Eterodelitto
(pubblicato su Eteroscacco n. 15 di Gennaio/Febbraio 1981)

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Jim Warren
Unknown Title


Come ogni sera Riccardo sedette davanti alla scacchiera per ricostruire una partita di tanti anni prima.
Aprì il vecchio numero di ES e cominciò a muovere i pezzi, ma come ogni sera la voce acida di sua moglie lo raggiunse dalla cucina.
"Invece di perdere il tempo con quelle riviste muffite vieni a lavare i piatti, io non sono la tua serva!".
Riccardo sollevò gli occhi al cielo, poi con patetica rassegnazione ripose l'annata di ES e si diresse con passo strascicato in cucina.
"Cara, l'eterodossia è una cosa seria, persone di tutto rispetto la praticano e l'analisi delle vecchie partite consente di affinare le proprie capacità di gioco..."
"E cosa vuoi affinare tu? Io riesco a batterti in qualunque di quei tuoi giochi cretini, piantala di perder tempo e fai qualcosa di utile".
Purtroppo era vero, sua moglie riusciva sempre a vincere, ma in parte era solo perchè lui stesso non osava vincere, lei era già di per se intrattabile, ma quando perdeva era impossibile ragionarci. Per questo aveva scelto di subire pazientemente le sferzanti ironie di lei, perdere subito la maledetta partita serale, di cui era autorizzato solo a scegliere il gioco, per poi rituffarsi nelle pagine ingiallite delle vecchie annate per il resto della serata.
Quella sera, mentre in silenzio lavava i piatti, considerò oziosamente l'idea di eliminare la moglie, sarebbe stato bello poi poter finalmente riaprire la casa agli amici di un tempo, ma come fare senza destare sospetti?
Così lasciò correre via i pensieri e trascorse come sempre una pessima serata, prima di poter riprendere in santa pace le analisi interrotte poco prima.
All'indomani, tornato dal lavoro, ebbe la sgradita sorpresa, le sue riviste erano tutte sparite e nello scaffale vuoto troneggiava un pacchiano soprammobile, uno dei tanti abominevoli doni di sua suocera. Con voce rotta dall'emozione chiese alla moglie dove fossero le riviste.
"Le ho buttate, erano vecchie ed ingiallite, era ora che qualcuno lo facesse, forse così la sera troverai qualcosa di meglio da fare: solo un cretino come te può provare piacere a rileggere sempre le stesse cose".
Riccardo sentì un nodo alla gola: buttate! L'intera collezione di ES nella spazzatura! Con un gemito corse in cucina. Dentro la pattumiera, affogate in un mare di bucce, avanzi untuosi ed altra immondizia si scorgevano le sue riviste fatte a pezzi con sadismo. Quasi con le lacrime agli occhi pescò un frammento umido di sugo. Riconobbe i versi di Borges, era il n. 1, il glorioso n. 1, affogato senza misericordia fra i torsoli di mele e gli avanzi dello spezzatino... Era troppo, non doveva e non poteva permettere a quel mostro di vivere! Ma come fare? In che modo fare vendetta senza sollevare sospetti? Affogarla nella vasca da bagno?... No, doveva fare in modo che non vi fossero indagini, lei doveva morire in modo naturale, o quasi! Poi ricordò. Anni prima aveva tentato di coltivare fiori in balcone ed aveva comprato un vermicida liquido, incolore, altamente tossico. Ma il suo nuovo hobby era durato poco, sua moglie gli aveva proibito anche quell'innocente svago e da qualche parte, tra i vasi pieni di ragnatele, doveva esserci ancora il flaconcino con un pò di liquido dentro. Avrebbe usato quello, se era così efficace con i vermi ed i parassiti non poteva essere innocuo su sua moglie...
Il giorno dopo, approfittando del fatto che sua moglie era uscita, recuperò il flaconcino, spennellò per bene col liquido incolore l'alfiere nero e con cautela lo depose nella casa "c8" della scacchiera, poi rimise il flaconcino in balcone tra i vasi, facendovi cadere sopra un pò di terriccio e tornò in casa. Si lavò accuratamente le mani disinfettandole con abbondante alcool e rimase in attesa degli eventi. Avrebbe perso ancora una volta ma sarebbe stata l'ultima. Con un pizzico d'umorismo decise che sarebbe stato il vinciperdi a compiere la vendetta.
A sera sopportò pazientemente le solite punzecchiature della moglie e poi come se nulla fosse successo si accomodò alla scacchiera per l'inevitabile partita. Come al solito la moglie pretese il bianco e non seppe trattenere un lazzo quando seppe il gioco scelto "Vinciperdi? Ma se sei negato! E sia, ma una sola, giocare con te mi annoia".
Era pronto. Fissava i suoi pezzi e tra di essi l'alfiere mortale. Non sarebbe stato difficile commettere un banale errore in apertura, in modo da dover effettuare con l'alfiere c8 una lunga catena di prese forzate, o meglio, lui non avrebbe effettuato nulla, conosceva bene sua moglie e sapeva che lei avrebbe preteso di effettuare di sua mano tutte le mosse forzate, proprio su questo contava.
Attese spasmodicamente che lei movesse e solo quando il pedone "e" fu posto in terza traversa tirò un impercettibile sospiro di sollievo. Era fatta...
Quasi come in sogno spinse il pedone di donna in "d6", simulando un'apparente distrazione. La voce acida di sua moglie lo investì con tono sgarbato "Ecco... lo sapevo io! Anni ed anni con quelle tue inutili riviste e cosa hai imparato? Avrei dovuto buttarle via prima. Ben ti sta!"
Con gesto deciso portò la donna in "g4". Scostò la mano di lui che timidamente faceva il gesto di prendere l'alfiere per effettuare la cattura ed aggiunse "Non ti farò toccare nemmeno un pezzo..."
Con violenza afferrò l'alfiere mortale stringendolo bene tra le dita ed una dopo l'altra, con calma e con sadismo, effettuò le quindici catture, mentre il tossico penetrava per bene tra i pori delle sue dita umidicce, poi pose l'alfiere c1 in h6 ed eseguì l'ultima cattura col pedone g7.
"Io veramente volevo catturare di cavallo..." azzardò Riccardo con una leggera venatura di sarcasmo.
Lei non raccolse la battuta e con gesto stizzito afferrò il pacchetto delle sigarette.
"Ecco - pensò trionfante Riccardo - la vendetta si compie, sarai tu stessa ad ucciderti e sul pacchetto ci saranno solo le tue impronte, nessuno capirà che sono stato io a farlo, ed in che modo..."
Non dubitava che la moglie si sarebbe accesa una sigaretta, faceva sempre così dopo la partita serale. Con una sorta di perverso piacere la osservò stringere il filtro della sigaretta tra l'indice ed il pollice, in quel modo inconsueto ed unico, come chi per la prima volta assaggia l'acre fumo del tabacco. L'umido della saliva si mescolò sul filtro con l'umidore del tossico depositato sulle sue dita e, boccata dopo boccata, la vide ingerire la morte.

