei la sua forza creatrice... la magna mater, come quel popolo antico che mi hai mostrato era solito chiamarti, vero?».
Ora comprendeva molte cose, loro, gli uomini, avevano dominato la materia, erano padroni del pensiero, ma avevano ignorato lo spirito, lo avevano respinto come superstizione, ecco dove era l'errore!
«Sono tutto quello che tu hai detto e molto di più»
«Ma perché attendere tanto, per fare cosa? A che scopo? Solo uno stupido gioco? Questo è il tuo ruolo nell'universo? Noi abbiamo impresso il nostro marchio nel cosmo, lo abbiamo piegato al nostro volere eppure saremo polvere quando tu danzerai sulle sabbie e a cosa serve? Ha un valore? Ha un significato? Tu potresti creare un nuovo universo se solo lo volessi, invece attendi solo il momento di resuscitare dall'abisso di eoni un gioco inutile e spensierato. Ha un senso tutto questo? Ha un senso calpestare solo per uno stupido gioco tutto ciò che resta di uno sterminato passato? Sognare... è questo che vuoi?»
«E ti pare poco?»
Joks taceva, mai come ora aveva avvertito l'effimero senso della vita. L'uomo aveva rincorso per tutta la sua storia la conoscenza, il sapere totale ed ora, con lui, il cerchio si chiudeva. Ora che anche l'ultimo mistero cadeva non era piacevole accorgersi dell'inutilità di tutta l'interminabile ricerca.
«Voi - la voce senza nome tornò a risuonare nella sua mente - avete sacrificato tutta la vostra energia per conoscere, strappare avidamente i segreti all'universo, ma in questo modo avete perso la vostra innocenza, avete barattato i sogni dell'infanzia con un improbabile avvenire. Vi siete posti sulla vetta della creazione, avete creato dal nulla, col solo pensiero, incredibili specie intelligenti, ma ora voi, i signori dell'universo, vi siete estinti e presto anche tu sarai polvere. Puoi dirmi perché tutto questo? Perché i signori del creato hanno scelto l'oblìo al termine del loro cammino?»
Joks fissava smarrito il buio vivente del Santuario, il biotessuto gli massaggiava i muscoli dolenti ma lui non lo sentiva, era assente, perso in gorghi profondi. Perché aveva chiesto la voce... Ma come poteva rispondere senza rivelare l'inutilità di eoni di evoluzione... Ripensò alla stella pensante che, impaurita dal suo imperioso comando mentale, aveva rinunciato a trasformarsi in nova, ripensò all'universo stesso, ricostruito dall'uomo per l'uomo. Rivide l'Anello Fatato, l'apoteosi della sua orgogliosa razza! Chi altri avrebbe potuto fare altrettanto spostando dieci miliardi di galassie? Chi avrebbe mai eguagliato la straordinaria grandezza dell'uomo? Eppure lui era l'ultimo, gli altri avevano scelto l'oblìo, perché qualcosa aveva voluto la loro scomparsa...
«Nessuno ha voluto la vostra scomparsa, solo voi! L'uomo ha sempre recato in sé il seme di morte, il suo inconfessato desiderio di autodistruzione, lo ha dimenticato troppo preso dal desiderio di conoscenza, ma giunto al termine di essa il desiderio è risorto. Voi siete i primi a raggiungere la vetta, ma non sarete gli ultimi, moltissime razze raggiungeranno, eguaglieranno le vostre conquiste ed andranno anche oltre, eppure nessuna troverà mai un definitivo appagamento, tutte prima o poi si estingueranno come voi, senza lasciar traccia dietro di se. Lo stesso universo sarà più volte riplasmato... guarda come i Loxars lo riedificheranno tra cinque miliardi di anni...»
Vide qualcosa di inimmaginabile, tutte le stelle dell'universo riunite in un'unica scultura roteante, l'immagine della razza a venire...
«...E dopo di loro verranno i Qorn e questo sarà il loro universo...»
Vide un bassorilievo formato da stelle, nebulose ed intere galassie disposte in modo da narrare con numerose immagini la storia della loro razza e le immagini scolpite si muovevano narrando con la loro animazione i fasti del lontano impero universale...
«Potrei mostrarti ancora altre visioni dei futuri universi, poiché io vedo ciò che sarà... ma ricorda tutte si estingueranno come voi senza lasciare traccia...»
«E tu? Quale è il tuo futuro?»
«Il mio futuro è l'unica cosa che non posso vedere, io sono ancora nella prima infanzia ed è troppo presto per dire cosa diverrò un domani, per ora gioco, così come un gioco è stato per me proteggervi all'inizio della vostra alba evolutiva. Ero davvero curiosa di vedere cosa mai avrebbe potuto fare uno scherzo di natura come voi se qualcuno vi avesse salvato dall'estinzione cui eravate già condannati, così, solo per un gioco, soffiai in voi l'intelletto e rimasi a guardare... allora ero davvero molto giovane, non potevo vedere negli anni a venire, altrimenti non avrei interferito...»
«Voi... voi... il Dio delle leggende...»
