La vita dimenticata
Parte Seconda

In quegli ultimi anni che mi recai da lui mi ero riappacificato con quell'amica con cui volevo andare in vacanza a... Vermillion Sands! La serenità che davano al mio animo le ore trascorse ad ascoltare Lorenzo, a poco a poco avevano limato alcuni elementi spigolosi del mio carattere e questo cambiamento mi aveva consentito non solo di riappacificarmi con lei ma di sposarla e di scoprire di aver scelto la persona giusta per dividere i miei interessi e le mie passioni. Nonostante i problemi che spesso una coppia attraversa non mi pentivo della scelta fatta ma non per questo rinunciavo a quelle mie visite ormai settimanali nonostante quanto fossero poco gradite da mia moglie. Lei non aveva mai voluto conoscere Lorenzo, però riconosceva che molto doveva a lui per il mio radicale cambiamento d'umore e anche se avrebbe preferito passare il sabato andando un pò in giro con me per negozi si rassegnava e a volte mi dava persino qualche piccolo dolce da portargli specie in occasione di qualche festa.
Non so perché rifiutasse di incontrarlo, forse era un pò infastidita, anche se non lo diceva apertamente per il fatto che ogni sabato mi recassi da lui.
«Capisco che è solo e che cerchi di alleviare la monotonia della sua vita - mi diceva a volte - ma ogni sabato! Ogni sabato sparisci per l'intero pomeriggio! Vabbè tanto parlare è inutile, però anche lui dovrebbe capire che hai una tua vita e non può pretendere...»
Io obiettavo che Lorenzo non pretendeva nulla, non era lui a chiedermi di tornare ero io che avevo bisogno di quelle poche ore per sognare, era impossibile farlo capire a mia moglie però in qualche modo comprendeva che qualunque cosa si faccia per gli altri non è mai fatta invano.
«Tu ti senti colpevole, ma di che? Non hai nessuna colpa cerca di capirlo»
Scuotevo la testa allora «Non so, forse mi sento colpevole di avere una bella casa, un buon lavoro, una brava moglie, sono stato fortunato, ma merito tanta fortuna? Ho l'impressione di aver avuto tutto troppo facilmente e di aver avuto troppo!»
Allora si rabboniva «Non tutti hanno secondo i loro meriti, ma non sempre hanno più di quanto meritino. Se tu sei stato fortunato e lui no beh non sentirtene in colpa tu, forse si è troppo chiuso in se stesso e invece di lottare si è rassegnato, forse a modo suo è felice così, tu che ne sai? Comunque portagli una crostata, l'ho fatta questa mattina ed è venuta davvero ottima!»
Già... una volta gli mandava qualcosa, una crostata, un dolce speciale, una volta un pò di lasagna, a volte anche qualche libro... Protestava per quel sabato pomeriggio che passavo da lui eppure ogni volta mi dava qualcosa da portargli! Chi capirà mai le donne?

Una volta, una delle ultime che lo vidi, interruppi un suo discorso per chiedergli perché mai solo la fantasia ed il sogno potessero dare tanta pace, e non l'amore ad esempio, quell'amore che vince ogni avversità e che rappresenta il più bel gioiello nel lungo calvario della vita.
«L'amore è veramente qualcosa di sublime se è ricambiato, ma se al contrario è a senso unico, e troppo spesso è così, allora diventa una sofferenza continua e lancinante, perché cercarlo allora? Forse perché l'uomo, assai più della donna, ha bisogno di amore, ha bisogno di una persona che condivida le sue gioie ed i suoi dolori, forse per questo chi ha più sofferto per amore continua a cercare per tutta la vita senza mai rassegnarsi, fino a rifugiarsi nei sogni. Io ho creato Swan per acquietare questo mio desiderio e ora in un certo senso sono sereno, tu invece sei sposato, hai trovato la persona giusta e non devi trascurarla, amando la donna che ti vive accanto ti accorgerai che il mondo è meno brutto di quanto appaia. Devi saper apprezzare ogni suo sorriso, ogni suo gesto e guardarla sempre negli occhi quando le parli... attraverso gli occhi si può vedere la purezza di un'anima, non disprezzare mai l'amore che ti è stato offerto, non essere egoista, tu hai bisogno di lei più di quanto tu stesso creda, e se un giorno non l'avrai più accanto ti accorgerai di quanto fosse importante per te, ma ciò che è perduto non torna mai indietro, ciò che è perduto è perduto per sempre. So che a volte vi è qualche screzio tra voi, soprattutto per il fatto che vieni a trovare me, l'ho capito e non mi sembra giusto, non sprecare quel tempo che puoi dedicare a lei, un giorno potresti rimpiangerlo...»
Cercai di obiettare che non era tempo sprecato ma lui mi fermò con un gesto. «Tua moglie ogni volta mi manda un pensiero, una volta un dolce, un'altra dei libri... beh io le vedo come un'offerta ad un dio crudele affinché ti liberi da un obbligo...»
Penso che Lorenzo non avesse torto, però cercai di fargli capire che non era vero, che lei non lo vedeva come una spietata divinità.
Scosse la testa «Invece di venirmi a trovare ogni settimana, vieni una volta al mese, per me sarà lo stesso un piacere parlare un pò con qualcuno ma di sicuro lei lo apprezzerà molto, dammi retta.»
Seguii il suo consiglio e quegli screzi divenuti quasi quotidiani cessarono d'incanto, anzi da quel momento fu lei stessa che di tanto in tanto mi diceva di andare a vedere come stava ed anche di invitarlo qualche volta a casa nostra. Lui non accettò mai, non amava muoversi, una volta svolto il suo lavoro e a parte il giro in libreria del sabato mattina si rifugiava in casa e se ne stava per ore a leggere e sognare, nulla poteva convincerlo ad abbandonare quello che per lui era ormai un rifugio, una specie di calda tana in cui dimenticare che vi era un fuori oltre le pareti di casa.
Mia moglie è morta un paio di anni fa, era ancora molto giovane, ma certi mali non rispettano la gioventù, e alla sua morte mi resi conto di quanto avesse ragione Lorenzo, di quanto io avessi bisogno di lei, della sua presenza, della sua tenerezza, non posso cambiare il passato, ma posso richiamarlo alla mente, come mi ha insegnato a fare Lorenzo, allora posso sentire il suo passo nelle stanze ormai silenziose di casa mia, posso sentire il suo profumo aleggiare nell'aria e la sua voce sussurrare il mio nome.
Ora sono io a sognare e mi rendo conto di quanto il sogno possa restituire serenità.
A pochi mesi dalla scomparsa di Lorenzo le mie visite si erano molto diradate, mi recavo da lui una volta al mese e mi trattenevo meno di un paio di ore, ogni volta che entravo nella sua stanza lo trovavo a sognare davanti al camino, sempre acceso nei mesi freddi, ma sul tavolino da fumo non vi era più l'abituale libro, aveva smesso anche di leggere e questo mi preoccupava moltissimo, la sua mente aveva cominciato a dare chiari segni di confusione, mescolava le cose in modo incoerente, una volta mi parlò di come un certo Pickman Carter avesse respinto con strane armi un'invasione di mongoli dall'Australia! Conoscevo i nomi di Pickman e Carter, me ne aveva parlato spesso a proposito di uno dei suoi scrittori preferiti, ma sempre come due personaggi distinti, ora invece li confondeva in un'unica persona... e poi la palese assurdità dei Mongoli in Australia!
Mi rendevo conto che era necessario prendere una decisione ed al più presto! Sul momento non dissi nulla, mi limitai ad ascoltarlo pur non di meno era per me motivo di grande amarezza osservare il processo disgregativo in atto nella sua mente ma cosa avrei potuto fare del resto?

L'ultima volta che lo vidi interruppe a metà il discorso che stava facendo, mi fissò lungamente, quasi con benevola ironia poi si diresse verso l'armadio e ne trasse una busta che mi consegnò sorridendo.
«Tieni è per te, una volta scrivevo, quindi ho provato a scrivere quelle sensazioni che tante volte ho cercato di comunicarti a voce. Tu non hai mai compreso veramente ciò che volevo farti capire, le parole volano, lo so, ma gli scritti restano ed attraverso la rilettura si può afferrare tra le righe ciò che ascoltando può sfuggire. Quindi ho scritto una lettera per l'ultima volta, dato che non intendo più scrivere nulla in futuro, qui ho messo tutto me stesso, quando sarai tornato a casa leggila e forse capirai che in fondo io sono felice.»
La presi e la misi in tasca, promettendogli che l'avrei letta attentamente poichè il suo mondo iniziava ad affascinarmi e che quando sarei tornato a trovarlo l'avremmo commentata assieme se a lui faceva piacere.
