Il Ritorno del Crociato
(pubblicato su Zeinot n. 1 del 1982)

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Dragon Magazine n. 07 - 51.156 bytes

Dragon Magazine
Cover n. 07


"Arcepetrosa... finalmente!"
Due parole appena sussurrate, ma per Basilio erano la conclusione di un viaggio interminabile dalle coste dell'Asia Minore, dove per lunghi anni aveva combattuto la sua crociata assieme al re lebbroso per strappare agli infedeli il Santo Sepolcro.
Lunghi anni, sì lunghi anni lontano da Matelda lasciata ancora giovane sposa per accorrere in Terrasanta, anni di battaglie, di alterne vicende, imboscate, tradimenti, agguati; tutti i suoi amici erano caduti in quella terra straniera nell'adempimento del sacro dovere. Anche il re lebbroso, Baldovino IVº, anche lui era caduto e Basilio nei suoi occhi ancora serbava il ricordo di quell'ultimo disperato assalto in cui l'eroe morente macerato dalla lebbra aveva guidato i suoi uomini legato al suo stesso cavallo, ormai incapace di reggersi ad esso, con gli arti ridotti a moncherini, ma con l'animo sereno, colmo di fede e di speranza nella missione intrapresa. Basilio ricordava come l'apparizione del sovrano dato per morto avesse gettato nello scompiglio gli infedeli che fuggirono in preda al terrore, ricordava la strage che ne era seguita, ricordava quando, dopo la battaglia, avevano ritrovato il santo re, cadavere, ancora legato al cavallo, rigido ed impettito, un morto che aveva dato ai crociati una grande ed inaspettata vittoria. Dopo quella battaglia, qualcosa era cambiato nell'animo di Basilio, che mondo era quello, se persino un morente doveva combattere oltre la vita per la fede, e per cosa poi?
Avevano vinto sì, ma quella battaglia non sarebbe stata l'ultima ed altri, troppi eroi sarebbero caduti lontano dalla loro patria, dalle loro donne, Basilio aveva perso la fede. Lo aveva scoperto con orrore, ma sentiva di non poter più restare. Altri avrebbero preso il suo posto, altri avrebbero perso la vita. Si sfiorò il volto con un sorriso triste; sotto le sue dita sentiva la brutta cicatrice che gli deturpava il naso e le guance, là dove una scimitarra saracena lo aveva colpito anni prima.
Aveva combattuto, e di ogni battaglia serbava il ricordo, cicatrici su cicatrici, come una ragnatela gettata a casaccio sul suo corpo.
Matelda. Era giovane, bella e innamorata il giorno della sua partenza, diciassette anni prima. Solo di una cosa era certo: lei lo avrebbe atteso, anche per tutta la vita e se fosse caduto in battaglia, avrebbe vissuto nel suo ricordo.
Una promessa, un giuramento che lei aveva fatto anni prima, con le lacrime agli occhi, quando lui dopo un'ultima notte d'amore, le aveva detto addio forse per sempre.
"Matelda, eccomi, sto tornando".
Guardò il paese silenzioso arroccato sull'appennino e là nel suo punto più alto riconobbe il suo palazzo, dove lei era, doveva essere, in attesa.
Diè di sprone al cavallo, ma l'animale non si mosse, rimase immobile. Basilio sorrise tristemente: "Povera bestia, la strada è stata lunga, hai diritto anche tu ad un pò di riposo, proseguirò a piedi, ormai sono quasi arrivato".
Scese e caricatosi in spalla la poca roba che aveva con sè, si diresse verso il paese.
Imbruniva quando imboccò la strada che dalle prime case conduceva al suo palazzo ed intorno a lui vi era solo il silenzio, un silenzio angoscioso di morte. Basilio avanzava turbato tra le case osservando con angoscia crescente il loro abbandono, il loro aspetto fatiscente. Mentre camminava aveva l'impressione di essere spiato, deriso da un popolo di ombre impalpabili. Con la coda dell'occhio gli sembrava di scorgere movimenti, carichi di minaccia, ma girando di scatto la testa non vedeva nulla. Intorno a lui vi era solo il silenzio e le facciate muschiose e muffite delle case del paese.
La gioia del ritorno si trasformò a poco a poco in terrore.
Entrò in una casa, una delle tante, ed appena entrato fece la tragica scoperta. "La peste!". Poi di colpo, stravolto dall'orrore, guardè fuori, dove già si intravedeva il suo palazzo. "No, Matelda, no, tu non puoi... non puoi...".