Joks sconvolto sentì la sua sicurezza svanire come una manciata di sabbia tra le dita. Tutta la sconvolgente esperienza del genere umano era solo frutto di un gioco di una mente bambina, di un Dio neonato...
«Oh no, non sono io il Dio Creatore, non io... anche io sono stata creata da un'entità cui non posso giungere con la comprensione, forse quando col passare degli eoni raggiungerò la maturità solo allora potrò arrivare ad intuire la sua essenza e a percepire un vago riflesso del suo disegno superiore, per ora attendo e gioco...»
L'apprendere che quella mente riconosceva a sua volta un creatore fu per lui un nuovo durissimo colpo, Joks poteva accettare l'idea di un creatore superiore che avesse forgiato l'umanità a sua immagine e somiglianza e per perpetuare la sua gloria, apprendere che la comparsa ed evoluzione dell'uomo era stato solo l'effetto di un gioco infantile era stato doloroso, ora, apprendere che quella mente era a sua volta creatura di un demiurgo sconosciuto lo angosciava... l'uomo aveva creato con indifferenza una moltitudine di razze intelligenti solo per sentirsi un dio ed ora, al termine della sua storia, apprendeva che la stessa cosa era accaduta nei suoi confronti, da parte di una mente infantile, per giunta! Tentò di immaginare cosa avrebbe creato quella mente nella sua maturità, ma non poteva, non riusciva a concepire qualcosa che per essa stessa era ancora un mistero insondabile, poi con un brivido rammentò che essa era a sua volta una creatura! Ma di chi?
«È per te tanto importante sapere tutto questo?»
«Devo sapere... anche se la conoscenza potesse essermi fatale io devo conoscere fino in fondo...»
«Allora guarda... ti mostro il Creatore...»
Joks si accostò timoroso alla mente estranea e vide qualcosa che nulla poteva descrivere, qualcosa che sfuggiva al tempo ed allo spazio, qualcosa che era tutto e nulla al tempo stesso. Vide sterminate catene di universi ed ognuna di esse era solo un granello nelle mani di Dio... vide oltre il tempo, oltre lo spazio... vide... Dio. Percepì di questa suprema essenza solo un vago riflesso, come una debole ombra proiettata su un muro lontano e in quel momento la sua mente cominciò a cedere di fronte alla visione del Demiurgo...
«...Hai visto solo un vago barlume di ciò che io percepisco ed io stessa colgo solo un vago riflesso del Creatore.»
Joks non rispose, perduto nella visione ed incapace di sottrarsi ad essa, non avvertì il trascorrere dei millenni, le sue cellule cerebrali bruciavano ad una ad una nell'impossibile sforzo di comprendere l'essenza di Dio.
«Basta ora, hai visto troppo...» la visione svanì e dopo un lunghissimo periodo di tempo Joks riuscì a tornare in se.
«Non dovevi, non dovevi permettere che io guardassi, dovevi impedirmi il contatto.»
«Volevi sapere, era questo il tuo desiderio, ora sai e pur tuttavia l'essenza trascende ciò che ti ho mostrato. Dimmi ora, a cosa ti è servito conoscere senza aver prima aver raggiunto la maturità necessaria per comprendere? Non si può conoscere senza arrivare per gradi alla visione finale. Io solo alla fine della mia esistenza potrò vedere Dio e comprendere la sua essenza, non posso vedere il mio futuro, non desidero vederlo, non aspiro alla conoscenza, spero di rimandarla sino alla fine perché è un bene vietato, nessuno può accostarsi ad essa e rimanere sé stesso, ma in definitiva anche sapendo cosa sei di più? Ora tu sai più di quanto ti fosse concesso, ebbene sei soddisfatto? Per salvare la tua mente ti ho mostrato a poco a poco il mistero ed in questo lento scorrere di millenni Exiria, non vedendoti tornare, è andata in rovina. Per la città eri scomparso da ere ed essa si è spenta, forse credendo inutile attendere il tuo ritorno. Eppure se tu lo desideri posso ridestarla dalla morte, affinchè tu possa ancora indugiare in essa per l'eternità a pensare e sognare. Ma è davvero questo che vuoi? Pensa a quale potrà essere la tua vita ora che sai! Pensa a tutte le volte che ripenserai a ciò che ti ho mostrato! Lo vuoi veramente?»
Joks perduto nelle tenebre del Santuario pensava e ripensava alla visione di Dio, qualcosa si era sgretolato dentro di lui e la vita stessa gli appariva come un incubo mostruoso.
«Non rispondermi, non è necessario, conosco già la tua scelta, sappi solo che ho tanto amato la tua razza, tanto... Addio...»
Con un leggero fruscìo Joks sentì svanire il contatto mentale e rimase solo nel buio impalpabile del Santuario, allora proiettò la sua mente fuori di esso, attraversò le guglie in rovina di Exiria, attraversò le aeree strade di seta che ancora salivano a spirale verso il cielo oscuro. Ripercorse con la mente gli interminabili corridoi, silenziosi da miriadi di anni, osservò le statue di suoni disgregarsi con strani accordi morenti... Il silenzioso deserto già filtrava attraverso i viali cosparsi di rovine con dita di polvere impalpabile, coprendo come un sudario i frantumi opachi delle torri di cristallo un tempo orgogliosamente protese verso il cielo...