Purtroppo non mi fu possibile mantenere la promessa, per tutta una serie di motivi che sarebbe troppo lungo elencare passarono due mesi interi prima che riuscii a recarmi di nuovo da lui.
Non immaginavo che quella sarebbe stata l'ultima volta che lo avrei visto altrimenti avrei cercato di fare qualcosa che forse ne avrebbe impedito la scomparsa.
Non ho mai potuto commentare con lui la lettera che mi consegnò, ma la lessi con attenzione ed ancora oggi la rileggo spesso, ma con un sentimento diverso perché qualcosa accadde pochi mesi dopo la morte di mia moglie...
La lettera era composta di molti fogli scritti a mano, era diretta a me anche se il mio nome non era mai apertamente menzionato ed era simile ad uno dei lunghi discorsi che era solito fare più a se stesso che a me...

Tu mi guardi con gli occhi del giorno e del tempo presente, mi giudichi malato di solitudine, ma neppure immagini quanto effimera sia per me la realtà e quanto limitato mi appaia il cielo di Roma.
Sì è vero io vivo di sogni ed allora tutto si dissolve nelle mille scintillanti vite che instancabile creo e non mi è necessario attendere la notte per sognare, per fuggire da questo tuo arido mondo, ovunque, anche in strada tornando dal lavoro una parola o un gesto mi bastano per scoprire nuovi orizzonti e perdermi in essi.
Pensi che mi manchi la presenza costante di un amore, di una compagna, ma io ho Swan che da anni divide con me le polverose strade di Ophir e del regno di Saba e sempre al suo fianco attraverso su navi di Tiro cariche di merci fenicie l'angusto braccio di mare che ci separa dall'isola di Rodi, o sempre con lei accanto ascolto un cieco cantore narrare le gesta dell'azzurro popolo di Gobi.
Nella mia camera dietro le ante dell'armadio ho celato orizzonti e se una sera rimpiango le torri di alabastro di Ulthars le schiudo e Swan è lì che mi attende per guidarmi tra mille bazars chiassosi, dove mercanti di lontane contrade ci offrono sete dipinte e bronzi scolpiti, gioielli ed ori raffiguranti ignoti animali cesellati dagli abili orafi ciechi di Van, incensi e noci che donano sogni drogati, damaschi e profumi d'oriente... e noi di tutto compriamo ridendo delle imprecazioni degli scaltri mercanti che chiedono un prezzo più alto chiamando in soccorso il dio dei mercanti e dei ladri...
Se invece bramo un dolce riposo Celephais, mollemente adagiata tra le purpuree nebbie del mattino, schiude per me i suoi giardini fioriti di mille colori e lì, sdraiato su gonfi cuscini damascati, socchiudo gli occhi al canto di Swan, mentre alla brezza odorosa di spezie ed aromi di terre lontane ondeggiano i suoi biondi capelli e le sue vesti leggere, finché ritrovo negli accordi del liuto l'eterno canto della primavera.
Mi è sempre vicina anche nella caccia al kraken nei gelidi mari del nord, ove sui rozzi ponti di navi vichinghe, protetti da calde pellicce, incitiamo i rematori inseguendo sino ai confini del mondo polare il mostro abissale, e lì, tra sterminate montagne di ghiacci sfavillanti ritroviamo il mortale nemico e lo massacriamo con gli arpioni taglienti come rasoi. Al ritorno lei canta per me e per il nostro equipaggio le gesta degli eroi, gli amori di Wotan e la grande guerra degli Asi, mentre io la guardo vedendo in lei Freya e penso che nemmeno il Walhalla può contenere creatura più bella, la sua voce desta in me il ricordo delle sfolgoranti vittorie nei gelidi mari, delle città costiere saccheggiate e date alle fiamme, degli interminabili banchetti nel mio castello tra i fiordi e della dolce e malinconica bellezza del sole di mezzanotte. Il suo sguardo mi incendia il cuore come una botte d'idromele ed ogni volta mi rendo conto che lei mi è necessaria come la frizzante aria nordica che respiro...
E come dimenticare i giorni passati con lei in terra d'Arcadia, ove tutto è eterna giovinezza e clima mite, dove trascorriamo il tempo in gare di poesia, di musica, danza e canto? Lì, ove l'eco dell'odio e delle guerre è infinitamente lontano, lei danza per me leggera come una libellula su prati di smeraldo.
Tu credi che io sia infelice, ma io preferisco le infinite contrade del sogno al monotono ed opaco incedere dei giorni e quando, terminato il lavoro, mi ritrovo solo con me stesso mi desto alla mia nuova vita come da un grigio sogno.
Gli anni, come grani di un rosario senza fine, hanno spruzzato di grigio le mie tempie, hanno scavato rughe sul mio volto ed in quel che resta del giorno, mi richiudo nella mia stanza silenziosa e dopo aver cenato m'immergo nell'oblio di un magico sogno.
Cala la notte ed io sottobraccio a Swan risalgo il Nilo verso Tebe, tutto l'Egitto sfila davanti alla nostra barca di papiro, le Piramidi, la Sfinge, Abu-Simbel, e noi cullati dalle onde giochiamo i giochi dell'amore all'ombra gentile di un volo d'aironi.
La mia stanza non è grande ma nei recessi del fondo di un cassetto ritrovo il rauco suono dei corni tibetani, il cigolio incessante delle ruote di preghiere, allora inavvertitamente m'incammino verso antichi monasteri himalayani, dove sotto la guida di esperti e saggi lama scopro segreti antichi e dimenticati.
Sì conduco la mia vita tra ufficio e casa, mai una vacanza mai un viaggio, ma cosa importa, se solo lo desidero posso viaggiare persino tra le stelle, Sirio, Bellatrix, Betelgeuse, Andromeda, Orione... sino ai confini della notte.
Lei mi accompagna, lei mi è vicina, lei, Swan, più bella di un Halfling e di tutte le meraviglie del creato...
È bello vedere i fiori-farfalla posarsi su di lei quando passeggiamo su mondi incantati, è bello ascoltare al suo fianco gli scultori di suoni intenti al loro lavoro, assieme a lei ho visto mille e mille meraviglie, ho visto tempeste magnetiche in cieli di malva e turchese, i tramonti viola di Sfax, i cristalli sognanti di Ophir, spiagge d'ardesia e soli di tutti i colori, mari di azzurro cobalto e deserti cosparsi di antiche rovine...
Viaggiando nei cieli ho visto morte città alla deriva nel cosmo con i loro carico di dormienti conservati dal vuoto e solo con lei divido ogni meraviglia.
Allora diventa opprimente il risveglio in quella che tu consideri realtà, diventano pesanti le ore da trascorrere nell'arido mondo, per questo sveglio o dormiente m'immergo di nuovo nei gorghi del sogno...
Allora lo Yukon glaciale mi attende ed io corro su slitte trainate da husky inseguendo il miraggio dell'oro e ad ogni pagliuzza o pepita che scavo o che filtro dalle sabbie del greto di un fiume io vedo il bagliore dorato dei suoi verdi occhi.
Al calar della notte è bello guardare aurore boreali nel velluto del cielo e sovrapporvi il suo volto e mentre i cani dormono nella neve io non dormo e penso a lei e nel fuoco da campo, nel guizzar delle fiamme, nello scoppiettiò degli arbusti io la vedo ed odo la sua voce...
Sì fa freddo qui ma in California c'è il sole ed un giorno vi andremo insieme... Swan... da quando l'ho sentita cantare al Golden Gate di Dawson ho compreso che non l'avrei mai dimenticata e per infinite primavere sono tornato a cercar l'oro per poi svernare a Dawson ad ascoltare le sue canzoni anno dopo anno, in quelle lunghe sere sediamo davanti al fuoco a far progetti sul nostro futuro...
Swan... gli anni passano ma non per lei, sì la neve del tempo è caduta sui suoi capelli, ma il suo sguardo ed il suo canto son quelli di sempre e nei suoi occhi danza sempre il selvaggio vento del nord.
A che servono le parole? Noi ci parliamo con gli occhi e se anche gli anni fuggono volando e l'oro rimane solo un miraggio, noi facciamo progetti sino a primavera, quando al primo disgelo io riprendo la strada del grande nord, col mio bagaglio di speranze e il cuore pieno delle sue vecchie canzoni.
I cani allora abbaiano tirando la slitta ed io la guardo un'ultima volta per portare nel silenzio il suo sorriso ed averla accanto a me ogni giorno.
Sì anche quest'inverno tornerò a Dawson e forse sarà l'ultimo, perché la neve ha imbiancato i miei capelli e la barba ed il mio braccio non è più quello di un tempo, allora andremo in California, dove il cielo è sempre azzurro e dove il sole dorato brillerà nei suoi occhi destando quello scintillio che non ho mai dimenticato...

