L'Alfiere di Dio
(pubblicato su Due Alfieri n. 5 di Marzo 1979)

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Unknown - Game of Life

Unknown
Game of Life


Sono ormai due ore che sono sveglio e già comincia a filtrare nella mia stanza il primo chiarore dell'alba, ma non sono più riuscito ad assopirmi dopo il sogno di questa notte, un sogno strano, forse banale, ma che mi ha lasciato addosso un senso vago di timore, di attesa per qualcosa di indecifrabile...
Avanzavo in un interminabile corridoio scuro, verso una lontana uscita, dove una luce sfavillante indicava la presenza di qualcuno in silenziosa attesa, giunto lì vi ho trovato un uomo anziano di fronte ad una scacchiera, mi sono avvicinato per vedere meglio inoltrandomi in quella stanza immensa e desolatamente vuota: qualcosa mi attirava verso quella scacchiera, dove sfere di diverse dimensioni sostituivano i pezzi a me noti, e quasi temevo di essere scacciato mentre le luci si affievolivano a poco a poco, per questo rivolsi lo sguardo al mio silenzioso ospite, non sapevo chi fosse e dove fossi, ma la scacchiera era lì e risplendeva come se fosse fatta di luce e nei pezzi brillavano i raggi delle stelle...
Credevo che non si fosse accorto di me e il suo cenno di mettermi a sedere mi coglie alla sprovvista, non so perché mi intimorisca, eppure c'è in lui qualcosa che mette agitazione, forse il suo silenzio, forse il fatto di non poter distinguere il suo viso. Gioco con i nervi allo scoperto e nel giro di poche mosse perdo tre pedoni, ho quasi voglia di abbandonare il gioco, di scaraventare via quei pezzi iridescenti e, invece niente, qualcosa mi tiene fermo sulla sedia, la partita non è finita e le gambe si rifiutano di ubbidire così continuo e, in cinque mosse, mi costringe ad uscire con il re allo scoperto, non riesco a riflettere, muovo i pezzi a casaccio e il matto con l'alfiere pone fine a quel tormento.
Non è la prima volta che perdo una partita, ma in quel modo mai, senza nemmeno catturare un pezzo!
Comunque rimetto a posto i pezzi e chiedo la rivincita, ma è come se non mi vedesse neppure, mi ignora, cerco di parlare e non emetto suono, mi sento come privato di un mio diritto, ho perso, d'accordo, ma non voglio essere scacciato in questo modo... quando mi rendo conto che è tutto inutile, perdo la pazienza, cerco di rovesciare la scacchiera, ma la mia mano la attraversa come nebbia, solo allora scopro che ho paura e senza voltarmi indietro corro in quel budello senza fine, sentendo il fiato sempre più affannoso ed un calore divorante dentro...
Mi sono destato con l'animo oppresso da oscuri presagi, ma soprattutto con un senso di vuoto e di amarezza e così sono rimasto sino ad adesso, senza riuscire a riprendere sonno, ormai è inutile, fra poco devo alzarmi, così accendo la radio per sentire le notizie del mattino e una mi colpisce in modo strano, tre osservatori: Jodrell Bank, Arecibo e Palomar, hanno dato e confermato la notizia che tre asteroidi sono scomparsi nel corso della notte, Pallade, Cerere e Demetra sono svaniti senza lasciare traccia...
Non so perché, ma questa notizia mi ha sconvolto, non è facile spiegare ciò che sento, ma qualcosa dentro me dice che ho acceso la radio solo per sentirla, è una sensazione strana, difficile da comprendere.
Non ho più voglia di uscire, di vedere gente, mi sento colpevole e non so di che. Così ho deciso di rimanere in casa a guardare di nascosto dietro i vetri le strade popolarsi lentamente, le macchine correre lontano.
Il telegiornale della sera ha comunicato un'altra notizia proveniente da Palomar, un gigantesco planetoide sta percorrendo un'orbita di collisione con la terra, la sua velocità e le sue dimensioni rendono impossibile sperare di distruggerlo con un lancio simultaneo di missili a testata nucleare e non c'è nemmeno da sperare che si "consumi" entrando nell'atmosfera terrestre, date le sue dimensioni, inoltre già tra pochi giorni cominceranno a sentirsi i primi effetti, maree, terremoti ed altre cose, la notizia è sfuggita al controllo e già il panico si diffonde nelle strade...
Io di queste cose non ne capisco molto, ma è impossibile che sia stato avvistato soltanto adesso, come se fosse apparso dal nulla, non ci credo, forse da tempo qualcuno ne era già a conoscenza. Ma a che serve cercare una risposta adesso, ormai a che serve?

Sento urla e spari per le strade, la gente è impazzita di terrore, è tremendo essere in procinto di morire e non aver più nulla in cui sperare.
Ma io sono calmo e sento dentro la mia mente la certezza che il planetoide è "apparso" questa notte, vorrei che fosse un sogno per destarmi e per cercare di dimenticare tutto, ma le urla e le esplosioni per le strade mi richiamano all'orrore di un presente senza scampo.
L'odore aspro del gas filtra dall'appartamento qui vicino, forse è questo il modo migliore per andarsene, con dignità, uscire nel silenzio della notte, in un abbraccio dolce, con la persona amata. Sono tranquillo, non sento la paura farsi strada, ma prima che l'impatto si compia, resta una considerazione da fare, che sarebbe successo se non fossi stato la schiappa che sono?
Così resto alla finestra, dove tra gli arabeschi di brina, scintillanti alla luce delle stelle, s'intravede nel cielo buio ingrandire a poco a poco l'ombra vaga ed indistinta dell'"Alfiere di Dio" che si avvicina.

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Fu il primo racconto pubblicato su Due Alfieri, dopo di questo diventai collaboratore fisso fino alla fine dell'83, in virtù di esso la mia rubrica venne chiamata I Sogni di Moreland, per la somiglianza della trama con quella de I Sogni di Albert Moreland di Fritz Leiber.
Dopo alcuni anni lessi finalmente il racconto di Leiber che aveva dato il titolo alla mia rubrica e rimasi colpito dalla somiglianza della trama...

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