Tempo di Andare

bloodbar
Frank Frazetta, Atlantis - 25.396 bytes

Frank Frazetta
Atlantis


È tempo di andare.
È tempo di partire, lontano verso una nuova vita, verso una nuova terra, lontano, lontano dalla rovina e dalla morte, lontano da questa terra amata, da queste colline verdi, dalle città di opale e granato.
Questa notte il mare inghiottirà i ricordi e le città, le valli ed i templi, tutto finirà, la gloria dei re sfuma in questo tramonto di sangue.
I vulcani si aprono come ulcere di fuoco nelle valli che risuonarono dei nostri canti al ritorno della primavera, la lava cola come un sudario sui mosaici vecchi di secoli, le città già condannate sfrigolano sotto l'incalzare della morte che avanza con passo lento ed inesorabile.
Vorrei restare, dividere con il mio mondo questo doloroso tramonto ma le lunghe navi nere aspettano, nuove terre ospiteranno noi esuli, nuove terre lontane dove porteremo i nostri dei e i nostri ricordi.
Ho sacrificato agli dei per l'ultima volta nel Tempio di Poseidone, senza rancore, sono rassegnato, come tutti del resto, forse invidio i vecchi che restano, che seguiranno la mia terra amata nelle profondità equoree, ma conosco il mio dovere, portare la saggezza della mia stirpe altrove, in una nuova terra lontana, oh sì, so bene che nulla sostituirà nel mio cuore la mia patria, nulla, mai...
Qui lascio tutto ciò che avessi di più caro al mondo, ma reco in cuore ricordi e istanti che nulla potrà mai cancellare campassi mill'anni.
Ieri ho seppellito Alina, la mia donna, non ha retto al dolore e si è aperta le vene, non ho versato lacrime, non ho più da versare, l'ho affidata alla terra, mentre i sacerdoti sacrificavano agli dei della notte la giovenca offerta per propiziarli ad accogliere con loro la mia amata.
Il fumo si levava in lente volute, il sangue gocciava nelle coppelle, i sacerdoti salmodiavano gli antichi riti, ma io ero smarrito e sgomento, credo negli dei, ma non capisco, non riesco a capire tanto accanimento sulla nostra povera terra.
A Occidente immense ondate si abbattono sulle città costiere, polverizzando i porti dove attraccavano le navi di Micene, colonne di profughi attraversano il continente per imbarcarsi e fuggire dalla patria condannata, loro non sanno ancora di essere già morti, non sanno ancora che sarà per questa notte...
Il Gran Sacerdote ha letto negli astri la condanna, ha implorato gli dei, ha offerto la sua vita per dare alla nostra gente ancora pochi giorni di respiro, si è squarciato il petto con il coltello di ossidiana, dissanguandosi senza un lamento davanti all'altare... il Re stesso ha offerto la mano destra al Dio...
Tutto inutile, gli Dei hanno deciso, il popolo tace, disperato per la catastrofe imminente, c'è rassegnazione in giro, non un lamento si leva dalla folla, non un grido, il Re seguirà la nostra terra nell'oceano, ha deciso così, la sua sposa, i suoi figli e le loro mogli, siederanno al suo fianco senza una parola, gli indovini hanno detto che il loro sacrificio sarà grato al dio del mare affinchè gli esuli possano attraversare la tempesta e portarsi in salvo sulle lontane terre ad occidente.
Le navi in attesa sono molte, sì, molte davvero, ma non basteranno per imbarcare il nostro popolo, solo una piccola parte potrà andar via e non tutti coloro che partiranno sono certi di arrivare, è il nostro destino, non ci ribelliamo, partiranno i giovani, i saggi, gli scribi, gli astronomi, gli aruspici, gli architetti, i guerrieri, tutti gli altri rimarranno a guardare le navi sparire ad occidente.
Mi chiedo chi sia più fortunato, noi che partiamo o loro che restano, mi chiedo se sia giusto che io parta, non sono giovane, qui riposa Alina, qui sono i ricordi dei nostri giorni d'amore, qui è la mia vita, ma dicono che io dovrò scrivere la storia della nostra terra, affinchè non venga dimenticata, dovrò creare la storia e le leggende... troppo peso per un solo uomo, la mia anima è spezzata dal dolore ma i miei occhi stanchi non hanno più lacrime da versare.
Ho implorato il Re di farmi restare, ha scosso la testa con dolcezza, mi sono prostrato ai suoi piedi perchè desse il mio posto ad un altro, mi ha risposto con parole semplici.
«Va e ricorda, va e porta con te le storie della passata gloria, fa che il tuo canto faccia rivivere le verdi colline, i templi ed i mosaici, porta nel tuo cuore il dolore e non farti vincere da esso. Va ad occidente, va e ricorda...»
Poi mi ha donato il sigillo reale con la fenice, lo ha posto al mio dito ammonendomi «La tua parola sarà la parola del Re, tu sei la memoria del tuo popolo, va ora, e ricorda le storie della nostra terra...»
Ed io obbedisco, che altro potrei fare? Ma prima di andare mi sono recato dove riposa Alina, ho raccolto dal tumulo una manciata di terra, l'ho baciata e l'ho posta in un sacchetto di pelle che ho messo al mio collo, porto con me la terra benedetta della mia patria, la terra che copre i resti della donna che ho amato, mi accompagnerà negli anni che mi aspettano.
Ora è tempo di partire... il cielo è nero come pece, rotto da bagliori di fiamma la dove i vulcani esplodono cancellando le città e le strade dei re, è ancora giorno, ma il sole si nasconde dietro ad un sudario di nubi, un sudario che copre la mia infelice terra.
Alcune navi sono già partite ed alcune si sono già inabissate, davanti ai miei occhi una nave è stata afferrata dalle onde e scagliata sulla banchina, chi muore, muore senza un lamento, chi non muore implora la morte...
La mia nave è una delle più grandi e sicure, troppo onore per un semplice uomo, salgo a bordo con un gran peso in cuore, non ho la forza di girarmi per contemplare la mia patria, guardo ad occidente, se mi girassi forse non avrei la forza di andar via, stringo il sacchetto che racchiude la terra della mia patria e le nocche sono bianche come avorio...
Il rumore dell'uragano è diventato assordante, le esplosioni dei vulcani sembrano urla di titani, la mia terra muore ed io ascolto con la morte in cuore...
La nave si stacca a fatica dagli ormeggi, beccheggia a tratti rischiando di capovolgersi ed inabissarsi ma il capitano che la governa conosce il suo mestiere, urla ordini in tutte le direzioni e tutti obbediscono all'istante senza intralciarsi, i miei compagni di viaggio sono silenziosi ed annichiliti dalla disperazione, ma due giovani non resistono alla prova, lei è giovanissima e ha davanti a se una lunga vita da vivere, lui è un giovane robusto e di bell'aspetto, forse un guerriero, forse un abile artigiano, si stringono la mano e saltano dalla murata della nave, si allontanano a nuoto, tornano a morire assieme, tornano alla loro patria... vorrei avere altrettanta determinazione ma il Re mi ha detto va e ricorda ed io devo obbedire... guardo il cielo e stringo il pugno con gesto di sfida, sì obbedirò al Re ma quando il mio lavoro sarà compiuto tornerò, oh sì, tornerò... ma ora ho un lavoro da compiere e, per gli Dei! lo compirò!
Lontano ad occidente il mare sembra più calmo, dietro le mie spalle è l'inferno! La mia patria muore ed io muoio con essa...
Guardo lo stilo e la tavoletta cerata e non posso più trattenermi e comincio a scrivere, a cantare della Città dei Re, dell'Isola Sacra, dei Templi e dei mosaici, scrivo fino a che la mia mano trema per la stanchezza, fino a che lo stilo non mi cade dalle dita intorpidite e solo allora le lacrime sgorgano dai miei occhi, per Alina, per il mio mondo, per le verdi vallate che non vedrò mai più...
Navighiamo da ore ed ore in mezzo a nubi nere come pece, ma il cielo va schiarendosi in lontananza, davanti il nuovo mondo, alle nostre spalle solo morte e ricordi e cupi brontolii quasi inaudibili per la distanza, chiudo gli occhi, sono stanco, annientato, ma ho un lavoro da compiere e lo compirò, ma ora voglio solo abbandonarmi ai ricordi e sognare, null'altro, solo sognare e ricordare e a poco a poco la stanchezza mi vince ed io mi abbandono all'oblio, stringendo il sacchetto di terra e sussurrando il nome di Alina... Addio mia patria... Ora è tempo di andare...
Firma - 3.979 bytes