Exiria si stava dissolvendo, ma Joks non avvertiva dolore per l'irreparabile perdita, doveva succedere... l'uomo era scomparso e tutto ciò che egli aveva creato lo seguiva nel limbo del silenzio... Il sogno stesso della perduta grandezza svaniva alla nuova alba del cosmo. Era inutile chiedersi se qualcuno avrebbe raccolto l'eredità dell'uomo, forse una delle tante razze che l'uomo aveva creato per vincere la noia lo avrebbe ricordato per qualche tempo ma a cosa sarebbe servito?
La mente gli aveva mostrato alcuni di coloro che dopo l'uomo avrebbero dominato l'universo, ma anche loro un giorno sarebbero scomparsi in oceani di silenzio... forse avrebbe dovuto sorridere a questo pensiero ma in realtà avvertiva solo tanta struggente amarezza, per primo dopo tanto tempo aveva riscoperto l'umiltà ed i sentimenti dimenticati e per questo motivo comprese l'inutilità di sopravvivere, l'universo non aveva bisogno dell'uomo, in realtà non ne aveva mai sentito il bisogno. Era triste accorgersi solo ora che l'uomo era stato solo un nulla, un orgoglioso nulla. Avrebbe voluto richiamare la mente, implorarla di salvare almeno Exiria, ma ignorava come mettersi in contatto con essa e poi a cosa sarebbe servito prolungare l'inutile agonia della città?
Capì che non desiderava realmente che ciò accadesse, sparendo l'uomo era giusto che anche il suo ricordo svanisse nell'oblìo... I suoi muscoli erano indolenziti e frugando con una mano raccolse manciate di polvere leggera, anche il biotessuto che lo aveva accolto nel Santuario era morto.
Si distese sui resti polverizzati e lentamente cominciò ad addormentare il suo corpo per sempre...
Ad una ad una spense le cellule degli arti, ridiede pace ai muscoli dolenti, rallentò il battito cardiaco sino a spegnerlo del tutto, cessò di respirare e si dedicò al suo cervello che ancora conservava una debole scintilla di vita nel corpo ormai morto. Ad una ad una le cellule cerebrali appassirono come fiori da lungo tempo recisi finchè solo poche restarono per far guizzare un ultimo pensiero...
«Io Joks... io... nulla...»
Alla fine anche l'ultima scintilla vitale si spense ed il suo corpo giacque inerte nella polvere degli eoni.
Exiria finì di morire, consegnando anche il suo ricordo al deserto sconfinato, mentre qualcuno o qualcosa tornava a ripetere sulle sabbie ramate un antico gioco mai dimenticato.

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Dopo aver notato come Orme sulle sabbie del tempo risultasse difficilmente comprensibile riguardo alla figura dell'entità narrante, pensai di spiegare più chiaramente chi questa fosse e immaginai un dialogo tra essa e l'ultimo uomo di Exiria, quindi costruii una visione cosmogonica di dimensioni enormi che sarebbe poi divenuta lo scenario per successivi racconti e romanzi, bene o male tutto ciò che scrivo è in qualche modo collegato ed anche questo racconto non è esente da numerosi collegamenti ad altri racconti già presenti in web, in corso di copiatura al pc o ancora in progetto...
Il racconto lo scrissi poco dopo la pubblicazione di Orme sul n. 7 di Sf... ere e ovviamente lo inviai alla rivista come seguito di quello. In realtà Sf... ere lo passò completamente sotto silenzio, non lo pubblicò e non mi inviò nemmeno una risposta per spiegarmi perché il racconto non fosse stato accettato, a mio parere era decisamente migliore di Orme eppure non suscitò lo stesso interesse e in parte questo stesso disinteresse fu uno dei vari motivi, forse il predominante, (anche se fu Due Alfieri il vero colpo di grazia) per cui cessai di scrivere per quasi quindici anni.
Joks lo scrissi in due soli pomeriggi, l'11 ed il 12 settembre 1979 e dopo averlo rivisto e leggermente ampliato il 21 gennaio 1980 lo inviai senza successo alla fanzine romana. Ritengo che fosse molto più gradevole di oltre il 75% dei testi che Sf... ere pubblicò in quel periodo ma è solo un parere del tutto personale dato che all'infuori dei curatori della fanzine nessun altro lo ha mai letto fino a questo momento in cui appare in web.
A distanza di 18 anni non ho ritenuto necessario fare correzioni, l'ho riportato esattamente come lo inviai alla fanzine e sono un pò curioso di sapere se davvero meritava di essere ignorato...
Infine dato che è il naturale seguito di Orme per omogeneità entrambi vengono visualizzati con lo stupendo set winesunset di Moyra.

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Il brano in background è Russians di Sting.

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