Sì tanti sono i sogni a cui io mi abbandono, ma da qualche tempo si son fatti strani, sogno di andar con lei per i sentieri della notte, su prati di smeraldo tra fiori di cristallo iridescente sino a raggiungere un'immensa spiaggia con la sabbia d'oro cosparsa di murici, accanto ad un gran mare di color turchese, per dimorare assieme a lei lì per sempre, osservando in lontananza i balzi di un gruppo di delfini e riscoprendo nei suoi occhi il verde profumo dell'eternità.

Non ero affatto convinto che la sua lettera risolvesse i miei dubbi semmai li accresceva e l'ultima parte, carica di sottintesi, mi sembrava oscura e preoccupante, ne parlai con mia moglie ma lei obiettò che se Lorenzo era felice così perché mai io dovevo costringerlo a vivere in modo diverso? Avevo la possibilità di cambiare la sua vita? Di trovargli un lavoro meno infame ed umiliante? Di cancellare il suo senso di sconfitta? E infine ero davvero certo che soffrisse in quella solitudine? In altri termini mi disse di non interferire nella sua vita, di andarlo a trovare di tanto in tanto ma senza ostinazione da parte mia a voler fare qualcosa.
Le diedi ascolto e sono certo di aver fatto uno sbaglio, oltre tutto per me era un pessimo periodo, il lavoro e qualche disturbo di salute mi constrissero a rimandare di settimana in settimana, poi dopo circa due mesi finalmente mi recai di nuovo da lui, un pò imbarazzato per il lungo silenzio ma desideroso di commentare con lui la sua lettera e soprattutto i foschi presagi che la chiudevano.
La sua lettera mi dimostrava anche che era sempre in gamba a scrivere e volevo servirmi di essa per cercare di convincerlo a scrivere qualcosa di nuovo o per lo meno volevo farmi consegnare i suoi manoscritti per provare io stesso a farli pubblicare. Anche a costo di rimetterci del denaro volevo restituirgli fiducia in se stesso.
Non ero certo che mia moglie sarebbe stata d'accordo nel sacrificare parte del nostro conto in banca per la pubblicazione dei suoi racconti, anzi mi immaginavo già qualche furiosa litigata al riguardo, ma la rilettura della lettera poco prima di recarmi nuovamente da lui mi aveva convinto che qualcosa doveva esser fatta subito e pazienza per il resto.
Del resto i tempi erano cambiati e ciò che non interessava editorialmente vent'anni prima forse ora sarebbe stato preso in altra considerazione e poi si poteva provare anche con qualche rivista, insomma valeva la pena di provare ed ero fermamente intenzionato a farlo.
La padrona della pensione fu lieta di rivedermi, anzi mi rimproverò per esser stato così a lungo senza fargli visita, non era bello che anche io lo abbandonassi, ero il suo unico amico del resto. Le spiegai per sommi capi i motivi che mi avevano impedito di farmi vivo per tanto tempo e le chiesi come stava.
Mi rispose con apprensione che da due giorni non andava al lavoro, giovedì sera aveva restituito il vassoio della cena e poi non era più uscito di camera. Aveva provato ad entrare la sera prima anche se non le piaceva infastidire il suo pensionante ma aveva trovato la porta chiusa a chiave. Era indecisa sul da farsi e dato che in genere passavo a trovarlo il sabato aveva deciso di attendere quelle poche ore per evitare di far forzare la porta.
Mi preoccupai moltissimo quando mi resi conto che la porta era chiusa dall'interno e che da dentro non venissero rumori di alcun genere, nemmeno lo scoppiettio dei ciocchi nel caminetto, data la giornata fredda e conoscendo le sue abitudini era un motivo in più di preoccupazione. Dopo aver bussato e chiamato a lungo decidemo di far forzare la porta.
Con l'aiuto del maresciallo in pensione che alloggiava lì nel giro di una mezz'ora arrivarono due carabinieri con un fabbro e forzata la serratura aprimmo la porta, mi ero preparato al peggio, in un certo senso consideravo eccessivo il ritardo con cui si era intervenuti, forse aveva avuto un collasso, forse era caduto, forse non tardando tanto...
Ma aperta la porta scoprimmo che la stanza pur chiusa dall'interno era vuota, di lui non vi era traccia, la finestra era chiusa, il letto intatto, sul portacenere vicino alla poltrona di fronte al caminetto vi era una sigaretta ormai spenta con lungo cannello di cenere...
«Come se avesse fatto una tirata e l'avesse lasciata lì a consumarsi» disse il brigadiere. Sul tavolinetto vi era un libro aperto e nel caminetto i resti carbonizzati di un pò di legna.
«"Non ci sono braci, il fuoco deve essersi spento forse da un giorno intero.»
«Ma lui dov'è? - chiesi - Se la porta era chiusa a chiave, che fine ha fatto?»
Ero turbato, perplesso, chiesi alla signora quando l'avesse visto l'ultima volta.
«L'altro ieri mi ha riportato il vassoio e mi ha chiesto dei cerini dato che aveva finito i suoi e non aveva voglia di uscire a comprarne.»
Il maresciallo a riposo annuì aggiungendo che dato che era presente gli aveva offerto il suo accendino che lui aveva cortesemente rifiutato dato che intendeva leggere e fumare sino a tardi e «...non voleva privarmi dell'accendino per tutta la serata.»
«Ma non si è accorta che era ancora chiuso in camera il giorno dopo?»
Scrollò la testa «Per andare al lavoro usciva prestissimo, faceva colazione al bar, non lo vedevo quasi mai solo alla sera mi sono accorta della lama di luce sotto la porta, ho bussato, ho provato ad entrare e ho visto che la porta era chiusa a chiave, ho pensato che non fosse ancora rientrato e mi sorprendeva che avesse lasciato la luce accesa e la porta chiusa a chiave, non lo faceva mai. Non chiudeva mai uscendo dato che rispetto la privacy dei miei clienti e non entro mai in camera in loro assenza, quindi non capivo perché avesse chiuso.»
Chiesi al brigadiere se vi era la possibilità che non fosse rientrato, lui per tutta risposta mi indicò la chiave dal lato interno della stanza.
«Impossibile era chiusa dall'interno e non con una ma con tre girate, oltre tutto la finestra è chiusa e la finestra del bagno è a vasistas e di piccole dimensioni, oltre che anche questa era chiusa.»
Ci rigirammo per la stanza a lungo, guardammo anche nei posti più assurdi, come sotto al letto, dietro la tenda della doccia o addirittura nella canna fumaria del camino.
Inizialmente avevo temuto che si fosse gettato dalla finestra, ma non solo, come ho detto, era chiusa ma per aprirla richiedeva un pò di sforzo, la padrona disse che era sempre stata un pò difettosa e che voleva farla riparare da tempo ma lui aveva sempre detto che non ce ne era bisogno e che a lui stava bene anche così.
La stanza era come la ricordavo, come al solito il suo armadio era aperto e a parte la catasta di manoscritti ed il vestiario non vi era altro, sembrava come se si fosse seduto in poltrona, avesse acceso una sigaretta - i cerini erano sul tavolinetto da fumo - avesse fatto una tirata, posato la sigaretta nel portacenere prima di prendere il libro aperto sul tavolino e in quel breve intervallo fosse scomparso senza lasciar traccia.
Non sapevamo cosa pensare, la sparizione era assurda e impossibile al tempo stesso eppure era avvenuta. Ricordai con un brivido una frase che mi aveva ripetuto tante volte «...quando finalmente deporrò nell'armadio il mio ultimo sogno, me stesso...», mi sembrava pazzesco eppure guardai dentro l'armadio come se veramente credessi di trovarlo lì...
Guardavo l'armadio spalancato e mi chiedevo se veramente avesse raggiunto i suoi sogni, non ebbi il coraggio di dire ai carabinieri quello che mi passava per la testa, non volevo passare per matto, poi mi riscosse la voce della signora che indicava una lettera poggiata sullo scrittoio impolverato.
«Guardi è indirizzata a lei la apra forse riusciremo a capire cosa è successo!»
Avrei preferito non dover leggere in pubblico una lettera indirizzata a me ma non potevo rifiutarmi, forse davvero lì dentro vi era una spiegazione.
Sopra la busta due righe "Per..." e il mio nome e sotto "In caso di mia scomparsa"...
Scomparsa! Non morte! L'innocente vocabolo usato si prestava alle più strane congetture, del resto tutte le volte che avevo parlato con lui in passato non aveva mai usato l'allocuzione "dopo la mia morte" bensì aveva sempre detto "dopo la mia scomparsa", io non avevo mai fatto caso a questa particolarità, anzi l'avevo interpretata con una sorta di pudore, di ritrosia nell'usare un termine crudo e spietato come morte ora però che era accaduto qualcosa di inspiegabile in quella stanza non ero più certo delle mie convinzioni, anzi avevo l'impressione che lui sapesse bene cosa gli sarebbe accaduto, non solo ma che avesse preso tutte le precauzioni possibili perché nessuno fosse incolpato della sua scomparsa. Lasciando dietro di se una stanza chiusa dall'interno avrebbe fatto impazzire gli investigatori ma alla fine il caso sarebbe stato archiviato come irrisolto ed irrisolvibile. Al tempo stesso sentivo che da qualche parte lui era vivo ma irraggiungibile, di sicuro ora era dove aveva sempre sognato di essere, lontano da questo mondo squallido che lo aveva condannato ad una vita dimenticata. Guardavo la sigaretta spenta e mi chiedevo cosa fosse successo subito dopo che l'aveva posata nel portacenere dove si era consumata mentre qualcosa accadeva, avrei voluto esser stato presente per capire, vedere con i miei occhi ma così non era stato...
«La apra» insisterono, l'assurdità della situazione portava quasi a credere che da quella lettera potesse saltar fuori una spiegazione convincente.
Comunque lacerai la busta e ne trassi un foglietto piegato in quattro su cui spiccavano solo poche parole.

Mio caro amico è mio desiderio che tutti i miei libri ed effetti personali siano consegnati a te, ti prego inoltre di prelevare l'armadio, con tutto ciò che contiene, e di conservarlo nello stato in cui si trova. Se un domani tornassi mi restituirai il tutto, altrimenti conservalo in mio ricordo.
Lorenzo

Ciò che mi diede uno strano brivido fu l'ultima frase "se un domani tornassi...", lui dunque sapeva che sarebbe accaduto qualcosa di inspiegabile, ma non spiegava cosa. La sua firma chiudeva il breve testo e sotto di essa vi era la data di quasi tre settimane prima e questo mi faceva capire quanto fossi stato vicino ad impedirne la scomparsa, se avessi avuto più polso avrei fatto a meno di perder tempo al supermercato con mia moglie una settimana prima e forse oggi...
La signora era turbata continuava a guardare per la stanza come se si aspettasse di vederlo saltar fuori da un angolo, poi firmammo il verbale e la denuncia di scomparsa. Volevano mettere i sigilli alla stanza ma grazie all'aiuto del vecchio maresciallo lo evitammo del resto non vi erano nascondigli e le poche cose presenti non potevano interessare i carabinieri.
Quando se ne andarono la signora indicò la stanza «È affittata per tutto il mese, prenda lei la chiave e quando vuole può passare a ritirare le cose del suo amico, non so se affitterò di nuovo questa stanza ma è un vero dispiacere non aver potuto far nulla per impedirne la scomparsa, non capisco il senso della lettera, se è andato da qualche parte da dove è uscito? E da dove dovrebbe tornare? Non capisco e preferisco non capire.»

Così tornai a casa e raccontai tutto a mia moglie, lei non capiva come fosse potuto succedere, ma non era la sola, nessuno riusciva a spiegarsi il mistero. Le dissi anche che aveva lasciato a me le sue cose, l'armadio e i libri, non fu molto contenta della cosa ma non fece obiezioni.
«Non potresti farne a meno? Non sei nemmeno un parente!»
«No, non posso, se un giorno tornasse e solo Dio sa che fine ha fatto gli restituirò il tutto per ora lo terrò io, metterò l'armadio nel mio studiolo, così non ti darà fastidio ma non intendo andar contro ad una piccola cosa che mi ha chiesto, oltre tutto non è ingombrante ed anche i libri sono pochi ed occupano assai poco spazio.»
Una settimana più tardi con un piccolo furgone di traslochi mi recai a ritirare l'armadio, i libri e le altre cose di Lorenzo, la padrona insistè per darmi anche la poltrona ed il tavolinetto da fumo.
«Ci passava ore in quella poltrona non mi sembra giusto tenerla io, la prenda, è una bella poltrona, comoda ed in perfetto stato, prenda anche il tavolinetto da fumo erano gli oggetti a lui più cari e vorrei che li tenesse lei.»