Il silenzio del paese sembrava deridere il suo tormento e lui non osava quasi decidersi, pochi passi per sapere, ma quei passi ora gli sembravano interminabili e quel breve tragitto sembrava essere divenuto più arduo dell'intero viaggio di ritorno. Disperato entrò in un'altra casa per avere la conferma del tragico evento di pochi mesi prima e ancora una volta trovò le tracce del passaggio della morte.
Doveva sperare, credere che Matelda fosse ancora viva, ma perché poi proprio lei doveva essersi salvata? Che diritto aveva lui di sperare in un miracolo, lui, un crociato che aveva perso la fede sui campi di battaglia in Terrasanta?
Prima di uscire dalla casa si guardò intorno e su un tavolo, abbandonata e coperta di polvere vide una scacchiera con i pezzi di pietra. Si avvicinò e la osservò con stupore, conosceva quel gioco, lo aveva appreso in Terrasanta da un infedele che aveva tradito la sua gente, ma non ricordava di averlo mai visto nella sua terra.
Guardò la posizione dei pezzi, il bianco stava per vincere, meccanicamente afferrò il cavallo per dare matto ma s'immobilizzò, non poteva muovere il cavallo, se lo faceva prendeva scacco ed anzi era lui stesso in pericolo di matto, doveva muovere il re, lo mosse nell'unica casa sicura, ma anche lì il nero poteva portare una nuova terribile minaccia.
Mossa dopo mossa vide un'intera e strana partita svolgersi sotto i suoi occhi, le mosse erano forzate, e stranamente non poteva mai prendere il sopravvento.
Il re bianco peregrinava tra le case della scacchiera, spinto irresistibilmente verso una casa scura dove la donna lo attendeva per dargli la morte.
Compì anche l'ultima mossa e lui stesso diede matto al re bianco che fino a quel momento aveva guidato in cerca dell'impossibile vittoria.
"Strano gioco, quando la vittoria sembra infine arriderti, ecco, proprio lì si nascondono i più nefasti tranelli, se avessi potuto muovere il cavallo..." si bloccò inseguendo un pensiero troppo orrendo per essere vero, uscì di scatto dalla casa della scacchiera e raggiunse il suo palazzo...
Anche lì silenzio in ogni sala.
"Matelda" invocò con voce strozzata e lei apparve, pallida e silenziosa.
"Dio ti ringrazio, lei è ancora viva", poi rivolto a lei: "Matelda, sono tornato!". Lei sorrise con tristezza, senza dire parola, lui le prese la mano turbato, era gelida, come la mano di un... cadavere...
Comprese. Lei lo aveva atteso oltre la morte per mantenere una promessa fatta tanti anni prima.
Che strano mondo era quello, se un re cristiano guidava da morto i suoi crociati in battaglia, se una donna innamorata aspettava il suo uomo oltre la fine della vita stessa...
La scacchiera, il cavallo che non voleva e non poteva avanzare, le case del paese, le case della scacchiera abbandonata, le mille minacce inespresse ed il silenzio di morte.
Basilio, come il re della scacchiera, era ora di fronte all'epilogo del suo viaggio, allargò le braccia e vi accolse il corpo sottile della sua Matelda, l'ultimo abbraccio d'amore e di morte, un bacio che aveva il sapore ed il profumo dei crisantemi.
La peste non aveva avuto pietà, Arcepetrosa era ormai un unico silenzioso cimitero.
I primi raggi delle stelle filtrarono nelle sale delle case del paese e del palazzo di Basilio, accarezzando i corpi immobili, indugiarono a lungo su di loro ormai riuniti per l'eternità ed a poco a poco si dileguarono al sorgere del sole, mentre poco lontano, sul sentiero per Arcepetrosa, un cavallo stanco per la lunga attesa volgeva indietro il cammino, alla ricerca di nuovi pascoli, dove meno penetrante fosse il profumo di morte e di abbandono.
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Se Due Alfieri cercava di recuperare le due pagine sopprimendo la mia rubrica, altri per far partire la propria rivista cercavano i miei racconti. Zeitnot mi chiese un racconto, anche già pubblicato, io - dato che Due Alfieri continuava a far saltare la pubblicazione dello stock in loro possesso - invece di mandare alla rivista di Reggio Emilia questo brano, lo diedi a Zeitnot che lo gradì moltissimo.

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Il brano in background è Nothing to lose di Tom Kristoffersen, uno straordinario musicista
che ha realizzato i midi più carichi di atmosfera che abbia mai trovato sul net.
Il brano è qui riportato con il permesso dell'autore.

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