Il medico di famiglia non ebbe incertezze quando dovette stilare il certificato di morte per collasso cardiocircolatorio, la donna aveva già avuto in passato un principio di infarto ed in quell'occasione lui stesso le aveva consigliato senza successo di eliminare il fumo, quindi nessuno pensò di fare indagini più accurate.
Dopo la breve inchiesta, Riccardo la seppellì senza un rimpianto.
Passarono un paio di mesi e l'alfiere nero, ben ripulito delle ultime tracce di veleno, finì in una piccola vetrinetta in salone ed agli amici, che nuovamente avevano libero accesso in casa sua, come nei vecchi tempi di scapolo, Riccardo, con una punta di enigmatico sarcasmo, spiegava "Perchè l'ho messo in vetrina? Oh! E' stato grazie a quell'innocente testa di legno che ho vinto la più difficile partita della mia vita!".
E non vi fu nessuno che raccolse la sottile allusione...

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In quegli anni avevamo fondato l'A.I.S.E. Associazione Italiana Scacchi Eterodossi ed avevamo una rivistina con cui seguire i nostri tornei e le nostre attività nell'81 il responsabile della rivista decide di far partire un concorso di narrativa scacchistica, in palio l'abbonamento alla stessa per l'anno successivo. Ovviamente dato che oltre che fondatore e collaboratore ero anche l'unico a scrivere racconti di fantascacchi con regolarità mi chiesero di partecipare. Io scrissi questo e vinsi l'abbonamento. In effetti era un risultato scontato dato che gli altri racconti erano davvero assai scadenti, ma è anche vero che Eterodelitto non era affatto male...

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Il brano in background è Winter Time di Tom Kristoffersen, uno straordinario musicista
che ha realizzato i midi più carichi di atmosfera che abbia mai trovato sul net.
Il brano è qui riportato con il permesso dell'autore.

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