Così portai a casa il tutto, la poltrona era davvero comoda ma non la misi in salotto la tenni in studio, di fronte all'armadio con il tavolinetto da fumo accanto, mia moglie mi lasciò fare, sapeva che nel mio studiolo ero l'assoluto padrone e non si oppose all'ingombro, oltre tutto si trattava di oggetti non sgradevoli, la poltrona era bella ed elegante, l'armadio era in ottimo stato, quindi essendo roba in eccellenti condizioni per una volta tanto non ebbe critiche da fare.
Col tempo, quando avevo voglia di rilassarmi un pò, mi sedevo su quella poltrona a fumare, sempre chiedendomi dove fosse finito Lorenzo, lessi anche buona parte dei suoi libri prediletti, ritrovando molte delle cose di cui mi aveva parlato nel corso delle lunghe serate passate ad ascoltarlo e a volte guardando l'armadio mi chiedevo cosa avesse visto nel momento della scomparsa del mio amico.
Poi due anni fa morì mia moglie ed io passai un periodo terribile, fu alcuni mesi dopo di allora che spostai l'armadio, lo misi in camera da letto con la poltrona di fronte ed il tavolino da fumo di lato, non avevo il caminetto ma solo il termosifone alla mia sinistra, dall'altra parte c'era il mio letto e in mezzo vi misi un lume a stelo come quello che aveva Lorenzo, ricostruii l'angolo di relax dove lui passava tante ore prima di addormentarsi e come tocco finale tenni sempre aperte le ante dell'armadio come era solito tenerle lui, mi sentivo un pò sciocco a far tutto questo ma ora che ero solo non avevo più voglia di andare in giro e dopo una rapida cena mi sprofondavo in poltrona a leggere e fantasticare, solo in questo modo riuscii a superare la perdita di mia moglie.

Leggo ancora oggi i suoi libri e sogno anche io i luoghi di cui tante volte mi aveva parlato, spero solo che sia felice, ovunque si trovi, anche se ora mi piacerebbe molto poter riprendere i colloqui di un tempo, ora potrei seguirlo molto più agevolmente nelle sue fantasticherie.
All'inizio l'idea di esser solo, di non veder più mia moglie mi sgomentava, il vuoto lasciato dalla sua scomparsa era ancor più pesante ora che non ero più tanto giovane, invecchiare da solo mi terrorizzava, pensai persino di cambiar casa, poi rinunciai, le mura, gli oggetti, tutto era pieno della sua impalpabile presenza e mi resi conto che non potevo andar via dalla nostra casa.
Anni prima parlando con Lorenzo gli avevo accennato al mio timore che una cosa del genere potesse accadere e lui mi aveva risposto serenamente come era sua abitudine.
«Non si deve temere la morte. È la vita che terrorizza! La morte è solo il definitivo risveglio da un sogno angoscioso e in quel risveglio ritroverai tutti coloro che hai amato per riprender con loro la vita interrotta con la loro morte. Se due persone si amano realmente, il loro amore continua oltre la vita, in quel mondo di sogno cui tu non credi, lì ritroverai anche l'amore perduto o quello che non hai mai avuto ma che hai creato attraverso gli anni con la polvere dei sogni. L'amore vince il tempo, la vita e la morte, è eterno. Non riesco a concepire un amore che gli anni possano affievolire o cancellare, se questo avviene allora non era amore!»
Ho sempre pensato spesso a quelle sue parole e mi tornarono alla mente, più vivide che mai, due mesi dopo la perdita di mia moglie, così sedetti nel mio studio a guardare il suo armadio e a pensare a quante belle parole sapeva trovare lui che così poco aveva avuto dalla vita. Da quando lo avevo portato in casa non lo avevo più aperto, ma ora pensando a tutte le parole smarrite sui fogli che conteneva ebbi il desiderio di leggere qualcuno dei suoi manoscritti.
Aprii l'armadio e dentro trovai qualcosa che non avrebbe dovuto esserci, che non avrebbe razionalmente potuto esserci, contemplai quell'oggetto con stupore e sentii a poco a poco una gran serenità scendere dentro di me.
Fu dopo di allora che spostai l'armadio in camera da letto e che presi l'abitudine di leggere i suoi libri e di sognare tenendo il grosso armadio aperto di fronte a me, dopo che aprendolo vi trovai su una pila di fogli e vecchie riviste ingiallite un murice incrostato di fine sabbia dorata ancora umido di mare.

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dalla colonna sonora di Ovunque nel Tempo.



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