Scritto il 22 settembre 1996, periodo estremamente interessante, nella seconda metà del 96 pensavo davvero di aver ripreso a scrivere come ai tempi universitari, purtroppo è stato un periodo breve ma che spero di poter rivivere molto presto.

bloodbar
Se il mio racconto ti è piaciuto e mi vuoi dire cosa ne pensi puoi sempre raggiungermi con e-mail o dirmelo nel guestbook... anche se non rispondo subito, basta aver pazienza, leggo ogni giorno la corrispondenza e prima o poi rispondo...
Sign
Guestbook
E-mail View
Guestbook

bloodbar
Torna al menù dei racconti vari
Torna alla pagina principale del settore
Visita A l'entrada del tens clar
Vai al sitemap java
Torna alla home e attiva il Dukebox
bloodbar

Il brano in background è Exile di Enya from Watermark, seq. Johannes Karhula.

bloodbar

This page was created by Duca Lucifero, © 1996-2005

Give Credit Where Credit Is Due - 4.052 bytes New Duke Logo - 9.785 bytes What is Copyright - 4.781 bytes
C'è chi può e chi non può...
Don't Link Directly to Someone Else's Server - 5.605 bytes Thous Shalt Honor the Artists, Writers and Creatives of this World

Visitors:
Accessi globali
all'intero web
dal 5 dicembre 1996

E-MAIL MESSENGER
Name:
E-mail:
Messaggio al Duca Lucifero


Spazio Web offerto da: